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07 Marzo 2026 - 21:00
Guido Crosetto
L’ordine è chiaro: prepararsi. Prepararsi a uno scenario internazionale che rischia di precipitare e che potrebbe coinvolgere anche l’Italia, non solo sul piano diplomatico ed economico ma anche su quello della sicurezza interna. È con questo clima di crescente preoccupazione che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha convocato un vertice d’emergenza con il cuore dell’industria militare italiana, lanciando un appello diretto alle aziende del settore affinché accelerino i programmi e mettano a disposizione ogni capacità produttiva utile a rafforzare il sistema difensivo del Paese.
L’incontro si è svolto in videoconferenza e ha coinvolto circa 130 partecipanti, tra vertici militari e rappresentanti delle principali industrie della difesa. Accanto al ministro erano collegati il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e il Direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani, insieme a numerosi operatori del comparto industriale strategico. Il messaggio emerso dal vertice è netto: l’Italia deve rafforzare rapidamente le proprie capacità difensive, in particolare nel campo della difesa aerea, ritenuta oggi una delle priorità assolute.
Crosetto ha chiesto alle aziende di segnalare immediatamente tutte le disponibilità operative, dai programmi già in fase avanzata di sviluppo alle iniziative che possano essere attivate nel più breve tempo possibile per potenziare il sistema di difesa nazionale. Secondo il ministro, la situazione internazionale si sta evolvendo in modo estremamente delicato e potrebbe degenerare rapidamente, con ripercussioni dirette anche sul nostro Paese.
Per questo motivo ha insistito sulla necessità che il sistema Paese lavori in sinergia, riducendo al minimo gli ostacoli burocratici e accelerando i processi decisionali. In un momento definito dallo stesso Crosetto “delicato e drammatico”, ogni rallentamento amministrativo rischierebbe di compromettere la capacità dell’Italia di reagire a eventuali crisi. L’obiettivo non riguarda soltanto la sicurezza nazionale ma anche il contributo che l’Italia può offrire ai Paesi alleati e ai Paesi amici, in un quadro geopolitico sempre più instabile.
Dietro la convocazione del vertice c’è la consapevolezza che la crisi in Medio Oriente, con l’escalation militare tra Israele, Stati Uniti e Iran, potrebbe avere conseguenze imprevedibili su scala globale. Nessuno, all’interno del governo, si sente oggi in grado di prevedere quali sviluppi possa assumere il conflitto né quali effetti possano ricadere sull’Europa. È proprio questa incertezza a rendere il clima particolarmente teso nei palazzi istituzionali.
Parallelamente all’allarme lanciato dalla Difesa, anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha richiamato l’attenzione su un altro fronte potenzialmente critico: quello della sicurezza interna. Secondo il titolare del Viminale, i conflitti internazionali rischiano sempre più spesso di trasferirsi nelle piazze, trasformando il dibattito pubblico in contrapposizioni radicali. Un fenomeno che negli ultimi anni si è manifestato con crescente frequenza, soprattutto quando guerre e crisi geopolitiche diventano oggetto di mobilitazione politica e sociale.

Già nelle ore immediatamente successive all’attacco militare contro l’Iran, il Viminale aveva disposto l’innalzamento al massimo livello delle misure di sicurezza per circa 28 mila obiettivi sensibili presenti sul territorio nazionale. Tra questi figurano sedi diplomatiche, infrastrutture strategiche, luoghi di culto, centri culturali e altri siti ritenuti potenzialmente esposti a rischi. L’attenzione è stata rafforzata anche in vista delle manifestazioni pubbliche e degli eventi di grande affluenza.
Secondo Piantedosi è fondamentale monitorare con attenzione l’evoluzione della discussione pubblica legata ai conflitti internazionali. Con il passare dei giorni, infatti, le tensioni geopolitiche possono trasformarsi in contrapposizioni radicali tra gruppi e movimenti, generando un clima di scontro nelle piazze. Un rischio che le autorità italiane intendono prevenire con un’attività di controllo e di intelligence particolarmente intensa.
Le preoccupazioni del Viminale trovano conferma anche nell’ultima relazione annuale dell’intelligence italiana, che indica come resti centrale il tema dell’opposizione alla guerra e agli investimenti militari nell’evoluzione dello scenario di protesta interno. Secondo gli analisti dei servizi, il rischio è che diverse realtà antagoniste possano cercare nuove forme di convergenza, ricompattando il cosiddetto “fronte del dissenso”.
In questo contesto l’attenzione delle autorità si concentra in particolare sulla manifestazione internazionale “Together”, prevista a Roma il 28 marzo. L’iniziativa è stata lanciata dalla rete No Kings Italia – Contro i re e le loro guerre e si svolgerà contemporaneamente anche nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti. La mobilitazione coinvolgerà numerose realtà del mondo dell’attivismo politico e sociale: dagli studenti palestinesi ai movimenti internazionali fino alla Global Sumud Flotilla, una rete di attivisti impegnata nella solidarietà con la causa palestinese.
Tra le adesioni figura anche quella degli attivisti di Askatasuna, storico centro sociale torinese recentemente sgomberato, che hanno annunciato la loro partecipazione alla manifestazione romana. Proprio la possibile convergenza tra gruppi diversi – studenti, movimenti internazionali e realtà antagoniste italiane – rappresenta uno degli elementi che più preoccupano le autorità.
Dal canto loro, gli organizzatori della protesta respingono con decisione le parole del ministro Piantedosi, accusando il governo di alimentare una “strategia della tensione”. Secondo il coordinamento No Kings Italia, gli allarmi lanciati dal Viminale sarebbero un tentativo di intimidire chi intende scendere in piazza. Gli attivisti sostengono che il governo teme il dissenso e starebbe cercando di spaventare l’opinione pubblica per scoraggiare la partecipazione alla manifestazione.
La risposta dei movimenti è stata netta: la mobilitazione del 28 marzo si terrà comunque e, secondo gli organizzatori, potrebbe portare a Roma centinaia di migliaia di persone. Nel frattempo, tra vertici militari, servizi di sicurezza e ministeri, la macchina dello Stato si prepara ad affrontare settimane che si preannunciano particolarmente delicate.
Tra tensioni internazionali, mobilitazioni interne e timori per possibili radicalizzazioni, il Paese si trova davanti a uno scenario complesso in cui sicurezza, politica estera e ordine pubblico rischiano di intrecciarsi sempre più strettamente. E mentre il governo accelera sul rafforzamento della difesa, cresce la sensazione che l’Italia stia entrando in una fase in cui le conseguenze dei conflitti globali potrebbero farsi sentire anche molto vicino a casa.
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