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07 Marzo 2026 - 18:47
Corteo di Non una di meno nel centro di Torino: “Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo” (foto archivio)
Nel pomeriggio alcune centinaia di persone hanno attraversato il centro di Torino prendendo parte al corteo promosso dal movimento transfemminista Non una di meno, aperto dallo striscione con la scritta: “Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo”. La manifestazione è partita da piazza XVIII Dicembre e si è poi snodata lungo le vie del centro cittadino, con cori, cartelli e interventi al megafono che hanno richiamato l’attenzione sui temi della violenza di genere, dei diritti delle lavoratrici e delle persone LGBTQIA+, oltre che sulle rivendicazioni legate al lavoro e alla libertà di autodeterminazione.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di mobilitazione che precede le giornate dell’8 e 9 marzo, quando il movimento ha annunciato una serie di appuntamenti diffusi nei quartieri della città e lo sciopero transfemminista previsto per lunedì, indetto anche in opposizione al ddl Bongiorno. Durante il corteo gli organizzatori hanno invitato a partecipare alle prossime iniziative, sottolineando come le mobilitazioni intendano mettere al centro il tema delle disuguaglianze sociali e delle condizioni di lavoro, con particolare attenzione alle lavoratrici precarie e ai settori più colpiti dalle trasformazioni del mercato del lavoro.
Nel corso della manifestazione è stata inoltre richiamata l’attenzione su una vicenda che riguarda alcune lavoratrici aderenti allo Slai Cobas per il Sindacato di Classe. «Mentre si stanno organizzando le giornate di mobilitazione e lo sciopero dell’8 e 9 marzo – spiegano gli attivisti – alle lavoratrici dello Slai Cobas è stata notificata una sanzione di 3.200 euro per lo sciopero dell’8 marzo 2020, proclamato in pieno periodo Covid».
Secondo quanto riferito dal sindacato, all’epoca la Commissione di Garanzia sugli scioperi aveva vietato l’astensione dal lavoro, nonostante – sostengono gli attivisti – molte lavoratrici fossero comunque obbligate a proseguire l’attività lavorativa, spesso a stretto contatto tra loro, e non fosse prevista alcuna manifestazione pubblica. «Dopo una consultazione nazionale tra le lavoratrici – ricordano – lo Slai Cobas decise comunque di confermare lo sciopero, nel rispetto della volontà espressa dalle lavoratrici stesse».
A distanza di cinque anni, aggiungono gli organizzatori della mobilitazione, è arrivata la richiesta di pagamento della sanzione. «Oggi ci viene chiesto di pagare per aver difeso il diritto di sciopero – affermano –. Per una realtà sindacale piccola come la nostra si tratta di una cifra molto pesante».
Per questo motivo, dal corteo è stato lanciato anche un appello alla solidarietà. «È possibile contribuire, anche con una piccola somma, per sostenere il pagamento della sanzione e rispondere a quello che consideriamo un attacco al diritto di sciopero – concludono gli attivisti – un attacco che riguarda tutte e tutti».
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