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Marika e il suo mondo di 600 bambole: una passione nata a 11 anni diventata missione del cuore

Una giovane collezionista di Chivasso racconta la sua passione e lancia un appello per salvare bambole dimenticate

Chivasso

Marika e il suo mondo di 600 bambole

C’è chi colleziona oggetti, chi ricordi e chi emozioni. Marika Di Chiara, 24 anni di Chivasso, colleziona bambole dal 2012, da quando aveva appena 11 anni. Quella che inizialmente era una passione legata all’infanzia è diventata nel tempo molto di più: un legame profondo, un rifugio sicuro e una parte fondamentale della sua identità.

Le bambole raccontano una storia fatta di colori pastello, abiti di tulle, capelli lunghi e ricci che custodiscono sogni, di occhi che brillano nel silenzio e di mondi immaginari dove tutto è possibile. Dal rosa dell’infanzia ai ricordi intrecciati tra mani piccole e grandi, ogni bambola conserva un pezzo di vita, di gioco e di emozione.

«Collezionare bambole mi rende davvero felice e, in un certo senso, mi calma», racconta. «Il silenzio, la pace e la sensazione di rassicurazione che provo nella mia stanza delle bambole sono difficili da descrivere: è il mio posto sicuro nel mondo».

Tutto è iniziato quasi per caso. Le bambole che avevano accompagnato i suoi giochi da bambina hanno assunto un significato diverso: da compagne di gioco sono diventate pezzi da collezione, ognuna con una storia e un valore speciale. Con il tempo non sono più semplici oggetti, ma presenze che custodiscono ricordi e crescita personale.

In questi anni Marika è riuscita a costruire una collezione di circa 600 bambole, raccolte con costanza, pazienza e dedizione.

«Ci sono voluti tempo, costanza e soprattutto tanta passione… e sì, anche qualche soldo!», dice sorridendo. Ogni pezzo è scelto con attenzione, spesso perché le apparteneva da piccola e oggi desidera riaverlo. Guardandole, i ricordi riaffiorano con forza.
«Per me le bambole significano davvero tanto. Ognuna è importante e con il tempo si crea quasi un legame speciale: finisci per affezionarti davvero. Credo di aver iniziato a collezionarle anche per mantenere viva la mia parte bambina. Il mondo degli adulti a volte mi mette molta ansia, e sapere di avere ancora questo lato più leggero e bambinesco mi fa stare bene, mi permette di restare in contatto con quella fantasia, quel gioco e quella dolcezza che spesso appartengono solo all’infanzia. Io quella parte di me penso di averla conservata molto bene, e ne vado orgogliosa».

A volte l’emozione diventa così forte da trasformarsi in lacrime. «Mi è capitato di commuovermi guardando la mia collezione, perché mi rendo conto di quanta strada ho fatto. È come guardare in faccia un sogno: mi sento davvero fiera di ciò che ho costruito».

Le sue bambole rappresentano memoria, crescita e identità. Sono il simbolo di una bambina che non ha mai smesso di sognare e che ha trasformato quel sogno in una realtà concreta e tangibile.

Un appello dal cuore

Oggi Marika desidera anche dare nuova vita a bambole che rischiano di essere dimenticate.

«Scrivo con il cuore perché sono una collezionista di bambole ormai da moltissimi anni e questa passione per me significa davvero tanto. Ogni bambola ha una storia, e mi piace pensare di poter dare una seconda possibilità a quelle che oggi sono chiuse in una scatola o dimenticate in un armadio».

In questo periodo non ha grandi possibilità economiche, per questo cerca bambole da acquistare a prezzi molto bassi oppure da ricevere in regalo, anche se non perfette, con segni del tempo o da sistemare. «Vanno benissimo anche non perfette, con segni del tempo o da sistemare, che per me hanno comunque un valore enorme».

Precisa inoltre che non è interessata a bambole di porcellana, di pezza o ai bambolotti. Il suo invito resta semplice ma profondo: «Se qualcuno sentisse di voler liberare spazio e allo stesso tempo sapere che le proprie bambole finiranno in mani che le ameranno davvero, mi renderebbe felice più di quanto possiate immaginare».

Una storia di passione autentica, memoria e sogni custoditi con cura. Perché a volte crescere non significa abbandonare l’infanzia — ma portarla con sé, con orgoglio.

Marka

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