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Dal Bar Sport al led wall: il CdA della "Fondazione dello storico Carnevale di Ivrea" risponde alle critiche

Il CdA replica a Cantoni: maxi led wall a Milano e focus sulla domenica come strategia per aumentare visibilità, attrattività turistica e sostenibilità economica del Carnevale di Ivrea

Dal Bar Sport al led wall: il CdA della "Fondzione dello storico Carnevale di Ivrea" risponde alle critiche

Dal Bar Sport al led wall: il CdA della "Fondzione dello storico Carnevale di Ivrea" risponde alle critiche

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea interviene nel dibattito attorno alla strategia di comunicazione della manifestazione. Il riferimento è alle critiche mosse dal consigliere comunale Andrea Cantoni, che in più occasioni ha contestato alcune scelte promozionali, in particolare l’utilizzo dei maxi led wall a Milano e la decisione di pubblicizzare soprattutto la giornata di domenica. Il CdA replica punto per punto alle osservazioni, rivendicando i risultati ottenuti negli ultimi anni sul piano della visibilità mediatica e dell’attrattività dell’evento.

Liborio La Mattina

La pratica del Bar Sport, in cui ci si ritrova e si fa la formazione della Nazionale di Calcio e relativo schema di gioco, è un antico vezzo italiano, che fa evidenti proseliti pure in Canavese.

Tutti scelgono i giocatori più forti, ognuno dice la sua più o meno a caso sulla tattica migliore, e ci sono discussioni infinite su scelte tecniche irrinunciabili ed errori di valutazione imperdonabili.

Naturalmente, si tratta di un peccato veniale, con conseguenze trascurabili, e viene infatti assolutamente accettato che un oscuro avventore si metta a eccepire sulle scelte di Guardiola.

La cosa si fa più problematica quando si passa al dibattito sulle vicende e decisioni locali, quando sono tollerate valutazioni su cose importanti e tecniche, fatte da soggetti senza titolo alcuno.

E non ci si chiede se chi parla sia competente sulle questioni che solleva, abbia avuto studi ed esperienze coerenti, abbia almeno quattro nozioni di base per capire le cose, o quantomeno l’umiltà di acquisirle.

Qui non si guardano i risultati di chi entra in campo, e molto spesso vince chi la spara più grossa. L’importante è pontificare con convinzione sulla qualsiasi, ovviamente senza grande cognizione di causa.

Prendiamo la denuncia pubblica (e ripetuta) per il terribile “errore” (sic) di mettere sui maxi led wall della campagna di comunicazione per lo Storico Carnevale di Ivrea solo la data della domenica 15 febbraio.

Un clamoroso “errore strategico”, una terrificante scelta “mordi e fuggi”: vergognoso non aver fatto un uso dei led wall per “una strategia culturale più equilibrata e sostenibile”, qualsiasi cosa significhi.

Ora, basterebbe aver fatto uno stage in unazienda anche solo di rilevanza nazionale, possibilmente partecipando e non astenendosi regolarmente da tutte le decisioni, per un’infarinatura di base su come funzioni tecnicamente una campagna di comunicazione.

asfasdf

E che la cosa non sia molto chiara è evidente anche dai tanti risultati elettorali di campagne di comunicazione fatte per promuovere sé stessi, con esiti non propriamente entusiasmanti.

Semplificando, il maxi led wall è una versione moderna e impattante delle affissioni, solo assai più grande, più efficace e forte visivamente, molto più tecnologico e retroilluminato, e più costoso (e su questo ritorneremo): è il classico caso di mezzo che si fa messaggio, per chi ha letto McLuhan.

Stare lì sopra è parte del messaggio, fa evento di serie A, di portata internazionale, anche solo per il fatto di esserci, in mezzo ai più importanti marchi del pianeta. Sono collocati in posizioni di estremo prestigio, il 90% delle quali a Milano: per esempio, Piazza Duomo, tra le altre. Il Carnevale di Viareggio fa altrettanto, ma per sua sfortuna con una campagna di dimensioni assai più contenute di quella per il Carnevale di Ivrea.

Ebbene, il tempo di esposizione a un annuncio su un led wall, (le persone passano sotto a piedi e spesso anche in auto), è scientificamente inferiore a un secondo di attenzione. E’ un fatto tecnico, non una chiacchiera da bar, cosa che sa anche il nostro famoso stagista.

Si comprende bene che l’idea di veicolare “una strategia culturale più equilibrata e sostenibile” per il Carnevale o “una narrazione del suo significato”, spiegando il tutto al passante in meno di un secondo di tempo, sia una proposta che in un’azienda seria varrebbe un licenziamento per giustificato motivo soggettivo, posto di averci mai messo piede.

Infatti, nella campagna per il Carnevale da 3 anni a questa parte, ci sono numerosi altri mezzi di comunicazione, che meglio si prestano ad approfondire la storia, le tradizioni e la natura dell’evento.

Dalle TV (Discovery, Netflix), dove il Carnevale di Ivrea mai si sarebbe sognato di approdare, alla copertura dei telegiornali di tutto lo spettro Rai, Mediaset e La7, fino alla BBC, ai video aeroportuali, alla media partnership con il Gruppo Gedi (La Sentinella, La Stampa, La Repubblica, e relative radio Deejay, Capital), alle principali Radio nazionali (da RTL in giù), al prodotto monografico realizzato con il National Geographic, alle campagne stampa con annunci su tutti i principali quotidiani nazionali, dal Corriere alla Gazzetta dello Sport, a Il Foglio, Il Sole24Ore, fino a Il Giornale, Libero e Il Tempo. Oltre a un presidio da milioni di contatti su tutto il web, con il primo sbarco anche su TikTok nell’edizione scorsa. L’elenco è troppo lungo per proseguire.

Ci sarà un motivo se oggi, come certificano monitoraggi indipendenti, il numero di citazioni del Carnevale di Ivrea sui media ha superato quello di Viareggio (che dura un mese e ha tra le 4 e 5 volte i ricavi), ed è secondo soltanto a Venezia, ed è diventato il Carnevale di maggior successo sui social italiani.

Non merita di sprecare neanche un rigo per l’idea che, mettendo anche la data del lunedì e del martedì sui led wall di Milano avremmo indotto i milanesi a prendere 1 o 2 giorni di ferie, o ad accorciare le settimane bianche, e ad accorrere in massa nei giorni “più gestibili” nei quali non si paga il biglietto. Nel periodo delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, tra l’altro: trattasi di pia illusione e solenne cantonata.

In sintesi:

A) Investire in posizioni di altissimo livello a Milano serve a intercettare il pubblico italiano con maggiore propensione turistica e massima capacità di spesa. Avere la fortuna di essere ospitati sugli ambitissimi led wall serve a portare a Ivrea un turismo affluente, che genera indotto per tutte le attività commerciali e ricettive. Senza una promozione forte, che generi volumi di persone da Milano, il Carnevale resterebbe una festa provinciale, perdendo l’occasione di attrarre sponsor nazionali che sono vitali per la sopravvivenza della manifestazione. Sponsor che, non a caso, nelle ultime 3 edizioni sono quasi triplicati.

B) La scelta di promuovere solo la domenica è una scelta di efficacia pubblicitaria. In un contesto affollato e rapido come quello milanese, è vitale lanciare un messaggio semplificato al massimo, chiaro e univoco. Altro che considerazioni fumose sulla cultura e la sostenibilità. Piaccia o no, per l’organizzazione attuale dell’evento, la domenica è il momento più attrattivo, con l’evento iconico della battaglia delle arance (la cui notorietà, sia detto per inciso, è assai più alta de “Il Carnevale di Ivrea” su Google). Attirare il turista a Ivrea è il primo passo (questo il principale ruolo dei led wall): qui il visitatore, col supporto di tutti gli altri mezzi e della comunicazione locale, scopre tutto il resto della manifestazione.

C) Sostenibilità: chi paga il Carnevale? Criticare l’affluenza domenicale, senza proporre alternative concrete, significa ignorare che gli ingressi pagati permettono alla Fondazione di non gravare ulteriormente sulle tasche degli Eporediesi. Grazie a questo, sono sempre stati presentati bilanci recenti in ordine, nonostante un vertiginoso aumento dei costi della manifestazione e labolizione dell’impopolare “contributo aranceri”. La “strategia equilibrata” deve fare i conti con la realtà: la cultura ha un costo, e la domenica oggi è uno dei motori economici che permettono di mantenere gratuite la tradizioni storiche dei giorni feriali. Da 3 anni, gli spettatori paganti provenienti da fuori Ivrea sono circa 20.000, senza picchi incontrollati. Senza un precisoinvestimento di “chiamata a Ivrea”, non si sarebbe mantenuto un afflusso vitale per la manifestazione.

D) Si chiedono più cultura e meno numeri, con discutibile demagogia. La cultura non si spiega su un led wall a Milano. Come si fa a dire che un led wall deve fare approfondimento culturale, senza mettersi a ridere. Finito di ridere, si fa presente che lo scopo dei led, tra i numerosi altri mezzi azionati, è quello di portare la gente a Ivrea. Una volta a Ivrea, spetta al sistema Città (musei, componenti, associazioni, volontari, guide, rappresentanti locali) narrare e far vivere il significato profondo della festa, lavoro che è già stato impostato su tutti i mezzi argomentativi che fanno, non a caso, parte di unimponente campagna multimediale.

E’ importante infine chiarire un aspetto decisivo per chi, non avendo dimostrato particolari competenze di comunicazione, sperabilmente sappia almeno dare un’occhiata a un bilancio: quello pubblicato tutti gli anni dalla Fondazione Storico Carnevale di Ivrea.

Il budget che abbiamo a disposizione per la comunicazione del nostro Carnevale, in termini di possibilità di acquisto di spazi media è dell’ordine dei 10.000 euro all’anno.

L’insieme dei mezzi sui quali veniamo effettivamente ospitati ha un “media value” (investimento che dovremmo sostenere per comprare quegli spazi) di circa due ordini di grandezza maggiore, ogni singolo anno.

L’enorme differenza di valore dei media utilizzati per la promozione dello Storico Carnevale di Ivrea, rispetto al costo pagato, è un generoso contributo pro bono gentilmente erogato da tutti i principali editori nazionali.

Questo grazie a un grande sforzo di questo CdA, e stante il grado di considerazione di cui godono i suoi membri, che sono riusciti a far apprezzare ai più grandi Gruppi di Comunicazione italiani tutta la ricchezza e la storia di questa tradizione unica. Inducendoli, grazie a un sistema di relazioni editoriali che non sarà banale replicare per chi riceverà questa eredità, a donarci tutti questi spazi, led wall in primis.

Tutto concesso a Ivrea e alla sua Festa unica, gratuitamente.

Siamo fieri di poter mettere a disposizione tutto questo per la Città, e si accetta serenamente di essere tacciati di errori tecnici e strategici (ma quali?) dai numerosi CT della Fantanazionale del Bar Sport.

Anche perché si è ripagati dalla soddisfazione di un lavoro imponente e dai risultati, ma soprattutto dall’entusiasmo di chi ha visto un salto quantico nella capacità di Ivrea di rendere visibili le proprie tradizioni.

Lunica preoccupazione rispetto a critiche senza sostanza e improvvisate, (pur sapendo che la gratitudine non è di questo mondo), è che chi ci sostiene donando i propri spazi anno dopo anno, possa comprensibilmente non gradire questo tipo di polemiche da bar, e decida legittimamente di non darci più nulla: anziché ringraziati ufficialmente, avviliti da commenti provenienti da voci non del tutto consapevoli.

In ogni caso, siamo certi che chi verrà dopo di noi riusci ad ottenere disponibiltà di mezzi di comunicazione ancora più prestigiosi di questi, di maggior valore, che tratterà indubbiamente con superiore competenza.

 

Il Cda della Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea

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