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11 Febbraio 2026 - 22:04
Basilica di San Lorenzo - Colonne di San Lorenzo. A destra Fabio Vaccarono
Giri per Milano. Attraversi Torino. Alzi lo sguardo tra una vetrina di lusso e un tram che sferraglia, tra un palazzo storico e un maxi schermo che lampeggia. E cosa ti resta impresso?
Non l’ultimo brand di moda, non il nuovo smartphone, non l’ennesimo musical in cartellone. Ti resta negli occhi la forza della battaglia, l’immagine di un tiratore sui carri con la maschera metallica che scintilla sotto una pioggia di arance sospese nell’aria. Un gesto congelato nell’istante prima dell’impatto.
A Milano la scena domina Corso Como, a due passi da Gae Aulenti. Il traffico serale disegna scie rosse e arancioni sull’asfalto, i semafori verdi tagliano il buio, le finestre dei palazzi restano accese come occhi curiosi. E sopra tutto, verticale, monumentale, il ledwall della Battaglia delle Arance. Non è un semplice cartellone: è alto quanto diversi piani, è impossibile ignorarlo. L’immagine esplode nel blu profondo della sera milanese, trasformando un incrocio urbano in una finestra su Ivrea.
In via Domodossola, zona CityLife, sopra l’Hotel Admiral, il maxi schermo campeggia sul tetto come un faro. Sotto scorre la città: tram, auto, biciclette, pendolari con il passo veloce. Sopra, la scritta chiara: “Battaglia delle Arance – Ivrea – Domenica 15 febbraio 2026”. Una data che diventa promessa.




In viale Papiniano, all’angolo con piazza Cantore, il ledwall si incastona tra palazzi residenziali e traffico serale. Il blu elettrico dell’immagine contrasta con i toni caldi delle luci delle case. È un cortocircuito visivo: dentro un quartiere milanese, all’improvviso, compare un frammento di epica popolare.
E poi le Colonne di San Lorenzo, davanti alla Basilica. Il cielo al tramonto si tinge di rosa e arancio, la piazza si riempie di ragazzi, gruppi, turisti. Sul grande schermo la maschera dell’arancere emerge luminosa contro il crepuscolo. Tradizione medievale e movida contemporanea si guardano negli occhi.
A Torino il racconto non è meno potente. In largo Saluzzo, cuore della movida di San Salvario, tra locali affollati e tavolini all’aperto, il ledwall domina la scena. Le persone camminano, parlano, si fermano. E sopra di loro, il tiratore in blu, le arance che volano, la data che invita. Non è solo pubblicità: è una presenza.
In altre zone della città, tra Porta Nuova e piazza Adriano, tra incroci trafficati e flussi di pendolari, il Carnevale entra nel paesaggio urbano con la stessa forza visiva. La modernità delle superfici digitali amplifica un gesto antico.
È la Battaglia delle Arance. È il Carnevale di Ivrea. Ed è ovunque.
L’edizione 2026 non si accontenta di esistere. Vuole occupare spazio. Vuole farsi notare da chi aspetta al semaforo, da chi scorre distrattamente il telefono, da chi rientra a casa dopo il lavoro. La maxi campagna pubblicitaria punta dritta al cuore delle grandi città del Nord Italia, con un obiettivo dichiarato: amplificare la portata dell’evento su scala nazionale, rafforzarne la notorietà e accendere i riflettori sulla giornata simbolo, domenica 15 febbraio 2026.
Dopo le campagne 2024 e 2025, già approdate a Milano, Torino e Bologna, quest’anno il salto è ancora più ambizioso. Non solo affissioni. Non solo cartelloni. Ma un sistema cross-media integrato: maxi ledwall outdoor retro-illuminati, digital display, affissioni tradizionali, radio nazionale, influencer marketing, video promozionali all’aeroporto di Torino e persino una campagna su Netflix geotargettizzata su Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia.
Una festa con radici medievali che si muove dentro l’ecosistema digitale del 2026. Una battaglia popolare che diventa immagine ad alta definizione.
A raccontare l’ambizione della campagna è Fabio Vaccarono, membro del Consiglio di Amministrazione della "Fondazione dello storico Carnevale di Ivrea", ex Ad di Google oggi Ad di Multiversity. Ma fermarsi alle cariche sarebbe riduttivo.
Vaccarono – bene dirlo – è uno che ama il Carnevale e la Battaglia delle Arance in maniera quasi morbosa, fors’anche più dei parenti più stretti. Non è una battuta: è ciò che raccontano amici, compagni di squadra, avversari. Il Carnevale non lo osserva soltanto. Non lo gestisce soltanto. Lo tira.
È infatti in divisa nei “Diavoli”, una delle nove storiche squadre di aranceri a piedi. E se oggi i ledwall di Milano e Torino si tingono d’arancione per la campagna ufficiale 2026, va ricordato che l’idea dei maxi schermi retro-illuminati non nasce adesso. E, soprattutto, non nasce per caso.
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Ivrea 2020, Lungodora
Nel 2018, proprio con la pubblicità della sua squadra, aveva “conquistato” Milano. Un’operazione che allora fece discutere e sorridere, ma che già conteneva un’intuizione precisa: portare Ivrea fuori da Ivrea, farla esplodere nei flussi metropolitani, trasformare una tradizione locale in un’immagine nazionale.
Nel 2019 aveva alzato ulteriormente il tiro: a Milano aveva aggiunto Torino, con maxi annunci dei Diavoli in largo Saluzzo, a ridosso della stazione di Porta Nuova, e in piazza Adriano. Luoghi strategici, attraversati ogni giorno da migliaia di persone. Luoghi dove l’arancia diventava messaggio.
Nel 2020 il salto simbolico: Milano, Torino e il primo maxi ledwall retroilluminato della storia del Piemonte installato sul lungo Dora a Ivrea. Non solo esportare l’immagine del Carnevale, ma riportarla a casa in formato monumentale, trasformando la città in un palcoscenico permanente.
Un percorso che oggi trova la sua evoluzione naturale in questa offensiva comunicativa su larga scala.
Qui non si tratta soltanto di promuovere un evento. Si tratta di affermare un’identità collettiva dentro il paesaggio urbano delle metropoli. Di far convivere il rumore dei tram e il volo delle arance. Le scie rosse dei fanali e il blu profondo della maschera dell’arancere.
E quando quell’identità la vivi con l’elmetto in testa e le arance in mano, la comunicazione non è più solo marketing.
È una dichiarazione d’amore.
Con tanto di ledwall, i Diavoli e la battaglia in prima linea nella testa
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