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Eporedia Futura
02 Marzo 2026 - 06:46
Un bilancio di Carnevale
L’edizione 2026 del nostro Storico Carnevale si è conclusa con un bilancio che, nel complesso, può dirsi positivo. I numeri generali confermano la forza attrattiva della manifestazione, la qualità dell’organizzazione e l’impegno straordinario delle componenti, dei volontari e di numerose associazioni. Tuttavia, proprio perché crediamo nel valore autentico di questo appuntamento, non possiamo ignorare le criticità emerse, in particolare quelle legate all’affluenza nella giornata di domenica, che si conferma un nodo strutturale e non più episodico.
Le nostre preoccupazioni, espresse già nei mesi scorsi in occasione dell’inaugurazione dei nuovi ledwall, erano fondate. La concentrazione eccessiva di pubblico in un’unica giornata non è soltanto un problema logistico o di ordine pubblico: è un segnale politico e culturale. Significa che il modello di fruizione dell’evento si sta polarizzando, con effetti evidenti sulla vivibilità per i residenti, sulla qualità dell’esperienza per i partecipanti e per i visitatori, oltre che sulla stessa sostenibilità dell’intera manifestazione. Quando un evento viene percepito come un appuntamento “mordi e fuggi”, si perde progressivamente la sua dimensione identitaria e comunitaria.

A questa dinamica ha contribuito, almeno in parte, la scelta comunicativa adottata quest’anno dalla Fondazione, che ha privilegiato nei ledwall la promozione della sola giornata di domenica. Una decisione che, forse anche fondata sul fatto che si tratta dell’unica giornata per cui è necessario pagare il biglietto d’ingresso, si è rivelata un errore strategico.
Da questo errore, tuttavia, deve nascere un insegnamento chiaro. La promozione del patrimonio culturale legato al Carnevale non può ridursi a una logica puramente quantitativa, incentrata sull’incremento delle presenze. Non è una fiera commerciale, non è un grande evento qualsiasi. È una manifestazione con radici storiche profonde, con un valore simbolico che appartiene alla comunità prima ancora che al mercato turistico. Se vogliamo che resti tale, la strategia di valorizzazione – necessaria, per carità – deve essere accompagnata da un investimento serio nella narrazione del suo significato.
Spiegare al turista cosa rappresenta davvero il Carnevale – le sue tradizioni, i suoi rituali, il lavoro delle numerose componenti, il senso di appartenenza che lo anima – non è un dettaglio accessorio: è la condizione per una fruizione consapevole e rispettosa. Significa promuovere una presenza distribuita su più giornate, incentivare percorsi culturali, creare momenti di approfondimento, favorire un dialogo tra visitatori e comunità locale. Significa, in ultima analisi, passare da una comunicazione orientata all’evento a una comunicazione orientata alla cultura.
Il rispetto dei residenti e dei partecipanti deve restare un principio non negoziabile. Una città che subisce il proprio evento simbolo, anziché viverlo come occasione di orgoglio e partecipazione, rischia di incrinare il patto tra istituzioni e cittadini. Allo stesso tempo, anche i partecipanti – componenti, organizzatori, volontari – meritano un contesto che valorizzi il loro impegno, senza trasformare il loro lavoro in semplice attrazione per folle incontrollate.
C’è ancora molta strada da fare. Servono scelte coraggiose, una pianificazione più equilibrata dei flussi, un confronto trasparente tra amministrazione, Fondazione e comunità. Serve soprattutto la volontà di mettere al centro non il numero, ma il senso. Se davvero amiamo il nostro Carnevale e la nostra Città, dobbiamo avere il coraggio di correggere ciò che non ha funzionato e di costruire un modello più sostenibile, più consapevole, più rispettoso.
È una responsabilità politica, ma prima ancora è un dovere civico. Perché il Carnevale non è soltanto un evento nel calendario: è parte della nostra identità collettiva. E difenderne l’equilibrio significa difendere la qualità della nostra convivenza e il nostro patrimonio culturale.
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