Cerca

Attualità

“La guerra affonda le mele italiane”: l’allarme degli agricoltori sul crollo dell’export

Confagricoltura Piemonte denuncia i rischi per il settore frutticolo: “In gioco un mercato da oltre 151 milioni di euro”

“La guerra affonda le mele italiane”

“La guerra affonda le mele italiane”: l’allarme degli agricoltori sul crollo dell’export

La guerra non si combatte solo sui campi di battaglia. Le sue conseguenze arrivano anche nei magazzini frigoriferi delle aziende agricole, tra cassette di frutta pronte per essere spedite all’estero e contratti commerciali improvvisamente diventati incerti. È il caso del comparto frutticolo italiano, che guarda con crescente preoccupazione alle tensioni in Medio Oriente, un’area del mondo che rappresenta uno dei mercati più importanti per l’export agroalimentare europeo.

A lanciare l’allarme è Confagricoltura Piemonte, secondo cui l’escalation militare e l’instabilità geopolitica stanno già producendo effetti pesanti sui commerci internazionali. Il problema non riguarda soltanto le difficoltà logistiche, ma anche l’aumento dei costi di trasporto e assicurazione delle merci, elementi che rischiano di compromettere l’equilibrio economico di intere filiere produttive.

«Le perduranti tensioni in Medio Oriente stanno provocando da tempo difficoltà alle esportazioni del nostro Paese», sottolinea l’organizzazione agricola in una nota. «I costi dei noli marittimi e delle polizze assicurative stanno aumentando a causa dell’incremento dei rischi lungo le rotte commerciali».

Negli ultimi giorni, con il peggioramento della situazione militare, il quadro si è ulteriormente complicato. «Con i recentissimi atti di guerra la situazione è decisamente peggiorata», osserva Confagricoltura, spiegando che la crisi rischia di produrre «gravi contraccolpi all’export agroalimentare verso il Medio Oriente e i mercati asiatici».

In gioco non ci sono soltanto singole produzioni locali, ma una fetta consistente dell’economia agricola nazionale. L’organizzazione stima che l’instabilità geopolitica possa mettere a rischio un giro d’affari complessivo di circa 6 miliardi di euro legato alle esportazioni agroalimentari italiane verso quell’area del mondo.

Tra i comparti più esposti c’è quello della frutta, e in particolare il mercato delle mele, uno dei simboli dell’agricoltura del Nord Italia. Le esportazioni di mele italiane si concentrano soprattutto nelle regioni settentrionali, con il Trentino-Alto Adige e il Piemonte tra i principali territori produttivi. In Piemonte il cuore della produzione si trova nella provincia di Cuneo, dove il settore frutticolo rappresenta una componente essenziale dell’economia agricola locale.

Secondo Confagricoltura, il Medio Oriente rappresenta uno sbocco commerciale fondamentale per queste produzioni. I numeri parlano chiaro: l’Arabia Saudita importa circa 187 mila tonnellate di mele, mentre gli Emirati Arabi Uniti arrivano a 225 mila tonnellate. A queste cifre si aggiungono le importazioni di 103 mila tonnellate in Iraq, 30 mila tonnellate in Kuwait e 26 mila tonnellate in Qatar.

Nel complesso si tratta di un mercato che vale oltre 151 milioni di euro, una cifra che rende evidente quanto l’area del Golfo sia strategica per la frutticoltura italiana. L’Italia occupa infatti una posizione di primo piano nel commercio mondiale di mele. «Siamo il secondo Paese al mondo per la vendita all’estero di mele», spiega Michele Ponso, presidente della Federazione nazionale frutticoltura di Confagricoltura. «Le esportazioni italiane raggiungono 945 mila tonnellate, pari al 12,2% del totale mondiale».

Un primato che però rischia di essere messo in discussione dalla crisi geopolitica. Le difficoltà nei trasporti e l’incertezza dei mercati potrebbero rallentare o bloccare le spedizioni verso alcuni dei principali Paesi importatori. Il problema diventa ancora più evidente se si guarda alla situazione delle scorte. «Al momento i quantitativi di mele raccolte e stoccate nelle celle frigorifere sono ancora ingenti», osserva Ponso. Secondo le stime del settore, circa il 40% del raccolto è ancora conservato nei magazzini, in attesa di essere venduto sui mercati internazionali.

Una situazione che rischia di trasformarsi in un vero e proprio imbuto commerciale. Se le esportazioni verso il Medio Oriente dovessero rallentare, gli operatori sarebbero costretti a cercare nuovi sbocchi in altri mercati.

Ma anche questa soluzione presenta rischi. «Dirottare le esportazioni verso altri mercati, europei e sudamericani, dove esiste già un eccesso di offerta, potrebbe far crollare i prezzi», avverte il presidente della federazione frutticoltura. Il timore degli agricoltori è che l’aumento dell’offerta su mercati già saturi provochi una forte pressione sui prezzi all’ingrosso, con conseguenze dirette sui redditi delle aziende agricole.

Il settore frutticolo, infatti, si trova già da anni ad affrontare una serie di difficoltà strutturali: costi di produzione in aumento, cambiamenti climatici sempre più imprevedibili e una concorrenza internazionale sempre più aggressiva. La crisi geopolitica rischia quindi di aggiungere un ulteriore elemento di instabilità a un comparto già fragile.

Le organizzazioni agricole chiedono alle istituzioni nazionali ed europee di monitorare attentamente la situazione e di adottare misure per sostenere le imprese in caso di peggioramento dello scenario. Il timore è che un conflitto lontano migliaia di chilometri possa produrre conseguenze concrete nei campi e nei frutteti italiani.

Per gli agricoltori piemontesi, e in particolare per quelli della provincia di Cuneo, la guerra in Medio Oriente non è soltanto una notizia internazionale. È un fattore che può incidere direttamente sulla vendita dei prodotti, sui prezzi di mercato e sulla sostenibilità economica delle aziende.

E mentre le tensioni geopolitiche continuano a crescere, nelle celle frigorifere delle aziende agricole restano milioni di mele in attesa di una destinazione. Un simbolo concreto di come, nell’economia globale, anche una crisi internazionale possa arrivare fino alle campagne italiane.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori