Cerca

Attualità

Drop-In, il 26 aprile chiude il chiosco comunale

Saltata la mediazione con il Comune: la gestione non ha accettato l’accordo che avrebbe consentito di restare ancora qualche mese. Si chiude una vicenda politica nata tra conflitti di interesse, esposti annunciati e un bando mai partito

Il bar di Romano spacca il consiglio comunale: conflitto di interessi ed esposto annunciato

Oscarino Ferrero

Il conto, alla fine, è arrivato. E arriverà tra poche settimane. Il 26 aprile, giorno di scadenza del contratto, verranno messi i sigilli al chiosco comunale Drop-In. Una chiusura annunciata che arriva dopo il mancato accordo nella procedura di mediazione e che chiude – almeno per ora – una vicenda amministrativa e politica che da mesi agita il Comune di Romano Canavese.

La gestione del bar, infatti, non ha accettato la proposta di mediazione che avrebbe consentito di prolungare l’attività ancora per alcuni mesi, il tempo necessario per consentire al Comune di predisporre il bando pubblico per l’assegnazione dell’immobile. Senza quell’intesa la scadenza contrattuale resta quella fissata e il 26 aprile l’attività dovrà cessare.

La vicenda del Drop-In è esplosa politicamente qualche settimana fa, quando il Consiglio comunale si è aperto con una scena destinata a rimanere negli annali: sindaco e vicesindaco costretti ad abbandonare l’aula per conflitto di interessi, in quanto legati da rapporti familiari diretti alla società GBS di Giavina Barbara e Stefania Snc, promotrice della mediazione contro il Comune.

Un episodio che aveva immediatamente acceso lo scontro politico. La minoranza – con i consiglieri Andrea Peruzzi, Emanuela Casotti e Stefano Avanzi del gruppo Il paese da vivere – aveva infatti deciso di chiudere ogni interlocuzione politica sulla vicenda, annunciando la presentazione di un esposto alle autorità competenti.

Durante quella seduta era emerso anche il nodo giuridico della questione. Il consulente legale del Comune, l’avvocato Alessandro Nicola, aveva spiegato come la mediazione non avrebbe comunque evitato la necessità di un bando pubblico e come, in ogni caso, l’ente sarebbe stato costretto a sostenere i costi della procedura e dell’assistenza legale. Una strada che il Consiglio aveva giudicato inutile e onerosa, arrivando addirittura a bocciare la variazione di bilancio necessaria per finanziare la procedura.

Alla base dello scontro restava soprattutto una domanda politica: perché non avviare per tempo il bando pubblico per la gestione del chiosco comunale? La minoranza sostiene di aver sollevato il problema già mesi prima, anche nel luglio del 2024, chiedendo chiarimenti sul contratto e sulle scadenze. La risposta del sindaco Oscarino Ferrero? Sempre la stessa: “i tempi non sono maturi”.

Oggi, però, la scadenza è arrivata davvero. E senza accordo.

Il risultato è una situazione paradossale: il chiosco chiuderà, mentre il Comune dovrà comunque affrontare le conseguenze amministrative di una vicenda che, nel frattempo, è diventata anche politica. Una storia fatta di ritardi, conflitti di interesse e decisioni rinviate troppo a lungo.

Il 26 aprile segnerà quindi la fine dell’attuale gestione del Drop-In, che per oltre venticinque anni ha occupato l’immobile comunale. Difficilmente segnerà la fine della polemica.

Perché la partita, ormai, non si gioca più soltanto dentro il Consiglio comunale. E terra banco - c'è da giurarci - per tutta la campagna elettorale...

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori