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Ponte Preti, Avetta insiste: nuova interrogazione alla Regione sui fondi a rischio

Il consigliere regionale del Pd presenta una nuova interrogazione: «La bocciatura della proroga al Milleproroghe mette a rischio interventi strategici per il Canavese»

Ponte Preti, Avetta insiste: nuova interrogazione alla Regione sui fondi a rischio

Ponte Preti, Avetta insiste: nuova interrogazione alla Regione sui fondi a rischio

Il consigliere regionale Alberto Avetta continua a tenere alta la pressione sul caso del nuovo Ponte Preti. Con una nuova interrogazione presentata in Consiglio regionale, l’esponente del Pd chiede alla Giunta Cirio di riferire sullo stato degli interventi previsti per i ponti piemontesi e, soprattutto, sul destino delle risorse destinate alla nuova infrastruttura tra Strambinello e il Canavese occidentale.

Il punto è la recente conversione in legge del Milleproroghe. Nel testo definitivo – legge n. 26 del 27 febbraio 2026 – non è stata inserita la proroga al 31 dicembre 2026 che molti enti locali chiedevano per completare le procedure. La scadenza resta quindi fissata al 30 giugno 2026, termine entro il quale devono essere aggiudicati e consegnati i lavori finanziati dal programma nazionale sui ponti del bacino del Po.

«Più volte abbiamo definito la vicenda del Ponte Preti e degli altri ponti piemontesi come “surreale”», afferma Alberto Avetta. «La recente legge di conversione del Milleproroghe ha bocciato la fissazione del termine al 31 dicembre 2026. Il giorno entro cui si devono aggiudicare e consegnare gli interventi resta così fissato al 30 giugno 2026 e questo è un fatto che mette a rischio gli obiettivi di messa in sicurezza dei ponti piemontesi».

Secondo il consigliere regionale, i tempi tecnici rendono quella scadenza praticamente impossibile da rispettare. Tra progettazioni, validazioni, gare d’appalto e affidamenti, la macchina delle opere pubbliche difficilmente riuscirà a completare tutto entro quella data.

Le conseguenze, sostiene Avetta, potrebbero essere pesanti anche per il Canavese. Il nuovo Ponte Preti, previsto sulla Statale 565 Pedemontana a Strambinello, è considerato un’infrastruttura chiave per i collegamenti tra il Canavese orientale e quello occidentale.

«Pensiamo al nuovo Ponte Preti che garantirebbe un collegamento sicuro e moderno tra il Canavese orientale, Ivrea, e quello occidentale, Rivarolo, Castellamonte e Cuorgnè», sottolinea Avetta. «È un’infrastruttura indispensabile per lo sviluppo economico di questa parte di Piemonte. Rinunciare al nuovo Ponte Preti significa pregiudicare pesantemente le imprese canavesane e le loro opportunità per crescere e creare posti di lavoro».

Alberto Avetta

La questione non riguarda solo Strambinello. Nel piano dei ponti del bacino del Po sono inseriti diversi interventi nel territorio torinese: dal ponte di Castiglione Torinese fino agli interventi su Carignano, Villafranca Piemonte, Inverso Pinasca e Borgo Revel. Opere che complessivamente valgono decine di milioni di euro e che rientrano in un programma da oltre 135 milioni destinati al Piemonte.

Il nodo resta però sempre lo stesso: i tempi. Anche Città Metropolitana di Torino ha già espresso forte preoccupazione per una scadenza considerata troppo ravvicinata. Il vicesindaco Jacopo Suppo ha ricordato che sei mesi in meno, nel mondo delle opere pubbliche, «non sono un dettaglio burocratico» ma possono fare la differenza tra completare una procedura o perdere i finanziamenti.

Da qui la nuova iniziativa politica del consigliere regionale del Pd. Con l’interrogazione presentata in Consiglio, Avetta chiede alla Giunta guidata da Alberto Cirio di riferire in Aula sullo stato reale del cosiddetto “dossier ponti piemontesi” e sull’esito della manifestazione di interesse inviata al Ministero delle Infrastrutture da parte della Città Metropolitana di Torino.

«Siamo molto preoccupati della situazione che si sta venendo a creare», conclude Avetta. «Nonostante l’assidua partecipazione di tanti parlamentari alle proteste dei sindaci canavesani e le rassicurazioni di una costante azione di monitoraggio nei confronti del ministero. Un altro schiaffo del Governo Meloni ai nostri territori: tante parole ma pochi fatti».

Il calendario però non aspetta. Il 30 giugno 2026 è dietro l’angolo e, senza una nuova proroga o un’accelerazione straordinaria delle procedure, il rischio è che i fondi restino inutilizzati e che cantieri attesi da anni – a partire proprio dal nuovo Ponte Preti – restino ancora una volta bloccati tra decreti, scadenze e promesse.

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