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02 Marzo 2026 - 19:39
Paralimpiadi sotto l’ombra della guerra
Sicurezza, spostamenti, logistica. Sono questi i temi centrali alla vigilia delle Paralimpiadi, al via venerdì con la Cerimonia d’Apertura all’Arena di Verona. Il contesto internazionale, segnato dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran e dalla successiva escalation in Medio Oriente, impone massima attenzione.
Il Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc) fa sapere che la situazione viene “monitorata attentamente” e ribadisce l’obiettivo di garantire “Giochi sicuri, protetti e spettacolari”.
Più diretto il presidente del Cip, Marco Giunio De Sanctis, che in un’intervista all’ANSA parla di “danni evidenti e rilevanti” legati alla crisi internazionale. Da una parte c’è l’obbligo di assicurare la “tutela di tutti” i partecipanti, motivo per cui la “vigilanza sarà aumentata” perché “la sicurezza è un problema serio”; dall’altra pesa il clima emotivo tra gli atleti, tra “paura”, “ansia” e “apprensione”, aggravato dalle difficoltà nei collegamenti aerei con l’Oriente, dove diversi scali strategici del Golfo risultano bloccati.

MARCO GIUNIO DE SANCTIS
Molte nazionali – anche se non tutte – si trovano già in Europa per ritiri e allenamenti. Il rischio di un crollo nel numero dei partecipanti, fissato a 665 totali, appare quindi scongiurato. Resta però l’incognita politica: il timore è che numerosi leader di Stato possano decidere di non presenziare, riducendo visibilità e prestigio a un evento che rappresenta un potente simbolo di inclusione sociale per oltre un miliardo di persone con disabilità nel mondo.
È confermata la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che darà il via ai Giochi, ma gli appuntamenti collaterali potrebbero subire variazioni in base alle eventuali defezioni tra i vertici della politica internazionale. «Lo capisco, ma sarebbe ugualmente un grande peccato. Le Olimpiadi sono state un successo organizzativo e una festa per tutti. Le Paralimpiadi in Italia sono un'occasione unica e irripetibile per porre l'attenzione sui nostri temi», afferma De Sanctis.
L’Ipc mantiene una linea prudente ma fiduciosa, sottolineando il lavoro costante con il comitato organizzatore e con le delegazioni: «Continuiamo a raccogliere, confermare e valutare le informazioni disponibili. Pensiamo innanzitutto all'impatto sulle persone e il nostro pensiero va a coloro che sono stati colpiti. Stiamo valutando l'impatto sulle operazioni, in particolare sui viaggi, mantenendo al contempo un chiaro obiettivo di realizzare i migliori Giochi. Stiamo lavorando diligentemente con Milano Cortina 2026 per trovare soluzioni per le persone colpite».
Il presidente del Cip incita alla “massima serenità”, ma ammette che la situazione è “tutto molto difficile e complesso”.
Non è la prima volta che le Paralimpiadi si trovano a fare i conti con una crisi internazionale. Quattro anni fa l’invasione dell’Ucraina da parte di Russia e Bielorussia; oggi l’escalation in Medio Oriente seguita al raid sull’Iran che ha portato alla morte di Ali Khamenei. «C'è una nuova violazione della Tregua Olimpica», rimarca De Sanctis, tornando anche sulla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di riammettere le bandiere di Russia e Bielorussia: «quella per me resta una decisione sbagliata ma è un atto di democrazia».
Intanto l’Ucraina fa sapere che l’Ipc ha bocciato una loro divisa con la mappa del Paese precedente alla guerra perché “contiene un messaggio politico”.
Alla vigilia dell’evento, dunque, lo sport paralimpico si prepara a lanciare un messaggio di inclusione e resilienza, mentre il mondo resta attraversato da tensioni che rischiano di oscurarne il significato.
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