Cerca

Italia

Saviano assolto dopo 8 anni: «Ministro della malavita» non è diffamazione (VIDEO)

Lo scrittore attacca: “Voleva consegnarmi ai clan”, il leader leghista replica durissimo: “Lo querelo di nuovo”

Dopo otto anni di battaglia giudiziaria, Roberto Saviano è stato assolto dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini per averlo definito nel 2018 «ministro della mala vita». Il tribunale di Roma ha stabilito che il fatto non costituisce reato, mettendo fine a un processo nato quando il leader della Lega era alla guida del Viminale.

La vicenda nasce da una serie di post social in cui Saviano replicava alle polemiche di Salvini sulla sua scorta. In quel contesto lo scrittore scrisse: «Le parole pesano, e le parole del Ministro della mala vita, eletto a Rosarno (in Calabria) con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia». Un’espressione che, come ricordato nel processo, richiama la tradizione politica di Gaetano Salvemini, che la utilizzò contro Giovanni Giolitti.

Nel corso degli anni il procedimento è stato accompagnato da tensioni e polemiche. Nel 2023 Saviano aveva attaccato l’assenza di Salvini in aula: «Salvini scappa da 5 anni perché un conto è minacciare e blaterare sui social o in televisione, cosa diversa è testimoniare, sotto giuramento, in tribunale». E ancora: «Le sue sono querele fatte per intimidire, mandare messaggi: un'azione preventiva contro chi reputa suoi nemici».

Nel tempo, il leader leghista aveva anche ridimensionato le proprie posizioni sulla scorta dello scrittore, affermando di non voler polemizzare e riconoscendo che la decisione spettava agli organi competenti.

Dopo la sentenza, però, lo scontro è riesploso. Saviano ha dichiarato: «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l'altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».

Lo scrittore ha poi dedicato l’assoluzione a Gaetano Salvemini, sottolineando il valore politico della sua critica, e in precedenza aveva ribadito sui social: «Difendo con assoluta fermezza la mia critica con strumento salveminiano ad uno dei peggiori dei politici italiani».

Durissima la replica di Salvini, che dalle dichiarazioni rilasciate a Ore 14 Sera su Rai2 – ha annunciato una nuova azione legale: «Lo ri-quelerò per questo». Il vicepremier ha rivendicato il proprio operato: «Io li combattevo i clan. Durante il mio anno al ministero dell'Interno ho aperto due nuove sedi dell'agenzia dei beni confiscate alle mafie, fra cui uno a Milano». E ha aggiunto: «Che si permetta di dire che lo volevo consegnare ai clan è una vergogna. È un signore che campa di insulti al prossimo. Ci riproverò. Magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso. Io vado avanti a fare il mio lavoro. E sono orgoglioso di quello che ho fatto per gli italiani e ancora sto facendo, alla faccia di Saviano».

La sentenza chiude formalmente il procedimento giudiziario, ma lascia aperto uno scontro politico e personale che appare tutt’altro che concluso.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori