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Economia

Piemonte, Pil +0,55% nel 2025 ma crescita ferma: occupazione in calo e export sotto i massimi

La Camera di commercio di Torino presenta il Pilnow: resilienza sì, ma terzo anno di “zero virgola”. Manifattura in affanno, turismo non basta a compensare

Piemonte, Pil +0,55% nel 2025 ma crescita ferma: occupazione in calo e export sotto i massimi

Piemonte, Pil +0,55% nel 2025 ma crescita ferma: occupazione in calo e export sotto i massimi (a destra: Vladimiro Rambaldi)

Il Piemonte chiude il 2025 con un Pil in crescita dello 0,55%, in linea con la media nazionale, ma resta intrappolato per il terzo anno consecutivo in una dinamica di espansione minima. È quanto emerge dalle stime in anteprima del Pilnow, il superindice elaborato dal Comitato Torino Finanza presso la Camera di commercio di Torino, che utilizza anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare in tempo reale l’andamento dell’economia regionale.

Il dato finale dell’anno fotografa un’economia capace di accelerare nell’ultimo trimestre, ma ancora lontana da una vera ripartenza strutturale. Il quarto trimestre 2025, secondo Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza, mostra la capacità del sistema piemontese di reagire alle turbolenze internazionali e di chiudere l’anno con una crescita in linea con il Paese. Tuttavia, sottolinea Rambaldi, il terzo anno consecutivo di crescita frazionale evidenzia la necessità di una svolta, puntando su nuovi modelli produttivi, diversificazione dei mercati di esportazione e rafforzamento della competitività manifatturiera.

Sulla stessa linea Massimiliano Cipolletta, vicepresidente di Unioncamere Piemonte e presidente della Camera di commercio di Torino, che parla di resilienza del tessuto economico regionale ma invita a riflettere sulla stagnazione della crescita. La tenuta del sistema rappresenta un segnale di fiducia, ma impone l’attivazione di una nuova strategia che rimetta al centro produttività e innovazione industriale.

Massimiliano Cipolletta - Club degli Investitori

Massimiliano Cipolletta

Sul fronte dell’occupazione, il 2025 segna una frenata. Dopo il +4% registrato nel 2024, l’occupazione regionale si ferma a un -0,1% su base tendenziale, a fronte di un’Italia stabile. L’analisi settoriale evidenzia una forte polarizzazione: le costruzioni crescono dell’11% grazie all’effetto del Pnrr, mentre il comparto commercio-turismo si stabilizza dopo gli incrementi degli anni precedenti. In difficoltà la manifattura, che arretra dello 0,9%, e i servizi, in calo dello 0,6%.

Preoccupa l’andamento della cassa integrazione guadagni, che nel quarto trimestre registra una media mensile di 4,8 milioni di ore, il doppio rispetto al trimestre precedente. Il 95% della Cig è concentrato nel manifatturiero e il 45% riguarda cassa straordinaria legata a crisi strutturali. L’impatto stimato equivale a 0,7 punti percentuali di Pil annualizzato. Se si includessero i lavoratori temporaneamente inattivi per Cig nel tasso di disoccupazione ufficiale del 5,9%, il dato salirebbe al 7,2%.

Sul versante del credito, emergono segnali di ripresa. Il credito al consumo accelera al +5,1%, mentre i prestiti alle società non finanziarie, pari a 46,4 miliardi di euro (il 28% del Pil regionale), tornano lievemente positivi (+0,3%) grazie al calo dei tassi di interesse, pur restando sotto il livello dell’inflazione.

L’inflazione media si mantiene contenuta all’1%, ma con andamenti differenziati: il carrello alimentare è all’1,7%, in moderazione rispetto alla rilevazione precedente, mentre l’inflazione turistica si attesta al 3,8%.

Capitolo export: nel 2025 le esportazioni piemontesi si stabilizzano tra i 59 e i 61 miliardi di euro, ancora in calo del 5% rispetto al picco di 63 miliardi registrato nel 2023, mentre a livello nazionale si segna un +1,5%. La flessione colpisce in particolare l’automotive, i beni strumentali e le vendite verso la Germania, mercato chiave per l’industria regionale.

Il turismo offre un parziale contrappeso. Le presenze estere crescono del 5,8% nel 2025, con punte del 10% nei mesi estivi, mentre il turismo domestico segna un +6,2% nel primo semestre. Tuttavia, l’aumento della spesa turistica compensa solo il 10% della perdita stimata di 3 miliardi di euro nelle esportazioni.

Segnali positivi arrivano dall’energia e dalla logistica. La richiesta di energia sulla rete Terna nell’area torinese cresce dell’8%, a fronte dell’1,6% nazionale, un indicatore considerato correlato all’attività economica reale. Anche la logistica in volume accelera nella seconda parte dell’anno, pur senza superare quota 130 nell’indice di riferimento.

Il Pil pro capite del Piemonte raggiunge i 39.040 euro, superiore alla media italiana di 35.800 euro ma distante dai 51.000 euro della Lombardia. Nel confronto europeo, la regione si colloca in posizione intermedia tra realtà come Lione (38.100 euro) e Barcellona (39.400 euro).

Il quadro che emerge è quello di un’economia solida ma ferma, capace di assorbire gli shock ma non ancora di imprimere un cambio di passo strutturale. La sfida per il 2026 sarà trasformare la resilienza in crescita vera.

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