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Toro umiliato a Marassi: tre schiaffi dal Genoa e classifica agganciata

Un’altra prova fragile e senza carattere: una vittoria in otto partite, rosso a Ilkhan e difesa in tilt

Giovanni Simeone

Giovanni Simeone (pagina INSTA torinofc1906)

Il Ferraris si conferma campo stregato per il Torino, ma stavolta non è solo questione di tradizione negativa. Il 3-0 incassato contro il Genoa è una fotografia impietosa del momento granata: una sola vittoria nelle ultime otto giornate, classifica agganciata dai rossoblù e una prestazione che apre interrogativi pesanti sulla tenuta mentale e tecnica della squadra di Baroni.

L’avvio è prudente, quasi timoroso. Il Toro prova a costruire con ordine ma fatica a trovare spazi, mentre il Genoa cresce con il passare dei minuti. L’equilibrio si rompe al 22’: conclusione di Ekuban, respinta corta di Paleari, e Norton-Cuffy è il più rapido ad avventarsi sulla palla vagante per l’1-0. Un episodio che pesa e che mette a nudo la fragilità difensiva granata.

Il contraccolpo è immediato. Al 40’ il raddoppio: Baldanzi si inventa un’azione personale, entra in area, Paleari respinge ancora corto e questa volta Ekuban non perdona. Due errori, due gol. Un uno-due che manda il Torino alle corde.

Come se non bastasse, nel recupero del primo tempo arriva l’episodio che chiude virtualmente la gara: intervento duro e scomposto di Ilkhan su Colombo, cartellino rosso diretto e granata in dieci uomini. Una serata già complicata diventa salita ripidissima.

Nella ripresa, nonostante l’inferiorità numerica, il Torino prova con orgoglio a riaprire il match. La chance migliore capita sui piedi di Zapata, servito da Vlasic, ma l’attaccante non trova il tempo giusto per superare il portiere rossoblù. È l’ultimo vero sussulto.

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Il Genoa gestisce senza affanni, sfiora il tris ancora con Norton-Cuffy e lo trova al 83’ con Messias, bravo a sfruttare un errore di Pedersen e a chiudere definitivamente i conti. Una rete che certifica la superiorità rossoblù e la confusione granata.

Non è solo una sconfitta pesante nel punteggio. È il modo in cui arriva a preoccupare: errori individuali, reazioni emotive scomposte, difficoltà a reagire ai momenti chiave. Il Torino appare fragile, incapace di gestire gli episodi e di restare lucido sotto pressione.

La classifica ora si fa pericolosamente corta e il momento complicatissimo non può più essere archiviato come semplice passaggio a vuoto. Servono risposte immediate, soprattutto sul piano mentale. Perché a Marassi non è mancato solo il risultato: è mancata la solidità di una squadra che, oggi, sembra aver perso certezze e identità.

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Torino nel caos dopo il 3-0: Baroni non parla, silenzio anche dalla società

Notte fonda in casa Torino dopo il pesante 3-0 incassato al Ferraris contro il Genoa. Una sconfitta che pesa in classifica e che apre scenari delicati sul futuro della panchina granata. Baroni, a rischio esonero, non si è presentato davanti ai giornalisti nel dopo partita. Silenzio totale anche da parte dei dirigenti: nessuna dichiarazione del presidente Urbano Cairo né del direttore sportivo Petrachi, con l’ufficio comunicazione che ha confermato la linea del silenzio.

Baroni

A parlare, unico davanti ai microfoni, è stato il capitano Nikola Vlasic, che non ha nascosto la gravità del momento.

«E' stata una brutta sconfitta, un brutto giorno - ha detto Vlasic -. Sono un po' sorpreso perché abbiamo fatto una buona settimana e abbiamo lavorato bene. Mi sentivo che eravamo preparati per questa partita, ma invece siamo entrati un po' molli in partita. Abbiamo preso due gol uguali, dopo è difficile anche con un uomo meno. Veramente un giorno difficile per noi. Dobbiamo guardarci negli occhi perché siamo in una situazione difficile e dobbiamo capire il prima possibile, perché c'è ancora tempo, ma ognuno di noi deve dare di più».

Parole pesanti, che fotografano un gruppo fragile e colpito soprattutto sul piano mentale. Il riferimento ai due gol subiti in maniera simile e all’inferiorità numerica che ha complicato la rimonta raccontano di una squadra che si è sciolta alla prima difficoltà.

Incalzato sul futuro di Baroni, il capitano ha evitato di entrare nelle scelte societarie, ma ha lanciato un messaggio chiaro allo spogliatoio.

«Io sono giocatore, io non voglio parlare di queste cose - le sue parole - A decidere è la società. Io posso parlare per i giocatori e ogni giocatore in squadra deve dare di più e questo è. Questo perché dobbiamo capire dove siamo, stiamo rischiando tanto: c'è ancora tempo ma dobbiamo svegliarci il prima possibile perché oggi perdere 3-0 contro il Genoa con tutto il rispetto non va bene. Mi aspetto che ogni giocatore alzi il livello perché questa squadra non è pronta a lottare per stare in Serie A, perché non so quanti giocatori qua l'hanno vissuto il lottare per non retrocedere. Dobbiamo svegliarci il prima possibile. Io posso dire solo questo».

Un’ammissione che suona come un campanello d’allarme: il Torino, così, non è pronto a lottare per salvarsi. E mentre la squadra si interroga, la panchina di Baroni traballa. La prossima mossa spetta alla società.

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