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Salvata mamma di Leini e il suo bambino: al Sant'Anna parto ad altissimo rischio vinto grazie a un intervento record

Una 38enne di Leini con placenta percreta operata con tecnica multidisciplinare e radiologia interventistica: dopo cinque giorni a casa con il piccolo Riccardo

Salvata mamma di Leini e il suo bambino: al Sant'Anna parto ad altissimo rischio vinto grazie a un intervento record

Salvata mamma di Leini e il suo bambino: al Sant'Anna parto ad altissimo rischio vinto grazie a un intervento record

C’erano pochi margini di errore. Una diagnosi rara, un rischio concreto di emorragia massiva, un intervento chirurgico tra i più complessi in ostetricia. Eppure al Sant’Anna di Torino, nella Città della Salute e della Scienza, la storia di Eleonora, 38 anni, residente a Leini, si è chiusa con un lieto fine: mamma e bambino in buone condizioni, nessuna trasfusione, dimissioni dopo cinque giorni.

La donna, alla terza gravidanza dopo due precedenti tagli cesarei, era stata inviata al Centro di ecografia diretto dal dottor Andrea Sciarrone per una placenta previa centrale con sospetto accretismo. A 28 settimane la diagnosi si è fatta più chiara e più preoccupante: placenta percreta, una condizione in cui la placenta non solo si attacca in modo anomalo all’utero, ma lo invade in profondità, infiltrando i tessuti circostanti. Un quadro che può provocare emorragie gravi e mettere a rischio la vita della madre e del nascituro.

Da quel momento è scattata la presa in carico da parte della Ostetricia e Ginecologia 3, diretta dal dottor Corrado De Sanctis, con il coordinamento della dottoressa Eleonora Pilloni. La complessità del caso ha richiesto un percorso altamente specializzato e una pianificazione minuziosa. Fondamentale l’approfondimento con risonanza magnetica, eseguita dalle dottoresse Stephanie Gentile e Donatella Tota, che ha confermato l’estensione dell’infiltrazione fino alla cupola vescicale e al parametrio sinistro.

Non c’era spazio per l’improvvisazione. È stato programmato un ricovero preventivo e un taglio cesareo alla 35ª settimana, con contestuale isterectomia, ovvero la rimozione dell’utero, necessaria per controllare il rischio emorragico. In sala operatoria si è schierata una squadra multidisciplinare: il dottor Paolo Cortese, affiancato dai dottori De Sanctis e Giuseppe Garbagni, ha condotto un intervento lungo e delicatissimo, reso ancora più complesso dalle aderenze legate ai precedenti cesarei, soprattutto a livello vescicale.

Accanto ai chirurghi, l’équipe anestesiologica specializzata in emergenze ostetriche coordinata dalla dottoressa Mariella Maio, quella neonatologica diretta dalla dottoressa Caterina Carbonara, il personale infermieristico guidato dalla caposala Erika Pejrasso. Ma a fare la differenza è stata anche la collaborazione tra strutture.

Decisivo l’intervento del dottor Pierluigi Muratore della Radiologia interventistica delle Molinette, diretta dal dottor Andrea Doriguzzi Breatta. Prima dell’operazione sono stati posizionati due cateteri a palloncino nelle arterie ipogastriche. Dopo la nascita del bambino – Riccardo, 2.760 grammi – e il controllo con amplificatore di brillanza (arco a C) messo a disposizione dall’ospedale Regina Margherita, il gonfiaggio dei palloncini ha ridotto drasticamente l’afflusso di sangue all’utero. Una manovra che ha consentito ai chirurghi di operare con maggiore sicurezza e visibilità.

Il bilancio finale racconta l’efficacia della strategia: perdite ematiche contenute, sangue recuperato e reinfuso grazie alla tecnica dell’emorecupero, nessuna necessità di trasfusioni. Un risultato tutt’altro che scontato in casi di placenta percreta, dove il rischio di emorragia massiva è elevato.

La gestione è stata coordinata anche dalla dottoressa Manuela Ceccarelli della Direzione Sanitaria di Presidio, guidata dal dottor Umberto Fiandra. Un lavoro di squadra che il direttore generale della Città della Salute, Livio Tranchida, ha definito esempio delle «eccellenze multidisciplinari» torinesi, sottolineando il valore aggiunto di poter schierare contemporaneamente tutte le competenze necessarie.

Per Eleonora e per la sua famiglia, però, la dimensione clinica si intreccia con quella personale. Dopo settimane di attesa e di controlli serrati, la nascita di Riccardo segna la fine di un percorso carico di tensione. L’intervento ha comportato la perdita definitiva della fertilità, ma ha garantito la sicurezza della madre e del bambino.

In un’epoca in cui la sanità pubblica è spesso raccontata attraverso le sue difficoltà, il caso del Sant’Anna restituisce l’immagine di un sistema capace di affrontare situazioni estreme con competenza e coordinamento. Un parto ad altissimo rischio trasformato in una storia di precisione medica e collaborazione tra ospedali.

Torino, ancora una volta, ha dimostrato che l’eccellenza non è uno slogan, ma il risultato di preparazione, tecnologia e lavoro di squadra. E per una donna di Leini e il suo bambino, questo ha fatto la differenza.

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