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15 Febbraio 2026 - 10:09
Nella mattina di martedì 10 febbraio, Leini ha celebrato il Giorno del Ricordo davanti al monumento realizzato da Michele Privileggi e collocato in via Martiri delle Foibe. Un momento partecipato, con cittadini, associazioni e amministratori riuniti per rendere omaggio alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata.
Ad aprire la cerimonia è stato Carlo Cazzari, che ha invitato i presenti a visitare la mostra documentaristica dedicata all’esodo da Fiume e il video “Il sorriso della Patria - L’esodo Giulia - dalmata”, allestiti nel cortile di Villa Chiosso. Un’iniziativa pensata per affiancare alla commemorazione un momento di approfondimento storico.
Francesco Vecchi, nel doppio ruolo di cerimoniere e oratore, ha richiamato il significato civile della data: "Una data che ha restituito dignità alle vittime, molte delle quali rimaste senza una tomba". E ha aggiunto: "Questa giornata non vuole essere un ricordo rivolto alle vittime, ma a tutti noi. Non una ricorrenza appannaggio di una parte politica, ma di tutto il popolo italiano".
La commemorazione ufficiale è stata affidata alla vicesindaca Bruna Panero, che ha portato il saluto del sindaco Luca Torella.
Nel suo intervento, la vicesindaca, ha sottolineato il valore istituzionale della ricorrenza: "Il Giorno del Ricordo non è una ricorrenza di parte, né una concessione al passato: è un atto di giustizia istituzionale. Dobbiamo ricordare con rispetto le donne e gli uomini che lasciarono tutto, le case, le barche, i campi, i cimiteri dei loro avi, per restare liberi e italiani. Furono accolti in un’Italia ferita e povera, a volte con diffidenza, persino con ostilità da chi non capiva che fuggivano da una dittatura e non dal loro popolo. A loro dobbiamo oggi le nostre scuse e il nostro ringraziamento".

Il Giorno del Ricordo a Leini
Un passaggio centrale del discorso ha riguardato il rapporto tra memoria e responsabilità civile: "Essere progressisti, per me, significa avere il coraggio della verità. Non possiamo e non dobbiamo avere paura di guardare l’abisso. La nostra bussola, come uomini e donne che credono fortemente nella democrazia e si identificano in un perimetro democratico, è il rifiuto di ogni totalitarismo. La storia insanguinata del confine orientale ci insegna dove porta l’estremismo del sangue e del suolo".
Infine, l’invito a custodire la memoria come strumento di consapevolezza: "Non lasciamo mai che il ricordo diventi cenere o clava politica. Trasformiamolo invece in un seme di pace e di vigilanza democratica perché non accada mai più che l’appartenenza a una nazione o a un'ideologia diventi una condanna a morte, peraltro cosa che oggi proprio per le logiche geopolitiche sta avvenendo in Ucraina, Medio Oriente, Africa. Viva l’Italia, viva l’Europa, e sia sempre onorato il ricordo di chi ha sofferto".
Una cerimonia che ha intrecciato memoria storica e attualità, riaffermando il valore pubblico di una data che chiama in causa l’intera comunità nazionale.

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