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20 Febbraio 2026 - 20:21
I piccoli Comuni non vogliono più essere considerati una voce residuale del bilancio pubblico. Dopo la due giorni degli Stati Generali che ha riunito a Roma oltre 1.300 sindaci e quasi 7.000 funzionari, l’Anci prepara un documento da portare a Palazzo Chigi con una richiesta chiara: rafforzare in modo stabile il Fondo per i piccoli Comuni e affrontare l’emergenza personale che sta svuotando le amministrazioni locali.
A guidare la linea è il presidente Gaetano Manfredi, che ha annunciato un “position paper” da sottoporre al Governo per ottenere il rifinanziamento di fondi oggi scoperti. «Come associazione continueremo il nostro impegno per le piccole realtà portando il position paper al confronto con il governo e cercando il rifinanziamento dei fondi che ora sono scoperti», ha spiegato. Un messaggio che suona come un avvertimento: senza risorse certe e competenze rafforzate, il rischio è che l’intero sistema dei servizi territoriali si incrini.
Il punto, sottolinea l’Anci, è che i piccoli Comuni non sono un peso, ma un motore silenzioso del Paese. Nell’attuazione del Pnrr, hanno registrato “le stesse performance delle grandi città”. Un dato che ribalta la narrazione di inefficienza spesso associata ai centri sotto i 5.000 abitanti e che rafforza la richiesta di investimenti strutturali.
La fotografia del personale, però, è impietosa. In dodici anni, tra il 2013 e il 2024, gli addetti a tempo indeterminato nei piccoli enti sono diminuiti di 8.567 unità, pari a un calo del 13,9%. La contrazione è ancora più marcata nei Comuni fino a 1.000 abitanti, dove si registra un meno 19%. Nei centri tra 1.000 e 2.000 abitanti la riduzione è del 15,9%, tra 2.000 e 3.000 dell’11,2%, tra 3.000 e 5.000 dell’11,7%. Numeri che raccontano una desertificazione amministrativa progressiva.
Ancora più grave la situazione dei segretari comunali. Nelle sedi fino a 3.000 abitanti, su 1.902 posti solo 341 sono coperti: 1.561 risultano vacanti, pari all’82%. Un vuoto che mette in discussione la continuità amministrativa e la stessa legittimità degli atti.
Per questo l’Anci propone di rendere strutturale il fondo per assunzioni e segretari, incrementandolo da 30 a 50 milioni di euro annui. Una misura che punta a dare ossigeno agli enti più fragili, dove un dipendente in meno significa spesso un servizio che si interrompe.

Il presidente dell'Anci Gaetano Manfredi, presidente dell'Anci
Il nodo salariale resta centrale. Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha riconosciuto che «una persona che lavora in un piccolo comune e fa lo stesso mestiere» rispetto a chi opera in una grande città «guadagna il 20-30% in meno». Una disparità che rende difficile attrarre e trattenere professionalità qualificate nei territori periferici.
Nel dibattito è entrato anche il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti, che ha parlato della “fase dell’ultimo miglio” del Piano e delle nuove opportunità di assunzione per gli enti locali, definendo i Comuni «spina dorsale della nazione». Un riconoscimento politico che però, per i sindaci, deve tradursi in misure concrete.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha richiamato l’urgenza di politiche strutturali su infrastrutture digitali e servizi essenziali, ricordando che senza connettività e presidi pubblici i piccoli centri non possono competere né trattenere popolazione.
La difesa dei borghi diventa così una questione istituzionale. «La difesa dei piccoli Comuni non è solo una scelta amministrativa, ma una responsabilità istituzionale», ha scandito il vicepresidente Anci Roberto Pella. Un concetto che lega la sopravvivenza dei territori alla tenuta democratica del Paese.
Sul fronte demografico, il coordinatore della consulta piccoli Comuni Anci Alessandro Santoni ha ribadito l’impegno dell’“Agenda contro-Esodo”, un programma che punta a trasformare lo spopolamento in opportunità, incentivando nuove residenze, lavoro a distanza e rigenerazione urbana.
Infine, Manfredi è intervenuto anche sul decreto relativo ai Comuni montani, lanciando un messaggio chiaro al Governo: con l’ultimo accordo «anche se non sono più montani ma ex montani, verranno trattati alla stessa maniera. E noi vigileremo». Una frase che suona come una promessa di attenzione costante.
Il confronto ora si sposta a Palazzo Chigi. Il documento dell’Anci è pronto e la pressione politica è alta. In gioco non ci sono solo fondi e percentuali, ma la capacità del Paese di mantenere vivi i suoi territori più fragili. Perché nei piccoli Comuni si concentrano identità, servizi di prossimità, presidio del territorio e coesione sociale. Senza personale e senza risorse, il rischio è che la spina dorsale evocata dal Governo si indebolisca fino a piegarsi.
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