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Torino capitale nazionale degli autovelox: 52 nel capoluogo, 121 in provincia (nonostante i ricorsi)

Il Torinese è la zona con più autovelox d'Italia, ma tra dispositivi spenti, esclusioni e sentenze il terreno resta scivoloso

Torino capitale nazionale degli autovelox: 52 nel capoluogo, 121 in provincia (nonostante i ricorsi)

Torino capitale nazionale degli autovelox: 52 nel capoluogo, 121 in provincia (nonostante i ricorsi) (immagine di repertorio)

Gli occhi elettronici aumentano, le sanzioni restano alte, i ricorsi pure. A Torino e nella sua cintura, la rete degli autovelox si infittisce fino a fare del Torinese l’area più sorvegliata d’Italia sul fronte della velocità. In città le postazioni stanno per diventare 52, nell’intera provincia si arriva a 121. Numeri che raccontano una strategia di controllo capillare, ma anche un confronto acceso su regole, limiti e legittimità.

Il via libera più recente porta la firma del prefetto Donato Carfagna, che ha autorizzato l’installazione e l’utilizzo degli autovelox su 313 strade della Città metropolitana: 38 statali, 203 provinciali e 72 comunali. Una mappa ampia che consolida il primato torinese nel panorama nazionale.

Nel capoluogo, nel 2026 sono stati aggiunti tre nuovi dispositivi: due già operativi in corso Grosseto e corso Giulio Cesare, un terzo in corso Venezia in fase di attivazione. Restano invece spenti alcuni velox storici, tra cui quelli di corso Moncalieri e corso Unità d’Italia. Quest’ultimo è finito al centro di un’inchiesta della Procura di Cosenza sui dispositivi non omologati, con ricadute anche su altre realtà italiane.

Il tema non è soltanto tecnico. Gli autovelox, secondo i dati ufficiali, contribuiscono a ridurre la velocità media e quindi il rischio di incidenti sulle arterie più trafficate o pericolose. Per le Polizie locali rappresentano uno strumento operativo fondamentale. Ma per i Comuni sono anche una voce di bilancio significativa: a Torino le sanzioni annue, tra apparecchi fissi e mobili, si attestano intorno alle 120 mila.

In un contesto di finanze locali sotto pressione, l’equilibrio tra sicurezza e gettito diventa inevitabilmente oggetto di dibattito politico. È su questo crinale che si inserisce il decreto firmato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, pensato per limitare quelle che vengono definite “multe selvagge”. Il principio introdotto è che non si possano installare autovelox dove il limite di velocità sia eccessivamente ridotto: sotto i 50 km/h nelle strade urbane e, per le extraurbane, solo se il limite non è stato abbassato di oltre 20 km/h rispetto a quello ordinario.

L’attuazione del decreto, però, procede a macchia di leopardo. A livello nazionale, sarebbero compatibili con i nuovi criteri circa 1.000 dispositivi su oltre 10.000. Nel Torinese l’impatto appare contenuto, ma alcune postazioni restano spente e altre potrebbero essere oggetto di verifiche se giudicate non conformi.

Nel nuovo elenco prefettizio non compaiono il discusso velox di corso Francia a Rivoli, né quelli di Nichelino, attualmente tutti e cinque spenti, né le postazioni di Beinasco e Collegno. Assenze che alimentano tensioni politiche e aprono la strada a possibili contenziosi sulle multe già elevate.

Il caso più emblematico resta quello di Rivoli. Il velox di corso Francia è diventato terreno di scontro tra amministrazione e opposizione. La Lega ne chiede lo spegnimento, sostenendo che non risulterebbe autorizzato. Il sindaco Alessandro Errigo parla di confronto aperto con la Prefettura nel rispetto della legge e della sicurezza dei cittadini. Nel frattempo, davanti al Giudice di pace di Torino, l’avvocato Gianluca Bosotto ha ottenuto per un automobilista una pronuncia definitiva che ha dichiarato l’illegittimità delle contestazioni elevate con quel dispositivo, con condanna dell’ente locale alle spese di lite. Una decisione che pesa sul piano simbolico e potrebbe incoraggiare altri ricorsi.

La questione di fondo è la proporzionalità: dove e con quali limiti è legittimo installare un autovelox? Su strade ad alto rischio o traffico intenso il controllo elettronico è ritenuto uno strumento efficace. Ma limiti percepiti come troppo bassi o dispositivi collocati in punti considerati poco trasparenti alimentano diffidenza e conflittualità.

Con 52 postazioni nel capoluogo e 121 in provincia, il Torinese si trova al centro di una fase di transizione normativa. Più dispositivi significano più controlli, ma anche più ricorsi e richieste di chiarimento. La partita si giocherà sull’allineamento tra decreto, autorizzazioni prefettizie e prassi applicative. Solo con regole chiare, criteri omogenei e verifiche puntuali la rete degli autovelox potrà essere percepita come uno strumento di sicurezza e non come un terreno di scontro permanente tra istituzioni e automobilisti.

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