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Il lavoro cresce, la parità no: il 52,5% di occupazione femminile non basta a colmare il divario invisibile

Salgono i numeri dell’occupazione ma persistono squilibri strutturali tra stipendi, ruoli apicali e congedi parentali

Il lavoro cresce

Il lavoro cresce, la parità no: il 52,5% di occupazione femminile non basta a colmare il divario invisibile (foto di repertorio)

Il dato cresce, ma non basta. In Italia il tasso di occupazione femminile nella fascia di età attiva ha raggiunto il 52,5%. Un numero che segna un avanzamento, ma che non cancella le fratture ancora aperte nel mercato del lavoro. Le donne lavorano di più rispetto al passato, ma restano concentrate in alcuni settori, faticano ad accedere ai ruoli apicali e continuano a subire divari retributivi, particolarmente evidenti nelle grandi imprese e nel commercio.

È questo il quadro emerso nel corso dell’incontro dedicato al tema “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”, ospitato nella sede della Regione Piemonte. Al centro del confronto, la prima Relazione biennale sullo stato di attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, uno strumento che fotografa criticità e progressi.

Non si tratta soltanto di numeri. Il nodo resta strutturale. Le donne lavorano, ma troppo spesso in comparti meno retribuiti e con minori prospettive di carriera. Nei vertici aziendali la loro presenza rimane limitata. E il tema della conciliazione continua a pesare in modo sproporzionato.

I congedi parentali, ad esempio, risultano ancora scarsamente utilizzati dai padri. Un segnale che racconta quanto il carico familiare sia tuttora distribuito in modo diseguale e quanto questo incida sulle opportunità professionali femminili.

Nel dibattito è emersa con forza la necessità di rendere più incisivi gli strumenti già previsti dalla normativa. Tra questi, la certificazione della parità di genere e l’estensione dell’obbligo di redazione dei rapporti aziendali sulla situazione del personale, considerati leve fondamentali per premiare le imprese virtuose e orientare il sistema produttivo verso comportamenti più equi.

Un ruolo centrale continua a essere svolto dalla Consigliera nazionale di parità e dalle consigliere territoriali, figure chiamate a vigilare e intervenire nei casi di discriminazione, ma anche a promuovere una cultura del lavoro inclusiva.

In apertura dei lavori è intervenuto l’assessore regionale Marco Gabusi. In chiusura, la vicepresidente e assessora al Lavoro del Piemonte Elena Chiorino e l’assessora alle Pari opportunità Marina Chiarelli.

« La parità nel lavoro si costruisce intervenendo sui nodi strutturali che ancora frenano la partecipazione femminile. Il primo è la conciliazione tra vita e professione, su cui abbiamo messo 17 milioni di euro. Ritengo che la parità non sia mai un costo, ma un investimento strategico », ha dichiarato Chiorino.

Una linea che lega diritti e sviluppo economico. La parità non come voce di spesa, ma come fattore di crescita.

« La Regione interviene con 5,5 milioni di euro sui capitoli legati a Pari opportunità e Welfare. Nel 2024 circa 300mila euro sono stati investiti in progetti educativi e culturali contro la violenza di genere e per la prevenzione nelle scuole », ha aggiunto Chiarelli.

Le cifre raccontano uno sforzo finanziario significativo: 17 milioni per la conciliazione vita-lavoro, 5,5 milioni per politiche di pari opportunità e welfare, 300mila euro destinati nel 2024 a progetti educativi e culturali contro la violenza di genere.

Resta però una domanda aperta: quanto tempo servirà perché la crescita numerica dell’occupazione femminile si traduca in una reale equità nei percorsi professionali e nelle retribuzioni?

Il 52,5% segna un punto di partenza, non un traguardo.

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