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19 Febbraio 2026 - 15:17
Comala sfrattato a Torino, bufera politica e legale sul bando: sinistra divisa sul futuro dello spazio
Sul futuro del Comala, il centro di protagonismo giovanile di corso Ferrucci, si consuma uno scontro che va oltre l’esito di un bando. La decisione della commissione tecnica della Circoscrizione 3 di assegnare la gestione a una nuova cordata di associazioni guidata dalla milanese Social Innovation Teams Italia al posto della storica associazione culturale Comala, che ha amministrato lo spazio per 15 anni, ha acceso una polemica politica che ora assume anche un profilo legale.
Il presidente dell’associazione uscente, Andrea Pino, ha contestato pubblicamente l’esito della procedura, parlando di favoritismi e di un sistema clientelare riconducibile al Pd. Parole che hanno provocato la reazione immediata del partito: il segretario metropolitano Marcello Mazzù ha annunciato l’intenzione di presentare querela, ritenendo alcune espressioni potenzialmente diffamatorie e sostenendo che eventuali contestazioni dovrebbero essere formulate nelle sedi amministrative o giudiziarie competenti.
La frattura, dunque, non riguarda soltanto la gestione di uno spazio, ma tocca il rapporto tra politica, associazionismo e strumenti amministrativi come i bandi pubblici.
Il Comala, situato negli spazi dell’ex Caserma Lamarmora nel quartiere Cenisia, è stato negli anni un punto di riferimento per migliaia di giovani torinesi, con attività culturali, musicali, sociali e formative. Con l’esito del bando, la gestione passerà ora a una rete di soggetti che promette di ampliare la vocazione del centro, affiancando alle attività culturali lo sviluppo di percorsi dedicati a imprenditorialità giovanile, innovazione sociale e nascita di start up.

Il Comala
Un’impostazione che segna una svolta rispetto alla gestione precedente e che divide il campo progressista.
All’interno della maggioranza che sostiene il sindaco Stefano Lo Russo, emergono posizioni differenti. I consiglieri di Sinistra Ecologista Sara Diena ed Emanuele Busconi hanno espresso perplessità sulla scelta di ricorrere a bandi pubblici per l’assegnazione di spazi di questo tipo, suggerendo la possibilità di strumenti alternativi come patti di collaborazione o percorsi di co-progettazione con le realtà già radicate sul territorio.
Un intervento che evidenzia una tensione politica più ampia: da un lato il rispetto delle procedure amministrative e della trasparenza formale, dall’altro la valorizzazione di esperienze consolidate nate dal basso.
Anche nel Pd non mancano riflessioni. La presidente regionale Nadia Conticelli ha sottolineato la necessità di coniugare legalità e attenzione ai progetti territoriali, invitando a considerare con maggiore cura l’impatto delle scelte amministrative sugli spazi giovanili.
Il centrodestra ha colto l’occasione per attaccare la giunta, richiamando il recente caso di Askatasuna e parlando di scelte contraddittorie nella gestione degli spazi cittadini. Secondo gli esponenti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, la vicenda Comala solleverebbe interrogativi sulla coerenza delle politiche comunali in materia di aggregazione e partecipazione.
Anche il Movimento 5 Stelle ha chiesto che la vocazione culturale e aggregativa del centro resti centrale, sollecitando impegni chiari sia alla nuova gestione sia all’amministrazione comunale.
Nel dibattito è intervenuto anche Potere al Popolo, che ha denunciato il mancato rinnovo della concessione all’associazione storica, parlando di una scelta che favorirebbe interessi imprenditoriali a scapito di uno spazio di aggregazione politica e culturale. Il movimento collega la vicenda a una più ampia critica alla gestione degli spazi sociali in città e annuncia mobilitazioni nazionali su temi come giustizia, repressione e politiche pubbliche.
Al centro della contesa non c’è soltanto un luogo fisico, ma una visione della città e del ruolo degli spazi pubblici. Il Comala è stato per anni un laboratorio di iniziative giovanili, ma anche un presidio culturale autonomo. La scelta di affidarne la gestione a una nuova cordata apre interrogativi su quale sarà l’equilibrio tra innovazione imprenditoriale e dimensione sociale.
La procedura amministrativa si è conclusa con l’assegnazione del bando, ma il confronto politico appare tutt’altro che chiuso. Da un lato il Pd difende la legittimità dell’iter e prepara un’azione legale contro le accuse ricevute; dall’altro una parte della sinistra chiede una riflessione sugli strumenti utilizzati per governare spazi di aggregazione consolidati.
Nel frattempo, il quartiere e i frequentatori storici del centro attendono di capire come cambierà concretamente il Comala. La transizione di gestione sarà il banco di prova per misurare se il nuovo progetto riuscirà a mantenere la dimensione partecipativa che ha caratterizzato lo spazio negli ultimi quindici anni, evitando che lo scontro politico ne comprometta la funzione sociale.
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