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Vino piemontese in affanno, il Pd chiede un tavolo di crisi: “Crollo delle vendite, la Regione intervenga subito”

Troppe giacenze, prezzi in caduta e un mercato che rallenta. Il centrosinistra chiede risposte immediate

Vino piemontese in affanno, il Pd chiede un tavolo di crisi: “Crollo delle vendite, la Regione intervenga subito”

Vino piemontese in affanno, il Pd chiede un tavolo di crisi: “Crollo delle vendite, la Regione intervenga subito” (a sinistra: Isnardi)

Un comparto simbolo del Piemonte che scricchiola sotto il peso delle giacenze, dei prezzi in caduta e di un mercato che rallenta. È il quadro emerso in III Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, dove sono stati ascoltati i rappresentanti delle organizzazioni dei produttori vitivinicoli. E da lì parte l’affondo dei consiglieri regionali Dem Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti, che parlano apertamente di crisi strutturale e chiedono alla Regione l’istituzione immediata di un tavolo di crisi.

Secondo quanto riferito dai produttori in audizione, la situazione del comparto vitivinicolo piemontese è tutt’altro che congiunturale. I dati raccontano un rallentamento marcato degli scambi, sia in quantità sia in valore, un aumento delle giacenze e un accumulo di prodotto invenduto nelle cantine. «Gli scambi sono calati sia in quantità che in valore… sono aumentate le giacenze e il quantitativo di prodotto invenduto presente nelle nostre cantine», hanno evidenziato le organizzazioni del settore durante la Commissione.

Le principali denominazioni regionali – Barbera, Dolcetto, Cortese, Moscato – registrano volumi non contrattualizzati e una crescita del vino fermo in cantina che mette sotto pressione migliaia di aziende, dalle realtà più strutturate ai piccoli produttori. In Piemonte la produzione 2025 è scesa del 4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, ma nonostante il calo produttivo i prezzi delle uve hanno subito riduzioni che arrivano fino al -30%. Un doppio colpo per le aziende: meno resa e minore remunerazione.

Il problema, però, non riguarda solo il territorio regionale. A livello nazionale le giacenze hanno raggiunto quota 61 milioni di ettolitri, il 6% in più rispetto allo scorso anno. Numeri che rendono evidente una difficoltà diffusa del mercato, con una domanda che fatica a tenere il passo della produzione e con segmenti, in particolare quelli dei rossi e dei bianchi non aromatici, che mostrano segnali di saturazione.

«Di fronte a numeri così – dichiarano Isnardi, Calderoni e Ravetti – stupisce e preoccupa il silenzio del Ministro dell’Agricoltura e della Giunta regionale di centrodestra». I consiglieri sottolineano come, a loro avviso, non siano seguite azioni concrete alle dichiarazioni sull’importanza strategica del vino per l’economia piemontese. «Nessuna risposta, nessuna misura straordinaria, nessuna strategia. E intanto i produttori sono lasciati soli ad affrontare una crisi che rischia di cancellare intere filiere e territori».

Le criticità non sarebbero soltanto legate a un rallentamento temporaneo dei consumi. Il Pd parla di elementi strutturali: cambiamento climatico, aumento dei costi di produzione, difficoltà nell’export, riduzione delle rese e fragilità di alcune denominazioni. Particolarmente delicata la situazione dei vini rossi e bianchi non aromatici, per i quali si stima la necessità di eliminare circa 50.000 ettolitri di prodotto, e del Moscato, con circa 40.000 ettolitri invenduti.

Uno scenario che, secondo i consiglieri dem, richiede un intervento pubblico urgente. «È evidente che senza un intervento immediato il sistema non reggerà», sostengono. Tra le misure indicate come necessarie figurano il sostegno al reddito dei produttori, strumenti per la riduzione delle giacenze, una programmazione più attenta delle future vendemmie e un rilancio della promozione sui mercati internazionali.

Da qui la proposta politica: l’istituzione di un Tavolo regionale sul mondo del vino, che coinvolga produttori, consorzi, organizzazioni professionali e istituzioni locali, con l’obiettivo di definire un piano coordinato. «Non c’è più tempo da perdere: il Piemonte del vino, uno dei pilastri della nostra economia e della nostra identità, rischia di pagare un prezzo altissimo».

Il comparto vitivinicolo rappresenta una delle colonne portanti dell’agroalimentare piemontese, con un impatto che va ben oltre la produzione agricola. Attorno al vino ruotano turismo, ristorazione, indotto logistico e commerciale, oltre a un patrimonio culturale riconosciuto a livello internazionale. Una crisi prolungata non colpirebbe soltanto le aziende, ma interi territori, dalle Langhe al Monferrato, fino alle colline del Torinese e dell’Alessandrino.

Ora la palla passa alla Giunta regionale. L’audizione in Commissione ha acceso i riflettori su un settore che chiede risposte. Resta da capire se e con quali strumenti la Regione intenderà intervenire, in un momento in cui il mercato del vino, in Piemonte come nel resto d’Italia, sembra attraversare una delle fasi più delicate degli ultimi anni.

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