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Torino-Ceres riapre tra sollievo e polemiche: un mese di bus nel caos mette sotto accusa la gestione dei disagi

Da lunedì 23 febbraio riparte il servizio ferroviario dopo lo stop per lavori, l’Osservatorio chiede sconti per gli abbonati e punta il dito contro un sostitutivo giudicato inadeguato

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Torino-Ceres riapre tra sollievo e polemiche: un mese di bus nel caos mette sotto accusa la gestione dei disagi

Per chi viaggia ogni giorno tra le Valli di Lanzo e Torino non è stato un semplice mese di lavori, ma una prova di resistenza. Autobus pieni oltre il limite, orari saltati, coincidenze perse e tempi di percorrenza dilatati. Ora i treni tornano a correre sulla Torino-Ceres da lunedì 23 febbraio, ma la parentesi dei bus sostitutivi lascia dietro di sé malumori e richieste di compensazione.

La riattivazione della linea segna la fine di oltre quattro settimane di interruzione necessaria per interventi di miglioramento attesi da tempo. Un passaggio considerato indispensabile per alzare la qualità del servizio e per rendere più affidabile una tratta che rappresenta un’arteria vitale per studenti, lavoratori e residenti delle valli. Tuttavia, la gestione del trasporto alternativo su gomma non ha convinto.

Secondo l’Osservatorio sulla Torino-Ceres, il bilancio del mese di sostituzione non raggiunge la sufficienza. Il problema principale è stato il sovraffollamento: nelle fasce di punta, soprattutto al mattino e nel primo pomeriggio, i bus non sono riusciti ad assorbire l’intero flusso di passeggeri. A questo si sono aggiunti orari spesso non rispettati, complice il traffico stradale e i vincoli viari in alcuni centri attraversati dai mezzi.

Le criticità si sono concentrate anche sulle coincidenze con i treni, in particolare all’aeroporto. In molti casi i tempi di interscambio sono risultati troppo stretti o, al contrario, eccessivamente lunghi, con inevitabili disagi per chi doveva proseguire verso Torino o altre destinazioni. Per i pendolari abituali, abituati a una certa regolarità ferroviaria, il passaggio forzato alla gomma ha significato maggiore incertezza e giornate più lunghe.

Il mese di stop è caduto in un periodo delicato dell’anno, tra attività scolastiche e impegni lavorativi a pieno regime. Una circostanza che, secondo l’Osservatorio, avrebbe richiesto una pianificazione ancora più attenta del servizio sostitutivo. Le difficoltà legate al traffico e alla conformazione di alcune strade erano prevedibili, così come l’elevato numero di utenti nelle ore di punta.

Alla luce di questa esperienza, è stata avanzata alla Regione Piemonte e all’Agenzia per la Mobilità la proposta di valutare uno sconto straordinario per gli abbonati della tratta. L’idea è quella di riconoscere un segnale concreto a chi ha continuato a utilizzare il trasporto pubblico nonostante le complicazioni, subendo ritardi e disagi. Una forma di attenzione verso un’utenza che, in molti casi, non ha alternative valide all’uso del mezzo collettivo.

Con il ritorno dei treni, la prospettiva cambia. Le corse torneranno a seguire orari stabiliti, con tempi di percorrenza più prevedibili e un sistema di coincidenze più stabile. Per le comunità di Ciriè, Lanzo, Traves e Ceres, la linea non è solo un collegamento, ma un elemento identitario e strategico. La ferrovia collega le valli al capoluogo, all’aeroporto e alla rete metropolitana, rappresentando un asse fondamentale per la mobilità quotidiana e per lo sviluppo economico.

Proprio sul potenziale della Torino-Ceres si è concentrata nei giorni scorsi l’attenzione della Regione. L’assessore regionale al Patrimonio, Gian Luca Vignale, ha effettuato sopralluoghi nelle stazioni di Ceres, Traves e Lanzo, incontrando i sindaci del territorio. L’obiettivo è valorizzare le stazioni non solo come punti di transito, ma come spazi vivi, capaci di ospitare servizi, attività commerciali e iniziative culturali. L’idea è quella di trasformarle in poli di attrazione per residenti e visitatori, rilanciando il ruolo della ferrovia anche in chiave turistica.

La riapertura della tratta rappresenta dunque un passaggio doppio: da un lato la fine di un periodo complicato, dall’altro l’inizio di una fase che dovrebbe segnare un salto di qualità. Restano in programma ulteriori interventi, compreso il ritorno dei treni anche nella tratta montana, previsto entro la fine dell’anno. Un passaggio atteso che completerà il quadro della riattivazione.

Per i pendolari, però, la memoria del mese appena trascorso resta viva. Il trasporto sostitutivo ha mostrato quanto sia fragile l’equilibrio della mobilità quotidiana quando viene meno l’infrastruttura principale. In territori dove l’auto privata non sempre è un’opzione praticabile per tutti, l’efficienza del trasporto pubblico diventa una questione di equità.

Lunedì 23 febbraio i binari torneranno a vibrare lungo la Torino-Ceres. Sarà un ritorno alla normalità per migliaia di persone. Ma il mese dei bus strapieni resta come monito: i lavori sono necessari, ma la gestione delle interruzioni deve essere all’altezza delle aspettative. Perché quando si ferma il treno, non si ferma la vita di chi deve raggiungere scuola, ufficio o ospedale. E la mobilità, soprattutto nelle valli, non può permettersi prove insufficienti.

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