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Elezioni: il 24 e 25 maggio si andrà al voto in 626 Comuni, ma per chi ha votato nel 2021 si andrà alle urne solo nel 2027

Tra i comuni della provincia di torino che andranno alle urne ci sono Venaria Reale, Alpignano e Moncalieri

Elezioni: il 24 e 25 maggio si andrà al voto in 626 Comuni, ma per chi ha votato nel 2021 si andrà alle urne solo nel 2027

Elezioni

Le date ora sono ufficiali. Il Consiglio dei ministri, su informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha fissato al 24 e 25 maggio 2026 le elezioni per il rinnovo di sindaci e consigli comunali in 626 Comuni delle regioni a statuto ordinario. Gli eventuali ballottaggi si terranno il 7 e 8 giugno.

Una tornata ampia, che coinvolge 15 capoluoghi di provincia – da Venezia a Reggio Calabria, passando per Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone e Salerno – e centinaia di realtà medie e piccole.

Dietro questa consultazione, però, c’è una storia che parte dal 2020 e che ancora oggi produce effetti. È la lunga ombra della pandemia sul calendario istituzionale italiano.

La coda lunga del voto rinviato nel 2020

Nel 2020, a causa dell’emergenza sanitaria, le elezioni amministrative previste in primavera furono rinviate a settembre-ottobre. Una scelta obbligata, che spostò fuori calendario centinaia di consultazioni.

Quei sindaci eletti nell’autunno 2020 arrivano ora alla naturale scadenza quinquennale nel 2026. È per questo che il 24 e 25 maggio si tornerà a votare in così tanti Comuni: non si tratta di scioglimenti anticipati o crisi politiche, ma della conclusione di mandati iniziati in una fase straordinaria.

In Piemonte i Comuni coinvolti sono 79, con un peso significativo nella Città Metropolitana di Torino, dove si voterà in centri strategici della cintura come Moncalieri, Venaria Reale e Alpignano.

Il capoluogo Torino, invece, non è interessato: voterà nel 2027. Ed è proprio il 2027 che diventa la data chiave per un altro gruppo di Comuni.

E i Comuni che hanno votato nel 2021? Il caso Torino

Qui entra in gioco la cosiddetta “proroga Covid”, un meccanismo poco percepito dall’opinione pubblica ma decisivo per comprendere il calendario elettorale.

La normativa emergenziale – frutto di un intreccio di decreti e successive interpretazioni giuridiche – ha stabilito che i Comuni andati al voto nel secondo semestre del 2020 e nel 2021 avrebbero avuto un prolungamento automatico del mandato.

Questo significa che il calendario elettorale di città come Torino non è fissato né al 2025 né al 2026.

La città tornerà alle urne nel giugno 2027.

Torino aveva votato nell’ottobre 2021, rientrando pienamente nel perimetro della proroga. Di conseguenza, il mandato dell’amministrazione guidata da Stefano Lo Russo, si estenderà fino al 2027.

Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo

Un anno in più rispetto a quanto inizialmente previsto. Un anno che pesa politicamente

Quella che può sembrare una nota tecnica è in realtà un fattore politico di rilievo.

La scena cittadina, che già si muoveva in vista del 2026, è stata costretta a ricalibrare tempi e strategie. Il prolungamento congela formalmente la competizione elettorale, ma non la ferma. Anzi.

Un tempo supplementare che non è semplice ordinaria amministrazione: può diventare una fase di consolidamento, chiusura di partite aperte e soprattutto costruzione della successione.

Due calendari, una stessa origine

Il quadro complessivo è chiaro:

  • 24 e 25 maggio 2026 al voto 626 Comuni italiani, tra cui 79 piemontesi.

  • 7 e 8 giugno eventuali ballottaggi.

  • I Comuni che hanno votato nel 2021, come Torino, torneranno alle urne nel giugno 2027.

Tutto nasce da una scelta presa nel pieno della pandemia. Una decisione sanitaria che continua a produrre effetti politici.

Il Covid ha cambiato il calendario.
Ora la politica deve fare i conti con quel tempo sospeso che, sei anni dopo, continua a ridisegnare le scadenze del potere locale.

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