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18 Febbraio 2026 - 21:36
Vino piemontese in crisi: crollano i prezzi fino al 30% (foto di repertorio)
Il vino piemontese entra in una fase critica che i produttori definiscono senza mezzi termini “strutturale”. Non una semplice flessione ciclica, ma una crisi che — per gravità — viene paragonata alla crisi finanziaria del 2008 e all’emergenza Covid del 2020.
L’allarme è stato lanciato in III Commissione del Consiglio regionale del Piemonte, dove i rappresentanti delle principali organizzazioni e dei consorzi di tutela hanno illustrato numeri che delineano un quadro preoccupante: calo degli scambi, riduzione dei valori, aumento delle giacenze in cantina e crollo dei prezzi delle uve.
Il dato più evidente riguarda le quotazioni. Le flessioni oscillano tra il -15% e il -30%, con punte significative per alcune denominazioni simbolo del territorio. Il Barbaresco segna un -27%, il Nebbiolo d’Alba e il Langhe Nebbiolo registrano rispettivamente -22% e -28%, mentre per le uve diradate e selezionate del Barbera d’Asti si arriva fino a -30%.
Numeri che incidono direttamente sulla sostenibilità economica delle aziende vitivinicole, molte delle quali operano con margini già ridotti.
La situazione piemontese appare ancora più delicata se confrontata con il quadro nazionale. Mentre l’Italia nel 2025 ha registrato una produzione sostanzialmente in linea con l’anno precedente, il Piemonte ha subito una riduzione del 4% sia rispetto al 2024 sia rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
Un dato che, in teoria, avrebbe dovuto alleggerire le giacenze. Ma è accaduto il contrario: nonostante la minore produzione, le cantine risultano più cariche.
Tra le cause individuate dai produttori c’è innanzitutto il calo progressivo dei consumi registrato negli ultimi cinque anni, fenomeno che riguarda non solo il mercato interno ma anche quello internazionale. Le difficoltà dell’export, aggravate dalla minaccia di possibili dazi negli Stati Uniti, rappresentano un ulteriore elemento di instabilità.
A pesare sono anche gli eventi climatici che negli ultimi anni hanno inciso sulla resa delle vigne e sulla programmazione produttiva. A questo si aggiunge la campagna dell’Ocse, che ha associato il consumo di vino a rischi oncologici, con un impatto comunicativo rilevante su mercati già sensibili ai temi salutistici.
Il risultato è una contrazione degli scambi sia in quantità sia in valore, con effetti a catena lungo tutta la filiera: dalle aziende agricole alle cantine sociali, fino ai commercianti e agli esportatori.
I consorzi chiedono ora interventi immediati, sia sul breve sia sul medio periodo. Tra le misure proposte figurano azioni per ridurre l’offerta eccedentaria e programmi mirati di promozione territoriale, con l’obiettivo di sostenere la domanda e diversificare i canali commerciali.
Particolare attenzione viene richiesta per i vini attualmente più in difficoltà, come Barbera, Dolcetto, Cortese e Moscato, denominazioni che rappresentano una quota significativa della produzione regionale.
Il comparto vitivinicolo piemontese, che costituisce uno dei pilastri economici e identitari del territorio, si trova dunque in una fase di transizione delicata. Il rischio, evidenziano i produttori, è che senza interventi strutturali si consolidi una crisi che potrebbe ridimensionare in modo permanente una delle eccellenze più riconosciute del Piemonte nel mondo.

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