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14 Febbraio 2026 - 21:00
Ivrea scopre il volto della sua Mugnaia 2026 proprio nella notte più simbolica dell’anno, quella dell’amore e delle promesse. San Valentino. Quando Valentina Campesato, in Mantovani, si è affacciata dal balcone del Palazzo Civico, quel segreto custodito gelosamente per settimane è diventato storia, il sogno privato, un rito collettivo. Quel rito che ha fatto esplodere la piazza al grido di: "Viva la Mugnaia!".

È il 6 gennaio, l’Epifania, quando tutto ha avuto inizio. Quella data per Valentina ha segnato l’inizio di un capitolo che resterà inciso nella memoria per sempre. Da quel momento Ivrea ha la sua Mugnaia 2026, ma tutto è ancora un segreto.
Accanto a lei, come vuole la tradizione, il marito, Manuel Mantovani, noto commercialista eporediese di 38 anni, che vestirà i panni del Toniotto, il marito della Violetta. Una coppia radicata nel territorio, profondamente legata alla città e allo Storico Carnevale di Ivrea.
La loro è una storia che ha il sapore della sorpresa, della complicità e di un destino che si compie quasi in punta di piedi.
«L’ho saputo ufficialmente, la sera del 6 gennaio», racconta Valentina con un sorriso che tradisce ancora incredulità.
È stato Manuel a orchestrare tutto. Con un piccolo inganno. «Mio marito mi ha portato a casa del presidente della Fondazione, Alberto Alma. C’erano anche Gian Piero Frigo e la moglie di Alberto Alma. Quando sono entrata, ad aspettarmi c’era Gian Piero con il garofano rosso e quindi molto incredula ho capito che forse toccava a noi».
Non se l’aspettava?
«Forse ci speravo. Ma l’ho sempre vista come una cosa molto remota, un sogno molto nel cassetto, molto in fondo. E invece…».
La scena ha qualcosa di cinematografico. Il garofano rosso, simbolo inequivocabile. L’attimo sospeso. E poi la consapevolezza.
Se per Valentina la notizia è arrivata all’improvviso, il marito era stato informato qualche settimana prima.
«L’ho saputo a metà dicembre», racconta. «Un amico in comune mi ha convinto con l’inganno a scendere dall’ufficio e salire in macchina per fare una sorpresa a un altro amico. Sono salito in macchina molto frettolosamente, non mi sono nemmeno accorto che dietro c’era altra gente. Poi Gian Piero mi ha detto ciao, mi sono girato e mi sono accorto che non ero da solo».
Il tono si fa ironico: «Poteva essere un rapimento!».
Conosceva bene chi aveva davanti, e cosa rappresentasse. «Mi ha fatto la domanda di rito: sai chi sono? Sai cosa faccio? E quindi… tocca a me».
Da lì, una serie di incontri quasi clandestini. Sempre in macchina. Giri lunghissimi, parcheggi defilati, sguardi negli specchietti retrovisori.
Un segreto custodito con cura. Manuel aveva il compito di sondare il terreno con Valentina senza svelarle nulla. «Mi hanno chiesto di dare una risposta, ma io non me la sentivo di farlo senza senza consultarla. Mi è stato detto di prenderla alla larga, di indagare… ma essendo possibilista».
Lei, ignara, accettava spiegazioni su riunioni di lavoro serali e rientri più tardi del solito dopo chilometri percorsi in collina. «Adesso ci penso e mi fa ridere. Tutte queste bugie… bellissime».
Ivrea non è solo lo scenario. È la loro scelta di vita.
«È la città in cui ci siamo sposati e in abbiamo scelto di vivere», dice Valentina. «Ci siamo sposati nel centro storico, al Teatro Giacosa. Abbiamo fatto le foto del matrimonio passeggiando per via Palestro. È proprio la nostra città».

Lei è nata e cresciuta qui. Asilo al San Michele, elementari a Cascinette, medie a Burolo, superiori a Ivrea. Una dimensione che sente propria. «Io ci sto bene. In una città grande patirei».
Manuel ha studiato e lavorato a Torino, ma non ha mai reciso il legame. «Dal 2007 al 2015 ho vissuto a Torino, ma nel weekend tornavo sempre. In quegli anni ho perso un solo giorno di Carnevale: il martedì del 2010. Lo ricordo bene perché avevo l'orale dell'esame di matematica e se non l'avessi dato non avrei potuto laurearmi in quella sessione».
Una fedeltà che dice molto.
Per Valentina, il Carnevale di Ivrea è una storia di famiglia:«Ha fatto parte di me da sempre. Mia mamma portava da piccoli con il passeggino. Con mio papà ho vissuto le fagiolate».
Suo padre, Bruno, è stato tra i fondatori della fagiolata di Cuj dij Vigne. «Grazie a lui sono entrata in quel mondo. È una festa bellissima per me».
Oggi Valentina e Manuel si trovano al centro di quella tradizione che per loro è sacra. «Se ci regalassero un viaggio durante il Carnevale? No. Si rimane».
Valentina non appartiene a nessuna squadra. «Vorrò essere la Mugnaia di tutte le squadre», dice con convinzione.
Che mugnaia sarà?
«A tratti forte, ma con momenti di fragilità», ammette Valentina senza nascondere l’emozione. «Vorrò essere una Mugnaia fiera e orgogliosa. Sicuramente avrò momenti così… ma è bellissimo che escano le emozioni».
Sa di non essere sola. Il marito, gli amici, la famiglia. «Quello che farò sarà il risultato di un insieme di cose. La buona riuscita sarà un lavoro di squadra».
Quando la madre ha saputo la notizia, è stato un fiume di lacrime. «Non ha capito subito. Poi Manuel ha detto che sarò Mugnaia nel 2026. E lì è esplosa».
Il padre non c’è più. Ma il legame resta forte, un filo invisibile che lega passato e presente.
Valentina lavora come impiegata amministrativa in un’azienda del territorio. Ama viaggiare, curare il giardino della casa in cui presto lei e Manuel andranno ad abitare, andare in palestra. «Mi piace mangiare e bere. Se non faccio niente è un problema», scherza.
Manuel è commercialista. Ha giocato a calcio da quando era un bambino, fino alla Promozione, e oggi continua negli amatori con la Speciale Canottieri. «Ho bisogno di quel venerdì sera», dice.
Amano viaggiare con lo zaino in spalla. Si sono conosciuti nel 2019 e pochi mesi dopo erano in Israele per venti giorni con uno zainetto leggerissimo. Viaggi avventurosi, poi il viaggio di nozze in Giappone. E d’estate la moto.
Una coppia moderna, complice, ironica.
«Non so cosa aspettarmi da questa meravigliosa esperienza», ammette Valentina.
«Sarà un Carnevale diverso, unico" dice Manuel che è stato sia arancere a terra, con i Tuchini del Borghetto, che sul carro dei Seguaci di Arduino.
Poi, aggiunge: "So cosa vuol dire tirare a terra, mettere la maschera, fare la zappata. Il resto non lo so. Ci lasceremo travolgere».
Forse è proprio questo il segreto. Non controllare tutto. Accettare la forza di una tradizione che supera il singolo.
Ivrea si prepara a viverlo con loro. Una Mugnaia giovane, consapevole, emotiva e determinata. Un Toniotto radicato, fedele alla sua terra, pronto a sostenere.
La storia è già cominciata.


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