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13 Febbraio 2026 - 16:02
Monte-Carlo, neve e rimonta: Fabrizio Pardi tra i grandi
Ci sono uomini che corrono per vincere. E poi ci sono uomini che corrono per restare. Restare nella memoria di una gara che è leggenda, restare dentro una classifica che parla il linguaggio dei grandi, restare fedeli a un’idea di motorsport che non ammette scorciatoie. Fabrizio Pardi appartiene alla seconda categoria. E al Rallye Monte-Carlo Historique 2026 lo dimostra ancora una volta.
Ventottesimo assoluto. Sesto tra gli italiani. Secondo per la Scuderia Milano Autostoriche. Su 275 equipaggi partenti.
Numeri che, letti così, sembrano freddi. Ma dentro contengono una storia che profuma di neve, di freni caldi, di notti senza sonno e di un cuore che continua a battere forte come il primo giorno. C’è un errore che poteva spegnere tutto. C’è una rimonta che ha il sapore delle imprese vere. C’è una squadra che non sbaglia quando conta davvero.
Si parte da Torino, domenica 1° febbraio. La Lancia Fulvia 1.3 HF è lì, compatta, elegante, pronta a ruggire come mezzo secolo fa. È molto più di un’auto storica: è un simbolo, un’identità, una scelta precisa. Con quella vettura Pardi ha conquistato la Coppa Italia di classe nel Campionato Italiano Rally Auto Storiche nel 2018 e nel 2022. Non è nostalgia, è coerenza tecnica e sportiva. È una macchina che conosce come un’estensione del proprio corpo.

Accanto a lui, sul sedile di destra, c’è Mary Vicari Fraquelli, navigatrice di razza, nome che al Monte-Carlo Historique non ha bisogno di presentazioni. Precisione, freddezza, lettura perfetta delle medie. Il Monte-Carlo non è una corsa contro gli altri: è una corsa contro il tempo, contro l’errore, contro se stessi.
Martedì 3 febbraio, Valence. La tappa di concentramento riunisce equipaggi partiti da cinque città europee. Da lì si entra nel cuore della gara. Prove di regolarità dove un secondo è un’eternità. Strade che cambiano pelle ad ogni curva. È lì che si inizia a capire chi ha la stoffa per resistere.
E poi arriva l’assurdo.
Al controllo orario di Perosa Argentina, 6000 penalità. Seimila. Un errore dei cronometristi che li catapulta intorno all’ottantesima posizione. In una gara di regolarità è una sentenza quasi definitiva. Un colpo allo stomaco. Un macigno sulla classifica.
Il reclamo parte subito, attraverso il direttore sportivo Massimo Dell’Acqua. Ma intanto la classifica resta quella. E la strada non aspetta. È qui che si misura la statura di un pilota.
Molti si sarebbero scomposti. Qualcuno avrebbe iniziato a fare calcoli, a difendere il salvabile. Pardi no. Fa quello che ha fatto per tutta la vita: resta lucido. Accetta l’ingiustizia momentanea, chiude la rabbia dentro il casco e inizia a costruire una rimonta silenziosa.
Echarasson. Burzet. Strade che alternano asfalto asciutto, bagnato, ghiaccio. Tratti che cambiano all’improvviso, dove la traiettoria perfetta diventa scivolosa nel giro di pochi metri. Poi il Turini, il nome che basta da solo a evocare epiche battaglie notturne.
Nella terza tappa sono già 44° assoluti. Oltre trenta posizioni recuperate con precisione chirurgica. Non c’è frenesia nella guida di Fabrizio Pardi. C’è controllo. C’è esperienza. C’è quella capacità di leggere l’asfalto che nasce da cinquant’anni di motorsport vissuto in prima linea.
Dalle Simca Rally 2 alla Mini De Tomaso, dalla Talbot Sunbeam alla BMW M3, fino alla Renault Clio Williams. Decenni di evoluzione tecnica attraversati sempre con la stessa fame. Ma la sua storia non si ferma all’abitacolo. Pardi ha lavorato nei paddock della Formula 1, collaborando con realtà legate a Ferrari, AGS, Fondmetal, Forti Corse. Ha vissuto l’epoca del Superturismo con Alfa Romeo e BMW Motorsport. Tra il 1992 e il 1998 è stato coinvolto in ambito FIA nel gruppo di consultazione sulla sicurezza delle competizioni, contribuendo in anni cruciali a migliorare standard e procedure. È stato test driver, istruttore di guida sicura, formatore. Ha insegnato a leggere una curva prima ancora di affrontarla.
Tutto questo, su una strada innevata, pesa.
Poi, all’inizio della quarta tappa, la svolta. Il collegio dei commissari e la Direzione Gara annullano la penalità. I 6000 punti spariscono. La classifica si riallinea. Pardi si presenta all’ultima notte, quella del Col de Turini, al 30° posto assoluto.
Ma il Monte-Carlo non è mai finito finché non è finito.
Un tubo dei freni si rompe. In un rally normale è un problema serio. Sul Turini innevato, di notte, è un incubo. È il momento in cui puoi perdere tutto. È il momento in cui serve una squadra vera.
La Lancia Fulvia HF è preparata da AUTORALLY FILIPPI, struttura che conosce alla perfezione l’equilibrio delicato delle storiche. L’assistenza è affidata al Team HPC di Franco Fraquelli, con la direzione sportiva di Massimo Dell’Acqua, i tecnici Luigi Palopoli e Mauro Vaccari, e la supervisione di Alex Salvarani. È un gruppo affiatato, che sa cosa significa giocarsi una settimana di gara in pochi minuti.
L’intervento è rapido, preciso. La Fulvia torna in assetto.
E poi c’è la prova. Il Turini completamente innevato. Tornanti bianchi, fari che tagliano la notte, il silenzio irreale della montagna rotto solo dal rumore del motore e dalla neve che scricchiola sotto le gomme. È lì che si capisce chi sei davvero.
È lì che Fabrizio Pardi firma la sua gara.
Non difende. Attacca. Recupera altre due posizioni. Porta la Fulvia HF – sostenuta da ACABA Gantier SPORT, NOA NDT ANALYSIS, SPAZIO GENOVA, con il supporto di PIT STOP SERVICE, IVREAOTTICA e con il sostegno del Panathlon Club Ivrea e Canavese – fino al porto di Montecarlo.
Ventottesimo assoluto. Top 30.
E non è un episodio isolato. È una conferma. È la dimostrazione che, anno dopo anno, Pardi resta competitivo nel rally più selettivo e affascinante del mondo.
C’è anche un territorio dentro questo risultato. Burolo, il “più bel Paese del mondo” come ama definirlo, ha concesso il patrocinio ufficiale alla sua partecipazione. Dal Canavese alle Alpi francesi il filo non si è mai spezzato. Ogni chilometro percorso a Montecarlo porta con sé un pezzo di casa.
C’è qualcosa di profondamente sportivo in questa storia. Non è la vittoria assoluta, non è il podio sotto i flash. È la resilienza. È la capacità di trasformare un’ingiustizia in carburante. È la freddezza di chi, dopo una penalità devastante, non perde la testa ma ritrova la strada.
Il Monte-Carlo Historique 2026 consegna un’altra pagina alla storia personale di Fabrizio Pardi. Una pagina fatta di neve, errori cancellati, freni riparati, posizioni recuperate. Una pagina che racconta un uomo che ha vissuto il motorsport da pilota, da tecnico, da consulente FIA, da formatore. E che ancora oggi, quando cala la notte sul Turini, sa trasformare esperienza e passione in risultato.
Dal Canavese al Turini il filo non si è mai spezzato.
E mentre la Fulvia scende verso il porto di Montecarlo, tra le luci e il mare, c’è una certezza che resta impressa più della classifica: Fabrizio Pardi non è lì per partecipare. È lì per restare.
Perché le leggende non si inseguono soltanto. Si onorano. E qualcuno, su quelle strade di ghiaccio, continua a farlo con il cuore e con la testa.
LA VOCE DEL CANAVESE
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