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Supermercati Borello passano a Unes, 20 milioni sul tavolo: il Pd chiede garanzie su lavoratori e mantenimento dello “stile Borello”

I 49 punti vendita passano al gruppo Finiper Canova, esclusi gli immobili. La Regione chiamata a vigilare

Supermercati Borello passano a Unes, 20 milioni sul tavolo: il Pd chiede garanzie su lavoratori e mantenimento dello “stile Borello”

Supermercati Borello passano a Unes, 20 milioni sul tavolo: il Pd chiede garanzie su lavoratori e mantenimento dello “stile Borello”

Unes compra 49 supermercati Borello e mette sul tavolo 20 milioni di euro per ristrutturazioni e nuove aperture. L’operazione è fatta: la storica catena piemontese entra nell’orbita del gruppo lombardo Finiper Canova, proprietario di Unes Maxi. E la politica regionale chiede subito conto.

I numeri sono chiari. Borello conferisce in una newco 49 punti vendita – su 52 complessivi – che passano a Unes. Due negozi saranno ceduti a terzi, uno resterà alla famiglia. La parte immobiliare non rientra nell’accordo. Il fatturato 2025 supera i 171 milioni di euro, i dipendenti sono 800. Unes annuncia per quest’anno un piano da 20 milioni destinato alla ristrutturazione di 35 punti vendita e all’apertura di altri 6. Le insegne, assicurano, resteranno Borello.

Ma quando un marchio nato sulla collina torinese finisce sotto controllo lombardo, la questione non è solo industriale. È identitaria. È territoriale. È politica.

Per questo i consiglieri regionali del Partito Democratico, Alberto Avetta e Gianna Pentenero, hanno presentato un’interrogazione alla Giunta Cirio. Chiedono se siano già stati avviati contatti con la nuova proprietà e sollecitano un confronto istituzionale. L’obiettivo dichiarato è duplice: tutelare gli 800 lavoratori e preservare quello che definiscono “stile Borello”.

«Auspichiamo che la società Unes Maxi sappia dare continuità ad una storia imprenditoriale tipicamente piemontese, tutelando le prospettive contrattuali degli 800 dipendenti e la diffusione capillare dei punti vendita anche nei comuni più piccoli», affermano Avetta e Pentenero. E ancora: «È importante attivare da subito un canale istituzionale di confronto con la nuova proprietà lombarda e con le sigle sindacali per rassicurare i dipendenti e le amministrazioni locali interessate».

La parola chiave è “prossimità”. Borello è cresciuta così: supermercati di piccole e medie dimensioni, radicati nei quartieri e nei paesi, con i banchi del fresco, la gastronomia, i prodotti locali. Un modello che ha riempito spazi lasciati vuoti dalla grande distribuzione tradizionale. In molti comuni quei negozi non sono solo casse e scaffali: sono presidi sociali.

Fiorenzo Borello

Dall’altra parte, Unes parla di sviluppo sostenibile e integrazione. «Non è solo un’espansione della nostra rete», spiega il direttore commerciale Armando Strano in una nota «ma un percorso nato da una visione condivisa. L’esperienza di Borello unita alla nostra strategia commerciale permetterà un’esperienza d’acquisto ancora più ricca». E rassicura: «Il nostro impegno sarà volto anche a garantire continuità e nuove opportunità per i collaboratori».

Anche Fiorenzo Borello, 72 anni, fondatore e presidente, rivendica la scelta in una nota. Partito da ragazzo come macellaio, primo negozio a Rivodora, oltre cinquant’anni di crescita, più di cento aperture nella sua storia imprenditoriale. «Sono fiducioso che l’ingresso in un gruppo nazionale rappresenti la migliore opportunità per il futuro», afferma. «Sono convinto che i nostri valori e la nostra tradizione saranno preservati».

La domanda però resta sospesa. Può uno “stile” sopravvivere a un passaggio di proprietà? Può la prossimità restare tale dentro un grande gruppo che ragiona su scala nazionale? Le insegne non cambieranno, assicurano. Ma le scelte commerciali, i fornitori, il rapporto con i piccoli comuni: lì si misura la coerenza tra parole e fatti.

Il Piemonte osserva. La Regione è chiamata a fare la sua parte, almeno sul piano del confronto. Perché qui non si parla solo di un’operazione da 20 milioni di euro. Si parla di 800 famiglie, di decine di paesi, di un pezzo di storia imprenditoriale che ha accompagnato generazioni di consumatori.

Il mercato decide, certo. Ma la politica – se vuole essere qualcosa di più di una comparsa – deve vigilare. E pretendere che dietro i comunicati rassicuranti ci siano impegni verificabili.

Il marchio Borello resterà sulle insegne. Ora si tratta di capire se resterà anche nelle scelte.

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