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12 Febbraio 2026 - 09:19
Decathlon annuncia la chiusura di un altro punto vendita: diminuiscono i clienti, è crisi
Decathlon ha annunciato la chiusura del punto vendita di Borgo Filadelfia a Torino, che abbasserà definitivamente le serrande il 31 marzo 2026. È la stessa multinazionale francese dell’abbigliamento e degli articoli sportivi a comunicarlo con una nota in cui la decisione viene giustificata come parte di un “piano globale di rimodellamento” della rete di vendita avviato nel 2024.
La ragione, nelle parole aziendali, è semplice: le aspettative sul flusso di clienti non sono state confermate nel negozio torinese. Decathlon dice di voler concentrare le sue “energie” su sedi che possano offrire l’esperienza sportiva più completa e innovativa possibile, un concetto che tradotto significa investire dove il business funziona e tagliare dove non decolla.
Non è una chiusura senza conseguenze: otto persone che lavorano nel negozio di Borgo Filadelfia perderanno la loro postazione lì. Decathlon però assicura che tutte saranno ricollocate negli altri negozi della cintura torinese, in un processo che – dicono – inizierà “ascoltando le singole necessità” di ciascuno. Secondo la nota ufficiale, l’operazione non creerà squilibri occupazionali e confermerebbe la volontà dell’azienda di tutelare i propri collaboratori.
La chiusura di Borgo Filadelfia arriva mentre la presenza di Decathlon a Torino resta comunque consistente: la rete locale conta quattro store strategici – a Grugliasco, Torino Centro, Moncalieri e Settimo Torinese – che nel 2025 hanno accolto circa 3,9 milioni di visitatori.
Decathlon nel comunicato ricorda anche il suo “impegno sul territorio” attraverso progetti di inclusività e impatto sociale. Tra questi, la collaborazione con l’associazione “Progetto Itaca Torino” per sostenere le persone con disturbi della salute mentale, e il proseguimento della partnership con l’evento “Just the woman I am” per sostenere la ricerca universitaria sul cancro. L’azienda sottolinea la spinta su sostenibilità, con incentivi alla riparazione e riutilizzo dei prodotti per ridurre l’impatto ambientale e promuovere un consumo più consapevole.
La decisione di chiudere Borgo Filadelfia segue un altro caso di chiusura che aveva già colpito l’area metropolitana di Torino: il punto vendita di Decathlon a Venaria Reale, che aveva chiuso i battenti nel settembre 2025 con quasi due mesi di anticipo rispetto a quanto inizialmente annunciato. Quel caso aveva acceso un dibattito pubblico notevole sulla gestione aziendale, la ricollocazione dei dipendenti e il ruolo delle istituzioni nel fronteggiare scelte strategiche di grandi catene in territori fragili.

La storia della chiusura del Decathlon di Venaria Reale è un capitolo di una trasformazione più ampia del commercio nella cintura nord di Torino. Il punto vendita di corso Garibaldi, aperto nel 2021, era stato accolto come un presidio commerciale e sociale importante per la città e l’intero quadrante nord della metropoli torinese. Dopo quattro anni, però, quel presidio ha chiuso i battenti domenica 14 settembre 2025, con quasi due mesi di anticipo rispetto alla data prevista inizialmente – ottobre –.
La chiusura improvvisa aveva sorpreso lavoratori, sindacati e amministratori locali. Nel punto vendita lavoravano quindici persone, di cui la maggior parte – secondo l’azienda – sarebbe stata ricollocata in altri negozi Decathlon nella provincia di Torino. Decathlon aveva definito la decisione parte di una “revisione organizzativa”, ma la comunicazione anticipata e la rapidità con cui le serrande sono state abbassate hanno sollevato dubbi e critiche.
Dal punto di vista occupazionale, la versione ufficiale dell’azienda parlava di ricollocazione per “quasi tutti i collaboratori” e di assenza di procedure di licenziamento. Tuttavia, per i sindacati e una parte dei lavoratori la ricollocazione non era stata né trasparente né accompagnata da garanzie contrattuali solide, e l’anticipo della chiusura aveva ridotto il tempo utile alle persone coinvolte per organizzarsi.
La vicenda non è rimasta confinata nei soli rapporti tra azienda e dipendenti. Ha rapidamente superato il perimetro locale ed è approdata in Consiglio regionale del Piemonte. La consigliera regionale del Partito Democratico, Laura Pompeo, ha presentato un’interrogazione alla Giunta chiedendo misure concrete a tutela dei lavoratori e per garantire una destinazione produttiva all’area commerciale dismessa. La posizione dell’opposizione ha sottolineato come la politica non potesse limitarsi a “registrare i fatti” ma dovesse attivarsi per proteggere l’occupazione e contrastare il declino economico di un territorio già provato da altre chiusure come il polo logistico di Brandizzo o il Bricocenter.
Sul fronte istituzionale la Regione ha risposto dicendo che non risultano procedure di licenziamento e che non erano state richieste formalmente riunioni sindacali, sottolineando la ricollocazione del personale. Questa posizione però non ha placato le critiche, specialmente sul fatto che il negozio avesse chiuso molto prima della data fissata e che né sindacati né lavoratori avessero avuto sufficiente tempo per negoziare condizioni.
Oltre alla dimensione lavorativa, la chiusura ha avuto effetti simbolici e sociali per Venaria. Quel Decathlon non era visto semplicemente come un negozio: era un punto di ritrovo per famiglie, sportivi, giovani, e un elemento di attrattiva commerciale. La sua scomparsa ha lasciato uno spazio vuoto nella città, mentre altrove – all’interno dello stesso gruppo – si continuavano ad aprire nuovi punti vendita, creando un contrasto forte tra investimenti in alcune aree e disimpegno in altre.
La storia di Venaria è esemplare di come la razionalizzazione commerciale globale possa avere impatti concreti su territori, lavoro e comunità, e di come la reazione sociale e politica possa tentare di mettere in luce la tensione tra strategie aziendali e bisogno di protezione economica locale.
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