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Tariffe più care e disservizi, Comitato Pendolari Settimo e Osservatorio sulla ferrovia Torino-Ceres scrivono alla Regione: “Serve una sospensiva”

Appello a Cirio e ai vertici dell’Agenzia della Mobilità Piemontese per fermare i rincari dal 1° luglio 2026

Tariffe più care e disservizi, Comitato Pendolari Settimo e Osservatorio sulla ferrovia Torino-Ceres scrivono alla Regione: “Serve una sospensiva”

Tariffe più care e disservizi, Comitato Pendolari Settimo e Osservatorio sulla ferrovia Torino-Ceres scrivono alla Regione: “Serve una sospensiva”

L’aumento scatterà dal 1° luglio 2026. È già stato deliberato. E ora i pendolari chiedono di fermarlo.

Con una lettera indirizzata al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, all’assessore ai Trasporti Marco Gabusi, al direttore dell’Agenzia della Mobilità Piemontese Cesare Paonessa e alla presidente dell’Agenzia Cristina Bargero, il Co.M.I.S. – Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile ha formalizzato una richiesta chiara: sospendere l’adeguamento automatico delle tariffe del trasporto pubblico locale previsto in applicazione della D.G.R. 13-6608 del 4 novembre 2013.

Il provvedimento è stato deliberato dal Consiglio di amministrazione dell’Agenzia della Mobilità Piemontese il 27 gennaio 2026, con verbale n. 8/2026. L’adeguamento, legato all’inflazione programmata, entrerà in vigore dal prossimo luglio. Ma secondo i firmatari della lettera il contesto in cui arriva questo rincaro è tutt’altro che ordinario.

Nella comunicazione ufficiale si legge: “La presente viene inviata per chiedere una sospensione di tale provvedimento alla luce della situazione dei trasporti regionali, soprattutto ferroviari, talvolta carente talaltra disastrosa come ampiamente testimoniato dalle cronache quotidiane e riportate nei rapporti mensili illustrati negli incontri con codesto Ente, Trenitalia, RFI, associazioni dei pendolari e dei consumatori”.

Il nodo è tutto qui: aumentare le tariffe mentre il servizio continua a registrare ritardi, cancellazioni, soppressioni e difficoltà strutturali. Una contraddizione che, secondo i promotori dell’iniziativa, rischia di incrinare ulteriormente il rapporto tra utenti e istituzioni.

La lettera parla senza giri di parole di un atto che sarebbe “un provvedimento di responsabilità, di vicinanza oltreché di solidarietà nei confronti degli utenti che di quei disagi sono vittime indifese tutti i giorni”. E aggiunge un passaggio che pesa: molti pendolari non hanno accesso agli indennizzi previsti, a causa di “elevati requisiti, dettati dai contratti che regolano i rapporti con i vettori”.

In altre parole, si paga di più per un servizio che spesso non funziona, e non sempre si viene risarciti.

Il Coordinamento ricorda anche che l’aumento non sarebbe un episodio isolato. “Negli ultimi anni le tariffe, per il meccanismo di indicizzazione legata all’inflazione, hanno subito un aumento del 20% mettendo in difficoltà parecchie famiglie già vessate da rincari continui in altri settori”.

Un dato che viene affiancato a un altro elemento economico: la perdita di potere d’acquisto dei salari. “L’ISTAT infatti segnala che tra il 2019 ed il 2024 le retribuzioni contrattuali (valore nominale dei salari fissati dai contratti collettivi) hanno perso circa il 10,5% del potere d’acquisto”.

È il quadro complessivo a preoccupare: stipendi reali in calo, rincari generalizzati, trasporti in difficoltà. In questo contesto, un ulteriore aumento – seppur automatico e previsto da una delibera del 2013 – viene percepito come un segnale politico, non solo tecnico.

I firmatari precisano però che la sospensione non dovrebbe tradursi in un taglio del servizio. “L’adozione della sospensiva degli aumenti ovviamente non dovrebbe prevedere interventi di limitazione dell’offerta esistente, in alcuni casi già fortemente contratta, in attesa inoltre di una revisione complessiva del sistema degli abbonamenti e della bigliettazione che necessiterebbe di tariffe uniche a livello regionale e valevoli per tutte le aziende, ferro e gomma, che concorrono allo svolgimento del servizio in gran parte sovvenzionato da contributi pubblici”.

Il tema è quello, annoso, dell’integrazione reale tra treni e autobus, tra aziende diverse, tra territori differenti. Un sistema più semplice, uniforme, leggibile. “Tema questo più volte evidenziato da molti e che sta diventando di fondamentale importanza per garantire semplicità nella fruizione dei trasporti e che siamo certi avvicinerebbe nuovi utenti”.

Non solo stop agli aumenti, dunque. Ma anche riforma strutturale.

E se la sospensione non fosse possibile? La lettera contempla un piano B. “Qualora non fosse possibile intervenire efficacemente sul blocco degli aumenti tariffari si ritiene opportuno valutare di avanzare sin da subito una proposta alternativa”.

L’alternativa è chiara: un bonus compensativo per tutti gli utenti. “Considerata la persistente criticità del servizio di trasporto, i pendolari si aspettano il riconoscimento di una misura compensativa sotto forma di bonus, intesa non come concessione straordinaria ma come segnale di attenzione e rispetto verso chi quotidianamente subisce disagi e disservizi”.

Non un regalo, ma un riconoscimento. Non un’eccezione, ma un principio di equità.

Il Coordinamento sottolinea che tale misura dovrebbe essere prevista “per tutti gli utenti, senza vincoli legati a specifici periodi di rinnovo dell’abbonamento, che in passato hanno finito per escludere una parte significativa dei pendolari, compromettendo il principio di equità”.

La lettera si chiude con un appello istituzionale, ma fermo: “Confidando in un vostro interessamento e rimanendo a disposizione per ogni confronto in merito al tema sopraesposto, come anche su altri per lo stesso ambito, porgiamo distinti saluti”.

Il documento è datato Asti, 10 febbraio 2026. A firmarlo è il Co.M.I.S. – Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile, insieme a Osservatorio sulla ferrovia Torino-Ceres, Comitato Pendolari Bra, Comitato Pendolari Alba, Coordinamento Pendolari di Casale Monferrato, Pendolari Linea SFM3, Comitato Pendolari SFM1, Comitato Pendolari Settimo, Gruppo Pendolari Pinerolo, Osservatorio Ferrovia del Tenda.

Un fronte ampio, che copre linee ferroviarie diverse e territori differenti del Piemonte. Non una protesta isolata, ma una presa di posizione collettiva.

Il punto politico ora è nelle mani della Regione e dell’Agenzia della Mobilità. L’adeguamento automatico è previsto da una norma vigente dal 2013. Ma la politica non è mai solo applicazione meccanica di una delibera. È scelta. È priorità.

Da qui al 1° luglio 2026 il tempo non è molto. La richiesta è semplice nella forma, complessa nelle conseguenze: sospendere un aumento in un momento in cui il servizio è giudicato inadeguato e il potere d’acquisto delle famiglie è in calo.

Resta da capire se la Regione vorrà trasformare un automatismo tecnico in un’occasione di confronto. O se prevarrà la logica del “così è previsto”.

Per migliaia di pendolari piemontesi, la differenza non è teorica. È il costo quotidiano di andare a lavorare, studiare, curarsi. È il prezzo di un servizio pubblico che dovrebbe essere, prima di tutto, affidabile.

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