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La Voce degli Animali

Ancora spari a pochi metri dall’Oasi degli Animali: dopo la morte di Igor nulla è cambiato

Nuove segnalazioni riaprono la ferita di novembre a San Sebastiano da Po: animali terrorizzati, fucili troppo vicini e un appello che non può restare inascoltato

Spari ancora a pochi metri dall’Oasi degli Animali

Spari ancora a pochi metri dall’Oasi degli Animali

«Ancora troppo vicini. La storia ci ha già insegnato quanto sia pericoloso cacciare vicino all’Oasi degli animali. Proteggiamo queste mura prima che sia troppo tardi».

L’appello pubblicato sui social dall’account del parco riporta indietro a una mattina che nessuno all’Oasi degli Animali di San Sebastiano da Po ha dimenticato. E che oggi torna attuale. Perché, a distanza di mesi, dal parco continuano ad arrivare segnalazioni di cacciatori presenti troppo vicino alle voliere. E gli animali si spaventano di nuovo.

A novembre 2025 i latrati dei cani erano esplosi all’improvviso, forti, rabbiosi. Poi tre spari a brevissima distanza. Erano le 9.30 di sabato mattina e il giro quotidiano dei recinti era appena iniziato. Il parco era ancora chiuso quando quei boati avevano messo in allarme Giada Brandimarte e Diego Caranzano, che gestiscono la struttura dal luglio 2021.

Nel giro di pochi minuti due animali erano morti, non colpiti dai proiettili ma dallo shock. Nella zona dei rapaci il falco pellegrino affidato dal Canc di Grugliasco, presente all’Oasi da un paio d’anni dopo un lungo percorso di cure, era stato trovato immobile nella sua voliera. Shock profondo, respirazione compromessa, nessuna reazione agli stimoli. Le terapie d’emergenza non erano bastate. Era morto poco dopo, tra le mani di Giada.

Pochi minuti più tardi era arrivata la seconda tragedia. Igor, la cornacchia albina mascotte del parco, era stata trovata senza vita nel suo settore. Nessuna ferita. Morta di crepacuore per il terrore provocato dai colpi. In natura non sarebbe sopravvissuta al suo piumaggio bianco, troppo visibile ai predatori. Per questo la Città Metropolitana l’aveva affidata all’Oasi. Lì aveva trovato protezione e sicurezza. Fino a quel giorno.

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«È stato terribile. Sembrava il Far West!», avevano raccontato Giada e Diego. Non era un’esagerazione. Due anni prima cinque animali erano stati trovati morti in un solo giorno, compresa una civetta delle nevi. In un’altra occasione i colpi erano stati sparati dentro il perimetro del parco, con visitatori presenti che avevano poi testimoniato davanti ai carabinieri. In passato alcuni cacciatori erano stati visti caricare un cinghiale morto nel parcheggio dell’Oasi, in pieno giorno.

Igor, la cornacchia albina mascotte dell'Oasi degli animali

Il falco pellegrino affidato dal Canc di Grugliasco

La contraddizione è evidente anche sulla mappa. Le auto dei cacciatori salgono da via Nobiei, strada stretta chiusa al traffico dopo l’alluvione del 17 aprile e percorribile solo dai residenti. I visitatori del parco parcheggiano molto più in basso, a Casalborgone, e raggiungono l’ingresso a piedi. L’Oasi è circondata da boschi e terreni agricoli, ospita decine di animali recuperati e collabora con Asl, Cites, Canc e altre realtà veterinarie.

Eppure attorno al parco insiste un’area venatoria autorizzata. «Che messaggio diamo? Noi lavoriamo da anni per mettere gli animali al centro della nostra vita, e poi permettiamo che si spari a pochi metri dalle voliere?», aveva detto Giada nei giorni successivi alla tragedia. E ancora: «Le colline sono grandi, potevano andare da un’altra parte. Perché qui?».

Quel giorno i gestori avevano contattato i carabinieri di Casalborgone, ma non c’erano pattuglie disponibili. I forestali di Volpiano erano impegnati in un servizio esterno. Nel frattempo Giada e Diego non potevano lasciare il parco: lo gestiscono in due, da soli. Gli animali avevano bisogno di assistenza. I visitatori stavano per arrivare.

Per la loro famiglia – Giada, Diego e i figli Eros e Greta – l’Oasi non è solo un lavoro. Dal 2021 è casa. Hanno lasciato Crescentino per dedicarsi completamente a quel progetto. Il figlio maggiore studia agraria e li aiuta ogni giorno. La più piccola è cresciuta tra scoiattoli e voli di rapaci.

La collaborazione con il Canc di Grugliasco e il ruolo della Cites, che applica la Convenzione di Washington, fanno dell’Oasi un nodo fondamentale nella rete di tutela della fauna selvatica. Ogni animale recuperato segue un percorso preciso, stabilizzato dai veterinari e poi affidato a una struttura capace di garantire tranquillità e gestione quotidiana specializzata. È una filiera della cura che funziona solo se ogni passaggio è protetto.

Oggi non ci sono nuovi decessi segnalati, ma c’è di nuovo paura. Gli spari troppo vicini agitano gli animali e riaccendono un allarme che sembrava già urlato abbastanza forte.

«Proteggiamo queste mura prima che sia troppo tardi». È una frase che pesa. Perché chi la scrive sa cosa significa contare i morti in un luogo nato per salvarli.

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