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Trasporti nel caos e biglietti sempre più cari: i pendolari scrivono a Cirio per fermare l’aumento

Le associazioni di categoria hanno scritto una lettera chiedendo lo stop: "I servizi sono carenti e le famiglie non reggono altri rincari"

Trasporti nel caos e biglietti sempre più cari: i pendolari scrivono a Cirio per fermare l’aumento

Trasporti nel caos e biglietti sempre più cari: i pendolari scrivono a Cirio per fermare l’aumento automatico del Tpl dal 1° luglio 2026

Lettera ufficiale a Regione e Agenzia della Mobilità: “Sospendere l’adeguamento all’inflazione previsto dalla legge, i servizi sono carenti e le famiglie non reggono altri rincari”

Un altro aumento in arrivo, automatico, quasi silenzioso. E questa volta i pendolari piemontesi chiedono di fermarlo prima che scatti.

È stata inviata ieri una lettera ufficiale al presidente della Regione Alberto Cirio, all’assessore ai Trasporti Marco Gabusi e ai vertici dell’Agenzia della Mobilità Piemontese per chiedere la sospensione dell’adeguamento tariffario del trasporto pubblico locale previsto dal 1° luglio 2026. Un incremento legato al meccanismo di indicizzazione all’inflazione programmata, stabilito dalla D.G.R. 13-6608 del 4 novembre 2013, e deliberato per il 2026 dal consiglio di amministrazione dell’Agenzia il 27 gennaio scorso, come formalizzato nel verbale n. 8/2026.

A firmare il documento sono numerose associazioni di pendolari, coordinate dal Co.M.I.S. – Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile. Tra i sottoscrittori figurano l’Osservatorio sulla ferrovia Torino-Ceres, il Comitato Pendolari Bra, il Comitato Pendolari Alba, il Coordinamento Pendolari di Casale Monferrato, i Pendolari Linea SFM3, il Comitato Pendolari SFM1, il Comitato Pendolari Settimo, il Gruppo Pendolari Pinerolo e l’Osservatorio Ferrovia del Tenda.

A farsi portavoce delle istanze è anche Davide Arminio, referente dell’Osservatorio sulla Torino-Ceres, linea simbolo delle difficoltà strutturali del sistema ferroviario piemontese. Il messaggio è chiaro: prima di aumentare i prezzi, bisogna garantire un servizio all’altezza.

Nella lettera si parla senza mezzi termini di una situazione dei trasporti regionali “talvolta carente talaltra disastrosa”, una condizione documentata dalle cronache quotidiane e ribadita nei rapporti mensili illustrati negli incontri tra Regione, Trenitalia, RFI, Agenzia e rappresentanze dei pendolari. Ritardi cronici, soppressioni, coincidenze mancate, materiale rotabile insufficiente: problemi che per chi viaggia ogni giorno non sono episodici, ma strutturali.

La richiesta è quella di una sospensione dell’aumento come atto di “responsabilità” e di “vicinanza” verso utenti che vengono definiti “vittime indifese” dei disagi quotidiani. Un passaggio che fotografa il sentimento diffuso tra chi utilizza treni e autobus per lavoro o studio, spesso senza reali alternative.

C’è poi il nodo economico. Negli ultimi anni, ricordano le associazioni, le tariffe sono già cresciute del 20% per effetto del meccanismo di indicizzazione legato all’inflazione. Un incremento che si è abbattuto su famiglie già alle prese con rincari generalizzati in altri settori, dall’energia ai beni di prima necessità.

Il dato che pesa come un macigno è quello sul potere d’acquisto. Secondo l’ISTAT, tra il 2019 e il 2024 le retribuzioni contrattuali hanno perso circa il 10,5% in termini reali. Tradotto: gli stipendi nominali sono rimasti fermi o sono cresciuti meno dell’inflazione, mentre il costo della vita è aumentato. In questo contesto, un ulteriore adeguamento delle tariffe del Tpl rischia di diventare l’ennesimo colpo per chi già fatica a far quadrare i conti.

Le associazioni sottolineano che l’eventuale sospensiva non dovrebbe comportare tagli all’offerta, che in alcuni casi risulta già “fortemente contratta”. Il timore è che il blocco degli aumenti venga compensato con riduzioni di corse o servizi, aggravando una situazione già critica.

Ma la lettera non si limita a chiedere uno stop. Viene rilanciata anche la necessità di una revisione complessiva del sistema di abbonamenti e bigliettazione, con l’introduzione di tariffe uniche regionali, valide per tutte le aziende, su ferro e gomma, che concorrono allo svolgimento di un servizio in gran parte sostenuto da contributi pubblici. Un tema che, secondo i firmatari, è di fondamentale importanza per garantire semplicità nella fruizione dei trasporti e per avvicinare nuovi utenti.

È un punto strategico. Un sistema tariffario frammentato, con regole diverse tra linee e gestori, rischia di scoraggiare l’uso del mezzo pubblico, proprio mentre si parla di transizione ecologica e riduzione del traffico privato. L’integrazione tariffaria, in questo senso, non è solo una questione tecnica ma una scelta politica.

Infine, nel caso in cui non fosse possibile bloccare l’aumento, le associazioni avanzano una proposta alternativa: una misura compensativa sotto forma di bonus, non come concessione straordinaria ma come riconoscimento verso chi subisce quotidianamente disagi e disservizi. Il punto centrale è l’equità. In passato, ricordano i firmatari, alcuni meccanismi di ristoro sono stati legati a specifici periodi di rinnovo dell’abbonamento, finendo per escludere una parte significativa dei pendolari.

La data in calce alla lettera è quella del 10 febbraio 2026, da Asti. Un documento formale, indirizzato ai vertici istituzionali, ma che nasce da un malessere diffuso su tutto il territorio regionale.

Il confronto ora si sposta sul piano politico. La Regione dovrà decidere se confermare l’adeguamento automatico previsto dalla normativa o se intervenire con una sospensione, assumendosi l’onere di una scelta che avrà inevitabili ricadute sui conti e sugli equilibri del sistema.

Intanto, la voce dei pendolari si fa sentire con forza. E dietro le percentuali e i riferimenti normativi c’è una domanda semplice: si può chiedere di pagare di più per un servizio che, troppo spesso, non funziona come dovrebbe?

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