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Foibe, centinaia di manifesti in tutta Torino: il Giorno del Ricordo tra polemiche e celebrazioni ufficiali

Affissioni notturne in tutta la città e cerimonie istituzionali riaccendono il dibattito su esodo e violenze

Foibe, centinaia di manifesti in tutta Torino: il Giorno del Ricordo tra polemiche e celebrazioni ufficiali

Foibe, centinaia di manifesti in tutta Torino: il Giorno del Ricordo tra polemiche e celebrazioni ufficiali

Centinaia di manifesti affissi nella notte in tutta Torino hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica la tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, una pagina della storia italiana che continua a generare tensioni, letture contrapposte e prese di posizione politiche. L’iniziativa è stata promossa da Gioventù Nazionale – sezione Gabriele D’Annunzio, che ha scelto come messaggio principale l’espressione “Il genocidio dimenticato”, rivendicando la necessità di riaffermare la memoria delle violenze subite dalla popolazione italiana nei territori dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel secondo dopoguerra.

Secondo quanto fatto sapere dal movimento, l’obiettivo dell’azione è quello di contrastare quella che viene definita una lunga rimozione o minimizzazione storica. L’interpretazione proposta individua nelle violenze operate dalle milizie comuniste jugoslave guidate dal maresciallo Tito una pulizia etnica pianificata, che avrebbe colpito civili italiani perseguitati, deportati, infoibati o costretti all’esodo esclusivamente per la loro identità nazionale. L’iniziativa viene presentata come un atto di rivendicazione della verità storica e di restituzione di dignità alle vittime, contro ogni forma di negazionismo o relativizzazione.

Sulla vicenda è intervenuto anche Raffaele Marascio, capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 4, che ha definito le foibe e l’esodo una ferita profonda della storia nazionale, legata al tentativo di cancellare la presenza italiana da interi territori. Nel suo intervento ha sottolineato il ruolo delle istituzioni nel custodire la memoria e nel rendere giustizia a chi fu ucciso o costretto ad abbandonare la propria terra, ribadendo che solo attraverso una memoria condivisa è possibile evitare che simili tragedie vengano dimenticate o ridotte a episodi marginali.

Le affissioni si inseriscono in una giornata già segnata dalle celebrazioni ufficiali del Giorno del Ricordo. Al cimitero monumentale di Torino, davanti al monumento dedicato alle vittime delle foibe e dell’esodo, si è svolta una cerimonia alla presenza delle autorità cittadine, regionali e delle associazioni degli esuli. In quell’occasione il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, ha richiamato il dramma vissuto dalle comunità giuliano-dalmate, definendolo uno dei più grandi traumi della storia italiana del Novecento. Nel suo intervento ha ricordato anche la fase successiva dell’esodo, segnata da privazioni, sradicamento e difficoltà di accoglienza, evidenziando come lo Stato italiano abbia maturato un debito morale nei confronti di quelle famiglie.

Nel corso della commemorazione è stato ricordato anche il lungo periodo in cui la vicenda delle foibe è rimasta ai margini del discorso pubblico, oscurata da silenzi e contrapposizioni ideologiche. Un passaggio storico che, secondo Nicco, rende ancora più necessario un ricordo capace di unire le forze democratiche e superare le strumentalizzazioni politiche.

A sottolineare il legame tra memoria e presente è stato anche l’assessore comunale Paolo Chiavarino, che ha richiamato il contributo dato dagli esuli alla ricostruzione sociale ed economica di Torino, ricordando come molte di quelle famiglie, dopo l’arrivo in città, abbiano saputo integrarsi e partecipare attivamente alla vita collettiva, nonostante il peso di una sofferenza spesso taciuta.

Tra manifesti notturni e cerimonie istituzionali, il Giorno del Ricordo torna così a interrogare la città e il Paese sul rapporto tra storia, memoria e identità nazionale. Un tema che, a distanza di decenni, continua a suscitare prese di posizione forti e a dimostrare quanto la ferita delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata resti ancora aperta nel dibattito pubblico italiano.

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