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09 Febbraio 2026 - 09:56
Linea ferroviaria Chivasso–Asti, interviene il COMIS: “Il treno poteva tornare, è mancata la volontà politica”
Non è una nota di colore, non è una precisazione marginale: è una presa di posizione netta. Il Co.M.I.S. – Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile interviene sul dibattito aperto attorno alla linea ferroviaria Chivasso–Asti, rispondendo all’articolo pubblicato il 5 febbraio da La Voce e rimettendo alcuni punti fermi che la politica, da troppo tempo, evita accuratamente.
Il cuore del messaggio è chiaro e non concede alibi: la linea non è morta, non è tecnicamente irrecuperabile, non è un residuo folcloristico da usare una volta l’anno. È una ferrovia percorribile, tutelata per legge, oggetto di lavori, inserita nel progetto Binari senza tempo. Se non è tornata a essere un servizio quotidiano, spiegano dal COMIS, non è per limiti infrastrutturali ma per assenza di volontà politica.
Nella lettera si respinge l’idea di una ferrovia “nel limbo”, si ricostruisce quanto fatto negli ultimi anni – dai treni storici ai progetti con le scuole – e si ribadisce un concetto che pesa come un atto d’accusa: la riattivazione sarebbe stata possibile già da tempo. Il traffico sulla SP590, l’insicurezza quotidiana, l’investimento mortale di Mark Mariut, quattordici anni, non sono fatalità scollegate ma parti dello stesso problema irrisolto.

Qui sotto, la lettera integrale del Co.M.I.S., pubblicata senza omissioni.
Gentilissimo,
scriviamo in merito all’articolo a sua firma pubblicato dalla vostra testata in data 5 febbraio u.s. in merito alla situazione della linea ferroviaria Chivasso – Asti.
Apprezziamo l’interessamento in quanto il continuare a parlarne aiuta a mantenere vivo il tema della completa riattivazione. Sottolineiamo completa in quanto la tratta è percorribile nella sua interezza dai treni turistici come dimostrato negli ultimi 3 anni durante i quali si sono susseguite diverse circolazioni in occasione delle fiere del tartufo di Montiglio Monferrato e di Murisengo Monferrato oltre a due edizioni del progetto LocoLab dedicato alle scuole, ideato e concretizzato dal Comune e dalla Pro Loco di Montiglio Monferrato insieme a noi del Co.M.I.S., che ha coinvolto in tutto circa 400 ragazzi suddivisi tra la scuole secondarie di primo grado Jona di Asti, di Montiglio M.to, di Brusasco e di Montechiaro d’Asti.
La realizzazione ha visto la partecipazione di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, dell’Associazione Trifulau Astigiani e Monferrini, dell’Archivio di Stato di Asti e di alcuni sponsor che hanno creduto nel progetto finalizzato a far conoscere i territori del Basso Monferrato ed i benefici della mobilità sostenibile tramite il viaggio in treno.
Non è corretto perciò parlare di ferrovia “lasciata nel limbo” in quanto per permettere il transito dei convogli, la società Rete Ferroviaria Italiana, su mandato della Fondazione Ferrovie dello Stato, ha eseguito e sta eseguendo parecchi lavori di pulizia e di sistemazione dei fabbricati, dei passaggi a livello, degli impianti di segnalamento, di sostituzione dei deviatoi e dei binari, oltreché interventi alle gallerie che furono utilizzate come pretesto per la sospensione del servizio poi rivelatosi infondato come da molti di noi evidenziato in tutti questi anni.
Una cosa è certa: nessun progetto può interessare la linea che non sia la riattivazione del servizio giornaliero visto che la stessa nel 2022 è stata inserita nell’elenco delle tratte tutelate dalla legge del 2017 che ha integrato il progetto “Binari senza tempo” della Fondazione FS.
Il messaggio implicito trasmesso da tutte queste iniziative non è perciò “devastante: il treno va bene come evento, non come servizio. Va bene per un giorno, non per una vita quotidiana fatta di scuola, lavoro, sanità.”
La lettura più corretta invece è che tecnicamente la linea sarebbe potuta essere riattivata in qualsiasi momento ma è mancata la volontà politica di farlo.
La necessità di riavere il treno come mezzo di collegamento tra Chivasso e Asti è testimoniata ogni giorno dal traffico che intasa le strade provinciali tra i due capolinea e la pericolosità che ne scaturisce, come purtroppo evidenziato in occasione dell’investimento a San Sebastiano da Po del quattordicenne Mark Mariut, ultimo episodio in ordine di tempo.
L’obiettivo che dovrebbe essere chiaro a tutti, per molti lo è, è la diminuzione dei veicoli circolanti sulle nostre vie di comunicazione perciò la riattivazione dell’offerta ferroviaria quotidiana è la sola riposta possibile a tale necessità.
I numeri di frequentazione degli ultimi anni di esercizio non devono essere utilizzati, strumentalmente, come una pietra tombale bensì per programmare un futuro migliore considerando i cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi quattordici anni e le potenzialità scaturite ad esempio dal movimento turistico in costante crescita sia nella parte astigiana sia in quella torinese della tratta. Un servizio pubblico efficiente, frequente ed integrato sarebbe sicuramente gradito dalle persone, come testimoniato dalle 1200 firme raccolte dal circolo «La Nostra collina», di beneficio per residenti e non, e restituirebbe ai territori quanto sottratto.
È tempo perciò di agire, di trovare i fondi necessari alla riattivazione dell’offerta ferroviaria, come molti cittadini ed amministrazioni Comunali chiedono, prendendo a modello quanto avvenuto per altre linee che hanno rivisto i treni viaggiare sui binari (citiamo la Asti – Alba, la Casale Monferrato – Mortara, la Cuneo – Saluzzo - Savigliano); è un onere ed un impegno che l’amministrazione Regionale deve assumersi nel rispetto dei suoi obiettivi di diminuzione dell’inquinamento atmosferico, dei sinistri stradali e di coesione sociale e dei territori.
Come sempre siamo a disposizione per progettare e realizzare un futuro migliore.
Co.M.I.S.
Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile
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