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08 Febbraio 2026 - 13:03
Da Chivasso lo sguardo critico sulla crisi iraniana con Paola Rivetti
Sabato 7 febbraio, nella Sala consiliare di Chivasso, l’Iran non è stato evocato come uno scenario lontano ma affrontato per quello che è: una crisi politica, sociale e umanitaria che riguarda anche l’Europa. L’incontro “Sguardi sull’Iran”, promosso dal Circolo Sinistra Italiana/AVS “Pinuccia Bagnaschi”, ha visto una partecipazione ampia e attenta attorno all’analisi della professoressa Paola Rivetti, tra le studiose più autorevoli del Medio Oriente contemporaneo.
Chivassese, docente alla Dublin City University, Rivetti ha riportato il confronto su un piano concreto, lontano dalle letture schematiche. “Capire l’Iran oggi significa entrare in una realtà attraversata da fratture profonde, dove repressione, crisi economica e conflitti geopolitici si alimentano a vicenda.”
Ad aprire il pomeriggio è stato Tullio Rapone, con un excursus sulla storia della Repubblica islamica dalla rivoluzione khomeinista a oggi, ricordando come la violenza del regime sia cresciuta parallelamente alla riduzione degli spazi di informazione e libertà. Alice Ravinale, portando il saluto di Alleanza Verdi Sinistra, ha ribadito la posizione del movimento: pieno sostegno ai diritti del popolo iraniano e rifiuto di ogni lettura che giustifichi ingerenze militari esterne.
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Il pubblico in sala
Nel suo intervento, Rivetti ha affrontato i nodi più delicati. I rapporti tra Iran, Stati Uniti e Israele, il peso della questione nucleare, le sanzioni economiche che – ha sottolineato – finiscono spesso per colpire la società civile più che la dirigenza politica. “Le sanzioni non indeboliscono automaticamente un regime autoritario: al contrario, rischiano di irrigidirlo e di scaricare il costo sulle fasce più vulnerabili della popolazione.”
Ampio spazio è stato dedicato alla situazione interna del Paese. Un Iran attraversato da proteste diffuse, represse con arresti di massa, controllo dell’informazione, blackout delle comunicazioni. Le tensioni sociali, nate anche da una crisi economica sempre più pesante, hanno coinvolto studenti, lavoratori, donne, minoranze etniche. In particolare, la condizione dei kurdi iraniani è stata descritta come una ferita aperta, segnata da persecuzioni storiche e da nuovi attacchi che si intrecciano con quanto accade oggi in Siria, dove le comunità curde risultano sempre più isolate e abbandonate.
Il confronto non ha eluso le domande più difficili: esiste uno spazio per un cambiamento politico interno? Quale ruolo può giocare l’Occidente senza trasformare la difesa dei diritti in una bandiera selettiva? “La solidarietà non può essere a geometria variabile,” ha osservato Rivetti rispondendo al pubblico. “E la democrazia non si esporta con i missili né con le scorciatoie morali.”
Il dibattito si è chiuso con un dialogo aperto, fatto di domande dirette e risposte nette, senza indulgenze retoriche. Chivasso, per un pomeriggio, ha dimostrato che anche una comunità locale può affrontare temi globali senza appiattirli, scegliendo l’analisi al posto dello slogan.
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