Cerca

Attualità

Tonengo apre la “casa” dei libri: il bookcrossing diventa un punto di ritrovo

Bookcrossing a Tonengo, frazione di Mazzè: libri in circolo e una comunità che si ritrova in uno spazio culturale nato dal basso

Tonengo apre la “casa” dei libri: il bookcrossing diventa un punto di ritrovo

Tonengo apre la “casa” dei libri: il bookcrossing diventa un punto di ritrovo

A Tonengo, frazione di Mazzè, non è nata soltanto una nuova iniziativa culturale: si è acceso un meccanismo semplice che, quando funziona, cambia il modo in cui una comunità si incontra. Sabato 31 gennaio l’inaugurazione del Bookcrossing di Tonengo ha portato persone, curiosità e una partecipazione che il Comune definisce “numerosa e sentita”. È il tipo di evento che, visto da fuori, potrebbe sembrare piccolo. Ma nei paesi e nelle frazioni, dove i luoghi di aggregazione non sono infiniti e spesso dipendono dalla buona volontà di pochi, creare uno spazio che richiama gente e conversazioni ha un peso concreto.

L’atmosfera descritta dal post comunale è quella di una serata in cui si è parlato, si è sorriso e soprattutto si è iniziato a fare ciò per cui il bookcrossing esiste: scambiare libri. Non una biblioteca tradizionale e neppure un punto vendita, ma un luogo “aperto” in cui i volumi entrano ed escono senza registrazioni complesse, senza tessere, senza burocrazia. Un’idea che, nel caso di Tonengo, non arriva dall’alto: è stata fortemente voluta e realizzata dagli abitanti. Ed è qui che la notizia diventa più interessante, perché racconta un pezzo di autorganizzazione e un bisogno diffuso: avere un posto dove ritrovarsi, anche solo per cinque minuti, con un pretesto intelligente.

Ma che cos’è davvero il bookcrossing? In termini semplici è la pratica di lasciare un libro in un luogo pubblico affinché qualcun altro lo raccolga, lo legga e poi lo rimetta in circolo, portandolo altrove o restituendolo allo stesso punto di scambio. È un passaggio di mano che trasforma un oggetto normalmente “privato” in un bene condiviso. Il libro non è più solo “mio”: diventa un pezzo di una piccola rete, una storia che continua a viaggiare.

Il meccanismo è volutamente leggero. Di solito chi partecipa prende un libro che gli interessa e, quando può, ne lascia un altro. Non è un baratto perfetto, non è un do ut des rigido: è una circolazione che vive di equilibrio e fiducia. In molte realtà, accanto ai volumi si trovano bigliettini, dediche, consigli di lettura, oppure una breve nota su chi lo ha lasciato e perché. A volte i libri “spariscono” per settimane e poi tornano. Altri cambiano mano rapidamente. In alcuni casi diventano persino l’occasione per conversazioni tra sconosciuti, perché un titolo sullo scaffale basta a rompere il ghiaccio.

I cittadini che hanno partecipato all'evento di Mazzè

La forza del bookcrossing sta anche nel suo lato simbolico. È un’idea “gentile” ma non ingenua: mette al centro la condivisione, riduce lo spreco e spinge a leggere senza trasformare tutto in una spesa o in un acquisto. In un periodo in cui tanti libri restano chiusi nelle librerie di casa o finiscono in scatoloni, il bookcrossing permette di rimetterli in movimento, dando loro una seconda vita. E non è solo una questione di cultura: è anche un modo per rendere più vivibile un luogo, perché ogni punto di scambio è, di fatto, un micro-spazio sociale.

C’è poi un aspetto pratico che spesso viene sottovalutato. In un paese o in una frazione, avere un bookcrossing significa creare un servizio che funziona “a costo quasi zero” rispetto a strutture più grandi. Non servono grandi investimenti, ma serve cura: tenere ordinato lo spazio, evitare che diventi un deposito casuale, selezionare i volumi troppo rovinati, gestire le eccedenze. Proprio per questo l’iniziativa di Tonengo, che nasce dalla spinta degli abitanti, ha un vantaggio: quando un progetto è comunitario, la manutenzione diventa più naturale, perché chi lo ha costruito lo sente proprio.

Il post del Comune sottolinea un punto chiave: Tonengo si arricchisce di un punto di aggregazione. In un’epoca in cui le frazioni spesso rischiano di spegnersi, un luogo di scambio culturale – anche minuscolo – diventa un segnale controcorrente. Il bookcrossing è un invito implicito: fermati, guarda un titolo, scegli una storia, parla con qualcuno. È un modo per dire che il paese non è soltanto una serie di case, ma una comunità capace di inventarsi spazi.

L’iniziativa non resta isolata. Il prossimo appuntamento è già fissato: venerdì 27 febbraio alle 20.30, con la presentazione del libro di Annalisa Sabella, “Un altro te”. È una scelta coerente: se il bookcrossing mette in circolo i libri, la presentazione di un volume porta in circolo le persone, crea occasione di ascolto, dà un contenuto attorno a cui ritrovarsi. Un passo successivo, quasi naturale, che trasforma lo spazio da semplice “scaffale” a luogo culturale vivo.

In fondo, il bookcrossing funziona quando non viene trattato come una trovata decorativa. Deve restare pratico, accessibile, umano. Deve essere usato. E l’inaugurazione di Tonengo, con i primi passaggi di libri avvenuti subito, sembra dire proprio questo: non è un oggetto da fotografare e dimenticare, ma un esperimento che parte dal basso e che può durare, se la comunità continua ad alimentarlo.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori