Il mondo della sanità torna in fibrillazione. I farmacisti dipendenti delle farmacie private e i lavoratori della sanità privata sono pronti a nuove iniziative di protesta per il mancato rinnovo dei contratti di lavoro, mentre sullo sfondo si profila nuovamente l’ipotesi dello sciopero. Una tensione che contrasta con il quadro della sanità pubblica, dove i medici hanno appena ottenuto il rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024 e si preparano ad aprire le trattative per il periodo 2025-2027.
Nel settore delle farmacie private la situazione è bloccata da mesi. Dopo lo sciopero dello scorso 6 novembre, l’incontro del 4 febbraio tra sindacati e associazioni datoriali per il rinnovo del contratto nazionale dei circa 60 mila lavoratori del comparto si è concluso senza alcun passo avanti. Di fronte allo stallo, le organizzazioni sindacali hanno annunciato iniziative immediate, a partire da un’assemblea nazionale fissata per il 17 febbraio. «Lì decideremo insieme i passi da compiere, non escludendo lo sciopero», ha spiegato Marco Beretta, segretario nazionale Filcams Cgil, sottolineando come la distanza tra le parti resti ampia.

Il nodo principale resta quello salariale. Secondo Beretta, «al momento la distanza tra le parti è ampia: l'aumento proposto da Federfarma non è sufficiente a coprire l'inflazione e la valorizzazione della professionalità». Una criticità che si intreccia con l’evoluzione del ruolo delle farmacie, sempre più coinvolte nella cosiddetta farmacia dei servizi, che ha ampliato mansioni, responsabilità e rischi per i lavoratori. Una trasformazione che, secondo i sindacati, non trova adeguato riconoscimento nel contratto.
Non va meglio sul fronte della sanità privata e delle Rsa, dove il rinnovo del contratto di circa 300 mila dipendenti è ancora fermo. Dopo un primo incontro tra parti sociali e istituzioni a dicembre, la mancata convocazione di un nuovo tavolo previsto per gennaio ha spinto i sindacati a proclamare lo stato di agitazione, riservandosi di avviare tutte le iniziative di mobilitazione necessarie. In questo comparto, la vertenza contrattuale è strettamente legata alla trattativa sull’adeguamento delle tariffe per le prestazioni sanitarie (Drg), che vede contrapposte le strutture sanitarie, da un lato, e il Ministero della Salute e le Regioni, dall’altro. Il settore giudica le tariffe attuali inadeguate e chiede garanzie che, finora, sono state considerate insufficienti. Per questo è stata indetta una manifestazione nazionale il 14 marzo.

Sciopero farmacie 2025- Fisascat
Scenario diverso, invece, per la sanità pubblica. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al contratto 2022-2024 dei medici del Servizio sanitario nazionale, firmato dalle parti sociali lo scorso novembre. Il testo è ora all’esame della Corte dei Conti e, in assenza di rilievi, dovrebbe diventare operativo entro due settimane. Parallelamente, si avvicina l’avvio della trattativa per il contratto 2025-2027. «Stiamo aspettando l'atto di indirizzo dell'Aran», ha dichiarato Pierino Di Silverio, segretario Anaao Assomed, che guarda con favore alla possibilità di un rinnovo più tempestivo rispetto al passato, pur prevedendo un confronto complesso. «Sul piatto ci sono molti temi: l'orario di lavoro, l'organizzazione, un contratto più smart, carriere meno lente e più meritocratiche», ha anticipato.
Nelle stesse ore è arrivato anche il via libera della Conferenza Stato-Regioni al contratto 2022-2024 dei medici specialisti ambulatoriali e di altri professionisti sanitari, tra cui biologi, chimici e psicologi. Si tratta di oltre 14 mila lavoratori, per i quali è previsto un aumento salariale medio del 5,78%. «Si tratta di un passaggio fondamentale per garantire la continuità dei servizi e la stabilità dei professionisti del settore», ha commentato Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni.