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06 Febbraio 2026 - 15:35
Extinction Rebellion contro il decreto sicurezza: “Così si normalizza l’arbitrio, la disobbedienza diventa un dovere”
Extinction Rebellion entra apertamente nello scontro politico e civile sul nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio. Un provvedimento che, secondo il movimento ambientalista, segna «una deriva autoritaria senza precedenti» e che restringe in modo significativo lo spazio del dissenso, incidendo direttamente su diritti costituzionali come la libertà di manifestazione e di movimento. Per Extinction Rebellion non si tratta di un semplice inasprimento normativo, ma di un cambio di paradigma che rende legittime pratiche finora contestate e spesso dichiarate illegittime dai giudici.
Nel mirino finiscono soprattutto alcune delle misure cardine del decreto: l’introduzione del fermo preventivo fino a dodici ore prima di cortei e manifestazioni, lo scudo penale per le forze di polizia, l’estensione del Daspo urbano anche a persone prive di condanne definitive, l’inasprimento delle sanzioni per le persone trattenute nei Cpr e le norme che facilitano gli sgomberi degli spazi occupati. Un insieme di disposizioni che, secondo il movimento, rischia di comprimere il diritto al dissenso ben oltre i limiti consentiti dallo Stato di diritto.
«Un decreto che regolarizza la violazione sistematica del diritto costituzionale a manifestare liberamente il proprio pensiero ed espone chiunque all’arbitrio delle forze dell’ordine, sotto indirizzo del governo», afferma Extinction Rebellion, spiegando come di fronte a questo scenario la disobbedienza civile nonviolenta non sia più solo una scelta politica, ma «un dovere morale».
Il punto più controverso, secondo gli attivisti, è l’introduzione del fermo preventivo. La nuova norma consente l’accompagnamento e il trattenimento in Questura fino a dodici ore di persone che abbiano precedenti denunce o semplici “segnalazioni di polizia” per reati contro il patrimonio o la persona, anche in assenza di processi o condanne. Denunce che, sottolinea il movimento, possono essere state archiviate o ritenute infondate dalla magistratura, e che in molti casi provengono dalle stesse forze di polizia impegnate nella gestione dell’ordine pubblico.
«In questo modo la polizia diventa allo stesso tempo accusa e giudice», sostiene Extinction Rebellion, «potendo utilizzare segnalazioni spesso costruite in modo strumentale per prelevare persone dirette a una protesta e impedirne di fatto la partecipazione». Una dinamica che, secondo gli attivisti, istituzionalizza prassi già diffuse in diverse città italiane per scoraggiare o bloccare manifestazioni pacifiche prima ancora che abbiano luogo.
Il movimento richiama esperienze concrete vissute negli ultimi anni a Roma, Bologna, Brescia, Padova e Venezia, dove attivisti di Extinction Rebellion sono stati fermati, caricati su autobus e trattenuti per ore nelle Questure, nonostante l’identificazione spontanea. «Quello che oggi il decreto rende legale», denunciano, «è stato applicato illegittimamente per anni». E ciò che accade dopo il fermo, aggiungono, presenta ulteriori profili critici: perquisizioni corporali ritenute abusive, rilievi fotodattiloscopici, sequestro di oggetti personali, farmaci e telefoni, difficoltà o impossibilità di contattare avvocati e familiari.
Secondo Extinction Rebellion, questi fermi si concludono spesso con denunce per reati come manifestazione non preavvisata o violenza privata, che vengono poi archiviate per assenza di reato, ma che nel frattempo producono effetti immediati, come l’emissione di fogli di via fino a quattro anni. Misure nate per contrastare fenomeni di criminalità organizzata, ma che – sostengono gli attivisti – vengono applicate anche a persone incensurate con l’unico obiettivo di allontanarle dalle città in cui protestano.
Negli ultimi anni il movimento rivendica di aver ottenuto l’annullamento di diversi fogli di via ritenuti illegittimi e di aver denunciato alcune Questure, tra cui quelle di Bologna, Brescia e Roma, per sequestro di persona, abuso d’ufficio e trattamenti degradanti. Un contenzioso che, a loro avviso, dimostra come il problema non sia episodico, ma strutturale.
«La libertà non è mai garantita: va difesa ogni giorno», affermano citando una frase attribuita a Hannah Arendt. Per Extinction Rebellion, il nuovo decreto sicurezza rappresenta un passaggio critico in questa battaglia: non solo una legge da contestare, ma un terreno su cui si gioca il rapporto stesso tra cittadini, istituzioni e diritto al dissenso. Ed è da qui, assicurano, che intendono ripartire.
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