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06 Febbraio 2026 - 17:20
Visori 3D a scuola
La prevenzione del cyberbullismo passa dalla scuola, ma anche dalla sanità, dalle famiglie e da chi ogni giorno intercetta il disagio degli adolescenti. Con Educatamente 2.0 l’Istituto Superiore di Sanità avvia un nuovo modello di intervento che punta sull’uso della realtà virtuale in classe e su un’ampia formazione a distanza rivolta a operatori sanitari, insegnanti e genitori. Il progetto, finanziato nell’ambito del programma Ccm del Ministero della Salute, è coordinato dal Dipartimento di Prevenzione della Asl Roma 1, insieme al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità e al Dipartimento di Psicologia della Sapienza Università di Roma, ed è stato presentato oggi nella sede dell’Iss.
L’obiettivo dichiarato è educare al digitale per prevenire il cyberbullismo, intervenendo in una fascia d’età particolarmente esposta, quella tra gli undici e i quindici anni. A chiarirlo è stato il presidente dell’Iss Rocco Bellantone, che ha sottolineato come il tema riguardi direttamente la salute: «La salute, soprattutto nella fascia tra gli undici e i quindici anni, che è quella più colpita dai fenomeni di bullismo sulla rete, è anche benessere digitale – formare con metodi basati scientificamente genitori, insegnanti e operatori sanitari a intercettare precocemente questi fenomeni e stabilire un’alleanza con le scuole è la via maestra per sconfiggere l’isolamento di chi è vittima di bullismo. Una solitudine che può portare a conseguenze gravi e a volte persino fatali».

Il progetto punta a mettere l’innovazione tecnologica al servizio della prevenzione. Lo ha ribadito Giuseppe Quintavalle, direttore generale della Asl Roma 1, spiegando che «l’innovazione tecnologica va messa al servizio della prevenzione, perché proteggere gli adolescenti dai rischi del web significa proteggere il loro futuro e la loro integrità psichica». In concreto, la Sapienza Università di Roma svilupperà un modello di intervento psicoeducativo basato sull’utilizzo della realtà virtuale. A partire dal prossimo anno scolastico, in alcune scuole secondarie del distretto della Asl Roma 1, gli studenti saranno coinvolti in esperienze immersive grazie a visori che li proietteranno in scenari realmente accaduti, ricostruiti con il supporto della Polizia Postale.
Secondo Annamaria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, la realtà virtuale consente un cambio di prospettiva radicale: «La realtà virtuale rappresenta uno strumento particolarmente efficace nei percorsi di educazione perché consente di lavorare sull’esperienza, e non solo sulla conoscenza. Attraverso ambienti immersivi è possibile favorire una comprensione più profonda del vissuto della vittima di violenza online, rendendo percepibili le conseguenze emotive e relazionali delle condotte digitali. In questo modo, l’attenzione si sposta dal comportamento in sé alla persona che lo subisce, promuovendo nei giovani maggiore consapevolezza».
Accanto al lavoro nelle scuole, Educatamente 2.0 prevede la formazione di almeno 5mila professionisti della salute, tra pediatri, medici di medicina generale, operatori della salute mentale, dei servizi sociali e della giustizia minorile, oltre all’organizzazione di 10 webinar dedicati a famiglie e insegnanti. Adele Minutillo, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss, ha spiegato che «faremo una formazione per l’identificazione precoce dei comportamenti problematici, descrivendo i principali fattori di protezione, come per esempio la promozione dell’autostima o l’uso consapevole delle tecnologie. Importante anche lavorare sia con la vittima che con l’autore degli atti di bullismo, perché non si può cambiare la cultura senza cambiare quello che c’è dietro».
A completare il progetto, l’Istituto Superiore di Sanità ha realizzato anche un video di sensibilizzazione rivolto ai ragazzi, pensato per aiutarli a riconoscere il cyberbullismo e a capire a chi rivolgersi per chiedere aiuto, in particolare alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Postale. Il video mette in evidenza i gravi danni psicologici provocati dal cyberbullismo, paragonandone l’impatto a quello di un’arma da fuoco, con colpi ripetuti capaci di lasciare segni duraturi sul benessere emotivo delle vittime. Il messaggio finale è netto e diretto: «Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma un atto di coraggio».
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