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Torino-Caselle riparte, ma i pendolari restano a terra

Tra bus insufficienti e corse saltate, il primo giorno riaccende le paure sulla ex Torino-Ceres

Torino-Caselle riparte

Torino-Caselle riparte, ma i pendolari restano a terra

La ripartenza del servizio ferroviario tra Torino e l’aeroporto di Caselle avrebbe dovuto segnare un momento di sollievo per migliaia di pendolari. Invece, quella di mercoledì 4 febbraio si è trasformata in una mattinata complicata, fatta di ritardi, corse saltate, bus insufficienti e lunghe attese alle fermate. Una fotografia che restituisce con chiarezza quanto la ex Torino-Ceres resti una linea fragile, nonostante i cantieri di potenziamento in corso e le promesse di un futuro più efficiente.

Già dalle prime ore del mattino, studenti e lavoratori si sono trovati davanti a un servizio irregolare, costretti a riorganizzare all’ultimo momento i propri spostamenti. In molte stazioni si sono ripetute scene di affollamento e tensione, con banchine piene e autobus che non riuscivano a contenere il numero di viaggiatori attesi. Per chi utilizza quotidianamente questa linea, la sensazione è stata quella di un ritorno a problemi mai davvero risolti.

I disagi si inseriscono in un quadro di lavori programmati tra Torino Rebaudengo e Germagnano, previsti dal 24 gennaio al 23 febbraio. Il cantiere è articolato in due fasi principali. Nella prima, dal 24 gennaio al 3 febbraio, i treni delle linee Sfm4 Alba-Germagnano, Sfm6 Asti-Torino Aeroporto di Caselle e Sfm7 Fossano-Ciriè partivano e terminavano la corsa a Torino Stura, con un servizio sostitutivo su gomma per coprire i tratti sospesi.

Da mercoledì 4 febbraio è scattata la seconda fase. I treni delle linee Sfm4 e Sfm7 hanno ripreso a circolare regolarmente fino a Caselle Aeroporto, mentre la Sfm6 resta ancora attestata a Torino Stura fino alla conclusione dei lavori. Per chi deve raggiungere Germagnano, il collegamento ferroviario non è quindi ancora disponibile e il viaggio continua a dipendere interamente dai bus sostitutivi.

Le fermate dei bus lungo il tratto da San Maurizio a Germagnano sono state individuate in punti strategici per garantire l’accesso ai viaggiatori: San Maurizio in via Fatebenefratelli all’angolo con piazza San Rocco, Nole in via Circonvallazione all’altezza di via Bertetto, Villanova-Grosso tra via Primo Maggio e via Lanzo, Mathi in via Circonvallazione vicino al cimitero, Balangero in corrispondenza del semaforo della stazione e Lanzo nell’area Movicento. Una rete sulla carta articolata, ma che nella pratica ha mostrato subito i suoi limiti.

Gli orari dei bus, soggetti alle condizioni del traffico, hanno accumulato ritardi significativi, con alcune corse che non sono mai arrivate. Il risultato è stato un effetto domino nelle ore di punta: autobus pieni, viaggiatori lasciati a terra e tempi di percorrenza imprevedibili. Per molti studenti, l’arrivo a scuola è avvenuto in ritardo; per alcuni lavoratori, la giornata è iniziata con una corsa contro il tempo o con la scelta forzata di soluzioni alternative.

La prima giornata di ripartenza ha così confermato ciò che molti temevano: il servizio sostitutivo non è stato all’altezza della domanda reale. Un problema che pesa soprattutto nel tratto tra Caselle e Germagnano, dove il treno resta assente e il bus rappresenta l’unica opzione. In quelle tratte, la frequenza e la capacità dei mezzi diventano decisive, e proprio lì si sono concentrate le maggiori criticità.

Per i pendolari abituali della Torino-Ceres, la riattivazione dei treni fino all’aeroporto rappresenta senza dubbio un passo avanti, ma insufficiente a restituire regolarità e affidabilità all’intero percorso. La linea continua a funzionare a metà, con un’alternanza tra ferro e gomma che rende il viaggio frammentato e faticoso. Una condizione che, nel lungo periodo, rischia di scoraggiare l’utenza e di spingere molti verso l’auto privata, con effetti negativi anche sul traffico e sull’ambiente.

Nei giorni precedenti alla ripartenza, l’Osservatorio sulla Torino-Ceres aveva già richiamato l’attenzione sulla necessità di un servizio sostitutivo realmente efficiente. L’accento era stato posto non solo sugli interventi infrastrutturali, considerati indispensabili per avere una ferrovia più moderna, ma anche sull’impatto quotidiano delle interruzioni, che colpiscono in modo diretto studenti e lavoratori. La richiesta era quella di una collaborazione stretta tra Ferrovie, Comuni e autoservizi, per ridurre al minimo i disagi.

Il nodo centrale resta quello dell’organizzazione: numero adeguato di mezzi nelle ore di punta, informazioni chiare e tempestive ai viaggiatori, formazione degli autisti e capacità di gestire le criticità in tempo reale. A questo si aggiungono aspetti meno visibili ma altrettanto importanti, come il decoro delle stazioni, la manutenzione dell’illuminazione e della segnaletica, elementi che contribuiscono a rendere il servizio più vicino a uno standard metropolitano.

La Regione, dal canto suo, è chiamata a una programmazione di medio periodo che non si limiti ai grandi cantieri, ma affronti anche le esigenze quotidiane di chi utilizza la linea. L’adeguamento delle stazioni, a partire dai sottopassi e dall’innalzamento dei marciapiedi, viene indicato come un passaggio necessario per rendere la Torino-Ceres davvero integrata nel sistema ferroviario metropolitano.

Il bilancio della prima giornata è dunque chiaro. La ripresa del servizio ferroviario fino a Caselle è un segnale positivo, ma non basta. Senza una gestione efficace dei bus sostitutivi, senza mezzi sufficienti e senza una comunicazione puntuale, i disagi rischiano di diventare strutturali e di accompagnare i pendolari per tutta la durata dei lavori.

Nei prossimi giorni l’attenzione resterà alta. Studenti e lavoratori osserveranno con attenzione l’organizzazione del servizio, aspettandosi correttivi rapidi. Perché il vero banco di prova della Torino-Ceres non è la riapertura simbolica di un tratto, ma la capacità di garantire ogni mattina un viaggio prevedibile, dignitoso e sostenibile a chi non ha alternative.

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