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Italiani prigionieri del contante: tra diffidenze e POS che non sempre funzionano

Un’indagine fotografa come spendono gli italiani, cosa scelgono nei negozi e perché l’accettazione fa la differenza

Italiani prigionieri del contante

Italiani prigionieri del contante: il digitale avanza, ma alla cassa comanda ancora chi non accetta la carta

Alla cassa, davanti al registratore, l’Italia continua a esitare. Da una parte il contante, familiare, immediato, percepito come sicuro e universale. Dall’altra le carte, il contactless, le app di pagamento che promettono velocità, tracciabilità e comodità. La transizione verso il digitale è in corso, ma non è né lineare né uniforme. A raccontarlo è una nuova indagine che restituisce l’immagine di un Paese ancora fortemente legato al cash, ma sempre più disposto a cambiare, a patto che il sistema funzioni davvero.

Secondo i dati, il 96% degli italiani utilizza il contante almeno occasionalmente, rendendolo ancora oggi lo strumento di pagamento più diffuso e trasversale. Un dato che da solo basta a spiegare perché, nonostante anni di incentivi, bonus e campagne istituzionali, le banconote continuino a circolare con forza, soprattutto per le spese di piccolo importo. Subito dopo arrivano le carte di debito del circuito Bancomat, utilizzate dall’89% dei cittadini, mentre le app di pagamento come Satispay o PayPal sono adottate dal 59% della popolazione. Numeri che indicano una diffusione crescente del digitale, ma anche una convivenza forzata con il passato.

L’indagine, realizzata da Altroconsumo attraverso il panel Qualify, ha coinvolto oltre mille persone tra i 18 e i 74 anni, selezionate per rappresentare in modo equilibrato sesso, età, livello di istruzione e area geografica. La fotografia che emerge è chiara: la modernizzazione dei pagamenti non è una corsa a senso unico, ma un percorso fatto di scelte quotidiane, percezioni soggettive e limiti strutturali.

Il primo fattore che orienta il comportamento è l’importo della spesa. Per cifre basse, il contante resta imbattibile. Un caffè, un giornale, una piccola spesa alimentare vengono ancora pagati quasi automaticamente con monete e banconote. Non solo per abitudine, ma anche per la convinzione diffusa che “per pochi euro non valga la pena” tirare fuori la carta o aprire un’app. Quando invece l’importo sale, entrano in gioco altri criteri: la sicurezza, la comodità e la possibilità di tenere traccia delle spese. È qui che carte e pagamenti digitali guadagnano terreno, soprattutto tra le fasce più giovani e tra chi ha maggiore familiarità con la tecnologia.

Ma la scelta non dipende solo dal consumatore. Un elemento decisivo, spesso sottovalutato, è l’accettazione nei negozi. La disponibilità o meno di un POS, la chiarezza delle informazioni esposte e l’atteggiamento dell’esercente influenzano in modo diretto il comportamento di chi acquista. L’indagine mostra come molti clienti siano disposti a pagare in digitale, ma rinuncino di fronte a cartelli ambigui, terminali non funzionanti o resistenze più o meno esplicite da parte del commerciante. In questi casi, la conseguenza è semplice: si torna al contante o si cambia negozio.

Il tema dell’accettazione diventa quindi centrale. Non è solo una questione tecnica, ma anche culturale. Dove il pagamento elettronico è percepito come normale, veloce e privo di complicazioni, l’uso cresce. Dove invece è vissuto come un’imposizione o come un costo aggiuntivo, il digitale fatica a decollare. Questo spiega perché, a distanza di anni dall’obbligo di accettare pagamenti elettronici, permangano differenze marcate tra territori, settori e dimensioni delle attività.

Un altro aspetto chiave riguarda la sicurezza e la percezione del contactless. Se da un lato cresce la fiducia nei sistemi digitali, dall’altro resistono timori legati a frodi, clonazioni e pagamenti involontari. Paure spesso alimentate da informazioni parziali o da episodi isolati, ma che continuano a pesare sulle scelte di una parte della popolazione, in particolare tra gli anziani. Il contante, in questo senso, viene ancora visto come qualcosa di tangibile e controllabile, mentre il digitale resta, per alcuni, un meccanismo opaco.

Non mancano poi i problemi pratici nei negozi, che finiscono per incidere direttamente sulle decisioni dei clienti. POS fuori servizio, connessioni instabili, limiti minimi di spesa per l’uso della carta, commissioni che vengono scaricate sul consumatore: tutti elementi che creano frustrazione e spingono a soluzioni alternative. In un contesto del genere, il cliente non sceglie il metodo di pagamento migliore, ma quello che crea meno attrito.

Eppure, accanto alle criticità, emergono anche i benefici sistemici dei pagamenti digitali. La tracciabilità, la riduzione dell’evasione fiscale, la maggiore sicurezza per esercenti e clienti sono vantaggi riconosciuti, soprattutto a livello teorico. Molti consumatori sono consapevoli che l’uso di carte e app non è solo una questione di comodità personale, ma anche di funzionamento complessivo del sistema economico. Il problema è che questi benefici collettivi non sempre si traducono in un’esperienza quotidiana fluida.

Sul fronte dei diritti dei consumatori, l’indagine mette in luce una conoscenza ancora parziale delle regole. Non tutti sanno che l’esercente è obbligato ad accettare pagamenti elettronici o che il rifiuto può essere segnalato. Allo stesso tempo, molti preferiscono evitare conflitti e si adeguano alla situazione, pagando in contanti anche quando avrebbero voluto utilizzare strumenti digitali. Una rinuncia silenziosa che contribuisce a rallentare il cambiamento.

Il quadro che emerge è quello di un’Italia in transizione, dove il digitale avanza ma non sostituisce, affianca. Il contante resta un pilastro, soprattutto per le microspese e per alcune fasce della popolazione, mentre carte e app si affermano come strumenti sempre più presenti nella vita quotidiana. La vera discriminante, oggi, non è tanto la tecnologia quanto l’ecosistema: infrastrutture, accettazione, chiarezza delle regole e fiducia reciproca.

Finché pagare con lo smartphone sarà semplice solo a metà e dipenderà dall’umore o dall’organizzazione del singolo negozio, il contante continuerà a resistere. La sfida non è eliminare le banconote, ma costruire un sistema in cui scegliere il metodo di pagamento sia davvero una libertà, non una necessità imposta dalle circostanze.

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