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05 Febbraio 2026 - 18:26
«Ma come funziona?»: Il bidet manda in tilt gli stranieri
C’è una disciplina che nessuno aveva messo in calendario per Milano-Cortina 2026, eppure sta conquistando atleti e giornalisti stranieri: l’interpretazione del bidet. Nei bagni del Villaggio Olimpico e degli hotel che ospitano delegazioni da tutto il mondo, il sanitario più familiare per gli italiani si è trasformato in un vero e proprio oggetto misterioso, capace di generare stupore, perplessità e una lunga scia di contenuti virali sui social.
A dare il via al “caso bidet” è stata Alicia Lewis, giornalista e anchorwoman statunitense di Minneapolis, che ha deciso di condividere con i suoi follower il momento della scoperta. In un video girato direttamente dal bagno della sua stanza, la reporter si è mostrata visibilmente confusa, trasformando una normale ripresa in un piccolo fenomeno social. «Ho detto che sarei stata trasparente su tutto in Italia», racconta all’inizio del filmato, prima di lanciarsi in un tour del sanitario che la lascia senza certezze. «Qui c’è il water, ok… e questo cos’è? Pensavo fosse il bidet, ma l’acqua va verso il basso. In un bidet non dovrebbe uscire verso l’alto? È un orinatoio? So che è stupido…».
Il video ha iniziato a circolare rapidamente, raccogliendo migliaia di commenti tra chi si è improvvisato istruttore di igiene all’italiana e chi ha sospettato una provocazione studiata a tavolino. In realtà, come confermano decine di testimonianze raccolte tra Villaggio Olimpico e sala stampa, la confusione è autentica e condivisa. Per molti atleti nordamericani e asiatici, abituati ai washlet o ai wc multifunzione, l’idea di un sanitario separato è qualcosa di completamente nuovo.
Qualcuno lo ha ribattezzato senza mezzi termini “strano lavandino”, qualcun altro ha ipotizzato che servisse per lavare i piedi dopo la gara o per risciacquare l’attrezzatura tecnica. C’è persino chi, con spirito pratico, ha suggerito di usarlo come vaschetta improvvisata per tenere al fresco le bevande. Non è ironia: sono deduzioni reali, finite in stories e video diventati virali nel giro di poche ore.
Tra le reazioni più divertite c’è quella della pattinatrice canadese Ivanie Blondin, che in una storia poi rimossa ha immortalato il sanitario con un’esclamazione di stupore, mentre la statunitense Taylor Heise, giocatrice di hockey su ghiaccio, lo ha presentato come un oggetto “particolare”, ammettendo di non averne mai visto uno simile. Un’altra atleta americana si è chiesta apertamente: «Ma questo è un secondo lavandino per lavare i piedi?».
Nei corridoi del Villaggio e tra i tavoli della sala stampa, il dibattito è diventato quasi tecnico: qual è la direzione giusta per sedersi? Come si regola l’acqua? E soprattutto, perché esiste un sanitario dedicato esclusivamente a questa funzione? Domande che per un italiano suonano quasi surreali, ma che raccontano bene lo spaesamento culturale di chi arriva da Paesi dove il bidet non fa parte della quotidianità.
A riportare tutti con i piedi per terra, in almeno un caso, è stato un volontario. Un atleta di hockey ha raccontato che solo dopo una spiegazione dettagliata ha capito finalmente a cosa servisse quel misterioso elemento d’arredo. Un piccolo momento di educazione interculturale, consumato tra una gara e un allenamento.
Così, mentre Milano-Cortina 2026 si prepara a entrare nella storia per lo sport e lo spettacolo, il bidet si prende una ribalta inattesa. Non salirà sul podio e non accenderà il braciere, ma di certo resterà uno dei simboli più curiosi di queste Olimpiadi: la prova che, a volte, il vero shock culturale non è sul ghiaccio o sulle piste, ma dietro la porta di un bagno.
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