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05 Febbraio 2026 - 17:58
Alessandro Raso
Sono partiti da qualche giorno, quasi in punta di piedi, i lavori di efficientamento energetico del Municipio di Settimo Torinese e di alcuni edifici pubblici strategici. Un cantiere che, nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale, dovrebbe segnare un passo avanti sul fronte della riduzione dei consumi energetici e del rafforzamento del patrimonio pubblico, coinvolgendo non solo il palazzo comunale ma anche la sede dei Servizi Demografici in piazzetta Alpini e quella dell’Unione NET in via Roma 4.
L’operazione, nel suo complesso, ha un valore di circa 1,5 milioni di euro, ma – almeno formalmente – non graverà direttamente sulle casse comunali. I lavori, infatti, rientrano in un partenariato pubblico-privato (PPP): a farsi carico dell’investimento è Engie, la società che si è aggiudicata il bando e che, in cambio, fornirà il servizio di approvvigionamento energetico per i prossimi 20 anni. In questo arco temporale il Comune pagherà le bollette direttamente al partner privato, secondo quanto previsto dal contratto.
Nel dettaglio, per il Municipio sono previsti l’isolamento del tetto, il rifacimento dell’impianto interno di riscaldamento e raffrescamento e la sostituzione dei corpi illuminanti con lampadine a LED a basso consumo. Interventi analoghi sono programmati anche per la sede dell’Unione NET e per la palazzina dei Servizi Demografici, dove è prevista inoltre la sostituzione delle caldaie, non necessaria invece per il Municipio, già collegato alla rete di teleriscaldamento.
Secondo l’Amministrazione, oltre al risparmio energetico, i lavori consentiranno anche di migliorare sensibilmente le condizioni degli ambienti di lavoro e degli spazi aperti al pubblico, su edifici che – viene ammesso – richiedevano un rinnovamento da molti anni. Il cantiere, già avviato sulla palazzina comunale, procederà per lotti e dovrebbe concludersi entro il 2026, senza modifiche agli orari di servizio degli uffici, salvo limitate esigenze legate a interventi puntuali.
A rivendicare il valore dell’operazione è l’assessore ai lavori pubblici Alessandro Raso, che sottolinea come «questi lavori rafforzino la performance del nostro patrimonio pubblico, che tradotto significa ridurre i consumi a carico della collettività, specialmente in prospettiva. Si tratta di un investimento utile in termini di efficienza ma anche di sostenibilità. Avremo edifici che consumano meno e performanti, in grado di garantirci risparmi potenzialmente anche oltre la durata del contratto con Engie».
Parole che, però, non convincono del tutto Legambiente. A sollevare il tema è Gianpiero Ronchetti del Circolo di Settimo Torinese. Pur riconoscendo gli aspetti positivi dell’intervento – riduzione dei consumi energetici, minore utilizzo di fonti fossili e minori emissioni climalteranti, oltre a un risparmio di denaro pubblico – pone una domanda tutt’altro che marginale.
Il nodo sta tutto in quel termine, “sostenibilità”. Secondo Legambiente, quando l’assessore parla di sostenibilità non è chiaro a cosa si riferisca concretamente. L’associazione ambientalista chiede infatti all’Amministrazione comunale se, nell’ambito di questi lavori, sia previsto l’abbandono totale delle fonti fossili, responsabili del riscaldamento globale e del cambiamento climatico. Per Legambiente la questione è semplice: solo utilizzando fonti rinnovabili si può parlare davvero di sostenibilità ambientale.
Una distinzione non da poco, che apre un dibattito destinato ad accompagnare l’intero percorso dei lavori. Efficienza energetica, certo. Risparmio economico, anche. Ma sostenibilità, quella vera, resta una parola che chiede di essere riempita di contenuti concreti. E su questo, a Settimo Torinese, il confronto è appena cominciato.
A Settimo Torinese la sostenibilità è stata ufficialmente dichiarata. Non misurata, non dimostrata: dichiarata. Lo ha detto l’assessore Alessandro Raso (quello che non rasa, quello degli insetti impollinatori), quindi deve essere vero. La sostenibilità alla "Raso" funziona così: non serve cambiare modello, basta cambiare aggettivo.
Si rifà il tetto, si cambiano le lampadine, si sistemano le caldaie. Ottimo. Roba utile, sensata, perfino necessaria. E, infine, si aggiunge, la parola grossa, quella che fa "post su Facebook" (Piastra docet): sostenibilità. Ed ecco il miracolo. Le fonti fossili restano lì, tranquille, ma diventano improvvisamente sostenibili per contiguità lessicale. Un po’ come l’insalata accanto alla cotoletta: fa bene anche la cotoletta.
Legambiente fa la parte dell’ingrato e chiede: ma le rinnovabili? L’abbandono delle fonti fossili? Domande fastidiose, da chi non ha capito che la sostenibilità moderna è un concetto flessibile, elastico, adattabile al bilancio, al comunicato stampa e magari anche ad un concorso sulla città del mondo che non è solo la "più bella da vivere" ma anche la più "sostenibile" di tutte. Una medaglia di cartone utile per mandare in tilt le "sonnacchiose" truppe cammellate... "Bene, bravi, bis...!".
Insomma a Settimo si risparmia, si efficienta e ci si sente verdi. Verdi chiaro, tendente al beige. Una sostenibilità educata, che non disturba nessuno, non cambia niente e soprattutto non chiede troppo. Perfetta. Come piace alla politica "piastriana".
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