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Settimo Torinese senza medico di famiglia: centinaia di pazienti abbandonati

Una lettera dell’ASL TO4 gela la città: nessun medico disponibile, scelte esaurite e assistenza solo a rotazione. La storia di un paziente è un sistema che non regge più. Ora la politica deve rispondere

Settimo Torinese senza medici: centinaia di pazienti abbandonati dalla sanità di base

Settimo Torinese senza medici: centinaia di pazienti abbandonati dalla sanità di base

Settimo Torinese, sanità in frantumi.
E non lo dicono solo i giornali, né solo l’opposizione, né solo qualche cittadino arrabbiato. Lo dice una comunicazione ufficiale dell’ASL TO4, datata 26 gennaio e firmata dal direttore generale Carlo Bono. Poche righe in burocratese per certificare una realtà che ha lasciato centinaia di pazienti letteralmente di stucco.

La lettera è chiara, persino brutale nella sua semplicità: la dottoressa Sara Capogreco ha cessato l’attività, nessun altro medico si è reso disponibile a subentrare e, nel Comune di Settimo Torinese, non è possibile scegliere un nuovo medico di famiglia perché le disponibilità sono esaurite. Punto. Fine delle opzioni. Fine delle certezze.

Per chi legge, significa una cosa sola: resti senza medico titolare.
E non per un giorno, non per una settimana, ma a tempo indeterminato.

L’ASL prova a mettere una pezza parlando di una soluzione “straordinaria e temporanea”: l’assistenza verrà garantita dai medici dell’associazione di gruppo del dottor Picottino, senza che i pazienti possano scegliere, con visite e prescrizioni assicurate a rotazione. I nomi sono elencati con precisione – Farvo, Salvi, Silvestri, Ubuadi, Ziarati – come se bastasse una lista di cognomi per sostituire un rapporto di cura.

Non stiamo parlando di un disservizio qualunque ma di centinaia di persone che, da un giorno all’altro, scoprono di non avere più un medico che le conosca, che le segua, che abbia memoria della loro storia clinica.

Tra loro c’è Giorgio Imperatrice, la cui vicenda personale è emblematica. In sette anni ha cambiato sei medici di famiglia. Non per capriccio, non per scelta, ma perché uno dopo l’altro se ne sono andati.

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Prima il dottor De Palmas, in pensione. Poi un medico giovane, rimasto pochi mesi. Poi una dottoressa, anche lei sparita dopo poco tempo. Poi la dottoressa Coletta, durante la pandemia, nel momento più fragile per tutti, quando il medico di base era spesso l’unico contatto con il sistema sanitario. Anche quel rapporto si interrompe. Poi il dottor Picottino, mentre Settimo viene classificata come sede vacante. Infine la dottoressa Capogreco, arrivata come sostituta temporanea e oggi dimissionaria.

Ogni volta una ripartenza. Ogni volta una storia da rispiegare. Ogni volta la sensazione di non essere mai davvero presi in carico.

«Il medico di famiglia è un rapporto di fiducia, di reciproco intendimento. Non è che possiamo raccontare tutto tutte le volte», dice Giorgio Imperatrice. Non è una frase polemica. È una frase stanca. È la voce di chi sente che quel patto silenzioso tra cittadino e sanità pubblica si è spezzato.

E non riguarda solo lui. Riguarda anziani, malati cronici, famiglie, persone che hanno bisogno di continuità, non di una turnazione. Persone che oggi si sentono inermi, perché la lettera dell’ASL non lascia spazio a illusioni: non c’è alternativa, non c’è scelta, non c’è una data.

Dire che si tratti di un’emergenza improvvisa sarebbe falso. Piuttosto il risultato di anni di mancate scelte politiche, di una medicina territoriale lasciata ai margini, di condizioni di lavoro che spingono i medici ad andarsene e non a restare.

Eppure Settimo Torinese non è un comune sperduto: è una città popolosa, strategica. Ammettere che non si riesce a garantire un diritto elementare anche in una città di quasi 50 mila abitanti è spiazzante.

La verità è che la sanità pubblica non può funzionare “a rotazione”. Non può essere gestita come un centralino. Non può ridurre il medico di famiglia a una firma su una ricetta.

La lettera dell’ASL è un documento che l’assessore regionale Federico Riboldi dovrebbe leggere e rileggere. Perché dice una cosa gravissima: il sistema non è più in grado di garantire la normalità.

L’appello, allora, è inevitabile.
Alla politica tutta. A chi racconta che va tutto bene. All’assessore regionale ma anche alla sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra, tanto impegnata a scrivere post su Facebook.

I pazienti, specie se anziani, meritano risposte vere, non soluzioni tampone. Senza un medico di famiglia stabile la sanità perde il suo volto umano e i cittadini la fiducia.

A Settimo Torinese il medico di famiglia non è scomparso. Sarebbe stato troppo semplice.
È stato trasformato. In qualcosa di più moderno, più efficiente, più contemporaneo: un’ipotesi.

Un’idea astratta, fluida, intercambiabile. Oggi c’è, domani forse. Dopodomani vediamo. Nel frattempo arrangiatevi, che è un verbo molto apprezzato dalla sanità pubblica quando non sa più cosa dire.

Il concetto è chiaro: il rapporto di fiducia è un lusso del passato. Roba da nostalgici, da anziani, da persone che pensano ancora che la salute abbia bisogno di continuità. O peggio: di umanità. Roba superata. Oggi si va di rotazione, che è democratica, inclusiva e soprattutto non richiede decisioni politiche.

La rotazione è perfetta: non si affeziona a nessuno, non crea legami, non lascia tracce. Esattamente quello che serve quando non vuoi prenderti responsabilità. Se qualcosa non funziona, non è colpa di nessuno. È il sistema. Sempre lui. Invisibile, intoccabile, comodissimo.

E mentre i pazienti fanno i conti con terapie, esami, fragilità e paura di invecchiare senza un riferimento, la politica osserva con l’aria di chi sta gestendo una complicazione tecnica. Un disguido. Una seccatura. Un “ci stiamo lavorando”, che è l’equivalente istituzionale del “poi vediamo”.

Del resto, ammetterlo sarebbe scomodo: la medicina territoriale non è più una priorità. Non porta inaugurazioni, non taglia nastri, non fa foto. È silenziosa. Quotidiana. E quando funziona, nessuno se ne accorge. Quando non funziona, si dà la colpa al contesto, alla Regione, allo Stato, al destino cinico e baro.

Così, a Settimo Torinese, si sperimenta una nuova frontiera della sanità: la cura a staffetta. Tu stai fermo, la salute gira. O forse no. Ma l’importante è che qualcuno risponda al telefono, perché ormai è quello il vero indicatore di efficienza.

E guai a lamentarsi. Guai a usare parole come “abbandono”, “diritto”, “responsabilità”. Sono termini grossi, fuori moda. Meglio parlare di “soluzioni temporanee”. Che poi il temporaneo, in sanità, ha una durata tutta sua: può tranquillamente diventare permanente senza che nessuno se ne accorga.

La verità, quella che nessuno ha voglia di dire ad alta voce, è che si sta chiedendo ai cittadini di abbassare le aspettative. Di non pretendere troppo. Di adattarsi. Perché se inizi a pretendere un medico stabile, poi magari pretendi anche visite rapide, prevenzione, ascolto. E a quel punto diventa pericoloso.

Insomma, a Settimo Torinese non manca il medico di famiglia.
Manca l’idea che la sanità pubblica debba ancora essere una cosa seria.

Ma tranquilli.
Qualcuno, prima o poi, passerà. A rotazione, naturalmente.

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