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Rivarolo isolata dal blackout digitale: telefoni muti e nessuna data per il ripristino

Guasto al ripetitore a Rivarolo: comunicazioni interrotte, attività e servizi pubblici in crisi mentre il Comune sollecita risposte dai gestori

Ripetitori telefonici (immagine d'archivio)

Ripetitori telefonici (immagine d'archivio)

C’è un silenzio che non fa rumore, ma pesa. È il silenzio digitale che da giorni avvolge Rivarolo Canavese, una città improvvisamente disconnessa, isolata, tagliata fuori da quel flusso invisibile ma vitale che oggi tiene insieme lavoro, sicurezza, relazioni, servizi. Telefoni che non squillano, chiamate che non partono, connessioni dati azzerate. Un blackout tecnologico che, col passare delle ore, ha smesso di sembrare un semplice disservizio per assumere i contorni di una vera emergenza.

Tutto nasce da un guasto critico a un ripetitore telefonico, un nodo apparentemente tecnico ma dalle conseguenze enormi. Un solo punto in avaria è bastato a far collassare le reti TIM e Vodafone in ampie zone del centro cittadino, lasciando centinaia di utenze senza voce e senza rete. Una fragilità strutturale che si manifesta tutta insieme, senza preavviso, e che racconta quanto il sistema sia meno solido di quanto si voglia far credere.

A mettere ordine nel caos delle segnalazioni e delle ipotesi è stata l’assessora Alessia Cuffia, che il 2 febbraio è intervenuta per chiarire la natura del problema. “In queste ore sono stati segnalati problemi di linea nel centro di Rivarolo Canavese. Il disservizio non dipende dai singoli utenti” ha spiegato, sgombrando il campo dall’idea – inizialmente diffusa – di guasti domestici o terminali difettosi. “È stato segnalato un ripetitore in avaria, con conseguenti difficoltà sulle linee TIM e Vodafone, sia per le chiamate sia per la connessione dati”. Una precisazione necessaria, che ha evitato a molti cittadini inutili interventi tecnici e ore perse tra call center e negozi di telefonia.

Ma chiarire la causa non significa risolvere il problema. Anzi. Con il passare dei giorni, il blackout ha iniziato a mostrare il suo volto più duro. Non è solo una questione di social network o messaggi che non partono. Il guasto colpisce la vita reale: anziani che non riescono a contattare familiari o servizi di assistenza, professionisti bloccati, aziende che lavorano a singhiozzo, pagamenti elettronici in difficoltà, appuntamenti saltati, comunicazioni urgenti rimaste sospese. Una città che rallenta, si inceppa, perde pezzi.

L’Amministrazione comunale, nelle prime ore, ha assicurato che i tecnici erano stati allertati e che si stava lavorando al ripristino “nel più breve tempo possibile”. Ma quella formula, già fragile di per sé, ha iniziato a perdere consistenza man mano che il tempo passava senza risultati visibili. E così la rabbia è esplosa, come spesso accade, sui canali social istituzionali: commenti, segnalazioni, richieste di spiegazioni, una pressione crescente per ottenere almeno una cosa semplice e fondamentale: sapere quando tutto questo finirà.

È qui che emerge l’aspetto più inquietante della vicenda. Perché se la causa del guasto è nota, ciò che manca completamente è una tempistica. Un orizzonte. Una data. A dirlo chiaramente è ancora l’assessora Alessia Cuffia, in una nota che ha il merito di non girare intorno al problema. “Il Comune ha formalmente richiesto aggiornamenti ai soggetti competenti in merito ai lavori necessari per la risoluzione del guasto al ripetitore che sta causando disservizi sul territorio” spiega. Ma subito dopo arriva la frase che pesa più di tutte: “Ad oggi, non sono purtroppo pervenute comunicazioni ufficiali né tempistiche certe sugli interventi di ripristino”.

Un silenzio, quello delle compagnie telefoniche, che diventa esso stesso parte del problema. Perché senza informazioni non si governa un’emergenza, non si organizzano servizi alternativi, non si tranquillizzano cittadini e imprese. Si naviga a vista. E Rivarolo, in questo momento, è esattamente questo: una città che naviga a vista, scollegata e senza bussola.

C’è poi un altro elemento che raramente viene messo a fuoco, ma che in questo caso è centrale: il guasto non colpisce solo i privati. Colpisce anche il Comune. “Riteniamo corretto e doveroso informare i cittadini che anche il Comune e l’Amministrazione comunale stanno subendo direttamente le conseguenze di questo problema” sottolinea Cuffia. “Molti dei servizi che hanno luogo proprio all’interno del Comune risultano penalizzati o fortemente rallentati”. Tradotto: la macchina amministrativa lavora con il freno tirato, gli uffici faticano, le procedure rallentano. Nessun palazzo blindato, nessuna corsia preferenziale. Il blackout è trasversale.

Nonostante tutto, l’Amministrazione assicura di non voler mollare la presa. “Siamo pienamente consapevoli dei disagi”ribadisce l’assessora, “e continuiamo a sollecitare aggiornamenti, mantenendo contatti costanti con i soggetti responsabili”. Ma il quadro resta sospeso, incompleto, fragile.

E così Rivarolo Canavese resta in attesa. In attesa che qualcuno intervenga su quel ripetitore. In attesa che una voce, finalmente ufficiale, dica quanto manca alla fine dell’incubo. In attesa che il territorio venga riacceso. Perché la domanda, a questo punto, è inevitabile e riguarda tutti, non solo Rivarolo: quanto può permettersi una comunità di restare isolata, muta, scollegata, senza che nessuno sia in grado di fornire una risposta chiara? Insomma, questo blackout non è solo un guasto tecnico. È una fotografia impietosa della nostra dipendenza totale dalla rete e, allo stesso tempo, della sua drammatica vulnerabilità.

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