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03 Febbraio 2026 - 17:38
A Castellamonte nasce il Centro del Riuso. E questa volta non è uno slogan: è un servizio vero, con un indirizzo preciso (strada del Ghiaro Inferiore 16, negli uffici dell’Infopoint Teknoservice) e una data sul calendario, perché partirà a febbraio. L’idea è semplice: prendere oggetti ancora in buono stato, salvarli dal cassonetto e rimetterli in circolo. Tradotto: meno rifiuti, più utilità, un po’ di buon senso che torna a respirare.
Il progetto è promosso da Teknoservice e si rivolge a cittadini e famiglie del territorio. La promessa è quella che, da anni, rimbalza in ogni discorso sulla sostenibilità: smettere di buttare via tutto, contrastare l’“usa e getta”, dare una seconda vita alle cose. Solo che qui c’è un dettaglio che conta: non è una campagna di sensibilizzazione, è un meccanismo operativo. Funziona se la comunità lo usa, e soprattutto se lo prende sul serio.
Il Centro del Riuso nasce con tre obiettivi dichiarati: ridurre la produzione di rifiuti, diffondere la cultura del riuso e incoraggiare scelte più consapevoli. Parole pulite, certo. Ma il punto non è la retorica: è l’effetto pratico. Un oggetto che resta in casa a prendere polvere è un fallimento domestico. Un oggetto che finisce in discarica quando potrebbe servire a qualcun altro è un fallimento collettivo.

Immagine d'archivio
Donare, almeno sulla carta, è questione di pochi minuti. Ci si presenta al Centro con un bene funzionante e in buone condizioni, mostrando l’ultima bolletta TARI oppure il codice fiscale. Poi l’operatore guida la procedura: modulo di donazione, rinuncia alla proprietà, codice identificativo, catalogazione. Tempo dichiarato: meno di 10 minuti. In un mondo dove per qualsiasi cosa serve una trafila infinita, l’idea di un passaggio rapido e tracciabile è già una notizia.
C’è però una scelta precisa: il magazzino non si visita. Niente giro tra scaffali e corridoi, niente “vedo e scelgo”. Per motivi di sicurezza e spazio, si passa da una piattaforma online, dove i beni disponibili vengono catalogati. Chi vuole ritirare qualcosa consulta il sito, trova l’oggetto, annota il codice e prenota. Il portale è www.usaeriusateknoservice.com. La richiesta si fa via mail (numeroverdecastellamonte@gmail.com) oppure con un messaggio Whatsapp al 0124 513850. Poi si hanno 7 giorni per passare a ritirare.
Anche qui, tutto tracciato: al momento della consegna si compila un documento che certifica il “salvataggio” dell’oggetto dai rifiuti. Un foglio che dice una cosa semplice: questo non è stato buttato, è stato riutilizzato. E se l’impatto ambientale deve essere misurabile, almeno si prova a metterlo nero su bianco.
L’accesso, però, non è per tutti indistintamente. Il servizio è riservato ai contribuenti in regola con la TARI, residenti nei Comuni del Consorzio Canavesano Ambiente, con tessera sanitaria e documento d’identità. Una regola che mette insieme due piani: il riuso come gesto comunitario, ma anche come servizio legato a un sistema di gestione rifiuti che ha costi, vincoli e controlli.
E poi c’è la parte che non ammette scorciatoie: si accettano solo beni funzionanti e in buono stato. Se non lo sono, non si “ricicla” la scusa: si va all’Ecocentro. Perché il riuso non è un modo elegante per liberarsi di ciò che è rotto. È un patto: io do qualcosa che può servire, qualcun altro lo usa davvero.
Il Centro del Riuso, insomma, è un test di maturità per il territorio. Perché non basta parlare di ambiente: bisogna cambiare abitudini. E in Canavese, dove la distanza tra le parole e i fatti si misura spesso in anni, questo servizio può diventare una piccola svolta quotidiana. Se funzionerà, lo diranno gli oggetti che non finiranno tra i rifiuti. E le famiglie che, senza proclami, troveranno utile ciò che altri avevano smesso di vedere.
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