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03 Febbraio 2026 - 17:26
Andrea Cantoni
A Ivrea, alla vigilia del Giorno del Ricordo, la memoria storica finisce ancora una volta dentro il tritacarne della politica. E basta una delibera di Giunta per accendere una polemica che, da commemorativa, diventa immediatamente ideologica.
Il punto di partenza è noto: il Consiglio comunale aveva approvato una mozione che impegnava la Giunta a intitolare uno spazio e ad apporre una targa in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, così come previsto dalla legge che istituisce il Giorno del Ricordo del 10 febbraio. Una richiesta circoscritta, con un perimetro storico ben definito.
Adesso c’è la delibera. E’ datata 29 gennaio 2026. La Giunta guidata da Matteo Chiantore istituisce il Giardino del Ricordo nell’area verde tra via dei Mulini e via Grande Torino e decide di dedicarlo non solo alle vittime delle foibe, ma a un elenco molto più ampio: le vittime del nazi-fascismo e dei totalitarismi, la Resistenza, gli Internati Militari Italiani, i Deportati, gli Infoibati, gli Esuli, i soldati di tutte le guerre. Una scelta che allarga il significato della commemorazione.
Ed è qui che scatta la reazione politica. Andrea Cantoni, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, legge tutto questo e gli viene il classico diavolo per capello. "Le vittime del comunismo fanno ancora paura..." stigmatizza. La definisce «l’ultima trovata della Giunta Chiantore» e contesta apertamente l’impostazione scelta dall’esecutivo. Secondo Cantoni, quella che doveva essere una dedica specifica diventa una commemorazione “onnivora”, dove il Giorno del Ricordo finisce per perdere la sua identità.
Le sue domande sono nette e arrivano dritte al punto: "cosa c’entra tutto questo con il Giorno del Ricordo?".
E soprattutto, "perché – quando si parla di foibe – si sente sempre il bisogno di allargare, compensare, riequilibrare?".
Nel mirino del consigliere c’è quella che interpreta come una difficoltà politica ad affrontare fino in fondo le responsabilità storiche del regime di Tito.
La delibera è stata approvata all’unanimità. La spesa prevista è di circa 2.500 euro, la cerimonia del 10 febbraio è stata confermata e l’atto dichiarato immediatamente eseguibile.
Insomma, a Ivrea la memoria diventa ancora una volta un campo minato. Da un lato chi chiede una commemorazione mirata e senza diluizioni, dall’altro un’amministrazione che sceglie una narrazione più ampia e inclusiva. Nel mezzo, una targa che – prima ancora di essere posata – è già diventata oggetto di scontro politico.
Morale? Il "Giardino del Ricordo", più che un luogo di raccoglimento, rischia di nascere come l’ennesimo spazio dove la storia smette di unire e ricomincia a dividere.
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