“Scrivo questo post con la rabbia di chi ha dovuto proteggere fisicamente la propria figlia di 6 anni dall'inciviltà di adulti e ragazzi che hanno perso ogni dignità”. È così che una madre di Ivrea sceglie di raccontare sui social ciò che ha vissuto durante l’Alzata degli Abbà. Un racconto che nasce dalla paura, non dalla polemica. “Oggi non ho visto festa, ho visto predazione”.
Le sue parole descrivono una scena che stride con l’idea stessa di Carnevale. “Mi rivolgo a voi, ragazzi di 20 anni e uomini fatti, che vi siete piazzati davanti a dei bambini per rubare caramelle e mimose”. Il gesto che più l’ha colpita è quello che riguarda direttamente sua figlia: “Quale grande trofeo pensate di aver vinto strappando un fiore dalle mani di una bambina?”.
Una domanda che non cerca risposta. “Ne avevate già 4 o 5 in mano, ma non vi è bastato”.

Il punto di rottura arriva sotto il balcone di Piazza Ottinetti, dove la folla si compatta e la situazione sfugge di mano. “Siamo passati dalla maleducazione al pericolo reale. Sono stata travolta dalla massa, mi hanno strappato le maniglie della borsa per la pressione della folla”. In quel caos, il pensiero corre solo a una persona: “Mia figlia è rimasta schiacciata tra le gambe di gente che continuava a spingere fregandosene delle urla”.
Non è più una festa, è un incubo. La madre prova a mantenere la calma per non spaventare la bambina. “Quando ho cercato di tirarla fuori da quell'inferno, parlandole con calma ma spingendo per aprirmi un varco e proteggerla, ho pure dovuto sentire lamentele: ‘Ma che fa questa?’”. Una frase che pesa come uno schiaffo. “Ve lo dico io cosa facevo: salvavo mia figlia dalla vostra totale mancanza di empatia e senso civico”.
Il suo giudizio sull’Alzata è netto e senza attenuanti. “Il Carnevale di Ivrea non è questo. Non è una rissa dove il più forte schiaccia il più piccolo per un rametto di mimosa”. E ancora: “Se questo è il livello di degradazione a cui siamo arrivati, l’ordinanza di sicurezza dovrebbe riguardare prima di tutto la vostra educazione”.
Nel racconto non manca l’amarezza per chi, invece di fermarsi davanti a una bambina in difficoltà, ha scelto di ridere e vantarsi. “A chi ha riso vantandosi del bottino mentre una bambina piangeva: avete vinto un pezzo di mimosa, ma avete perso come esseri umani”.
Parole che non chiamano in causa solo i singoli comportamenti, ma un clima generale che sembra essersi normalizzato. “Ivrea, sveglia. Questa non è tradizione, è barbarie”. Un’accusa che va oltre l’episodio e interroga l’intera comunità su cosa sia diventato, negli anni, uno dei momenti più simbolici del Carnevale.
Il post si chiude con una domanda che non può restare senza risposta: “Siamo stati solo noi a vivere questo incubo oggi o altre famiglie si sono trovate in pericolo sotto i balconi?”. E con una richiesta esplicita: “È ora che qualcuno inizi a parlare di quanto sia diventata invivibile e pericolosa l’Alzata per i più piccoli”.
Uno sfogo che, messo nero su bianco, diventa una denuncia pubblica. Perché se una madre deve trasformarsi in scudo umano per salvare la propria figlia durante una festa, allora il problema non è il Carnevale in sé, ma il modo in cui viene vissuto e tollerato. E ignorarlo, questa volta, non è più possibile.