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Tremila duecentosessanta domande, duemila risposte: la povertà che non fa più notizia

Salari fermi, ricchezza concentrata, bonus come elemosina: in Italia la povertà è diventata strutturale e nessuno sembra più scandalizzarsi

Tremila duecentosessanta domande, duemila risposte: la povertà che non fa più notizia

Tremila duecentosessanta domande, duemila risposte: la povertà che non fa più notizia

«Così è la povertà oggi: non sempre visibile, spesso silenziosa, frammentata, trasversale e multidimensionale. È educativa, sanitaria, abitativa, energetica, affettiva». Con queste parole, la Caritas sintetizza nel suo rapporto per il 2025 la situazione di povertà ed esclusione sociale in Italia, analizzando le diseguaglianze economiche secondo le variabili dei salari, dei redditi complessivi e del patrimonio.

Guardando ai salari nel trentennio 1990-2020, l’Italia è l’ultimo Paese dell’Ocse e l’unico dove i salari reali medi sono scesi invece di crescere. Il peso della disuguaglianza salariale è più forte per coloro che percepiscono retribuzioni più basse e per i giovani. Per contro, a metà degli anni Novanta, il patrimonio medio dei 50 mila adulti più ricchi del Paese valeva circa 7,5 milioni di euro mentre oggi è più che raddoppiato, e il 10 per cento delle famiglie più abbienti concentra nelle proprie mani circa il 60 per cento della ricchezza nazionale.

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I dati Istat pubblicati il 14 ottobre 2025 confermano che la povertà assoluta e relativa permane su livelli elevati e stabili, una tendenza di crescita costante che prosegue ormai da oltre tre lustri, senza segnali concreti d’inversione. Il nostro Istituto di statistica stima che, nel 2024, oltre 2,2 milioni di famiglie (quasi 6 milioni di persone) siano in condizione di povertà assoluta, e oltre 2,8 milioni (poco meno di 9 milioni di persone) si trovino in situazioni di povertà relativa. I dati dell’Istat attestano che la povertà «da fenomeno un tempo marginale» è divenuta «una componente strutturale del tessuto economico e sociale della nazione, coinvolgendo una quota sempre più ampia e trasversale della popolazione».

Risale a un paio di settimane fa la notizia della morte di un anziano, rinvenuto in un fosso profondo e asciutto in zona Ulla, alla periferia di Settimo. Nella nostra città si moltiplicano ormai le richieste di aiuto che assumono, di fatto, i caratteri di una vera e propria emergenza sociale e domandano alle istituzioni locali una valida soluzione, soprattutto un tetto e un sostegno economico. Le risposte? L’accesso all’Emporio Solidale per un anno, eventualmente rinnovabile di un altro anno, per 150 nuclei familiari. Sono 448 le carte Dedicata a te per i nostri concittadini in difficoltà economica, un contributo una tantum di 500 euro per l’acquisto di beni e servizi di prima necessità. Infine, con le tredicesime della solidarietà, Specchio dei Tempi ha distribuito circa duemila assegni a fronte di 3.260 domande. Numerosi sono stati i settimesi che ne hanno beneficiato. Risposte all’emergenza che non affrontano, tuttavia, né potrebbero, la povertà strutturale.

Nel nostro Paese ormai si è affermata la cultura dei bonus, degli una tantum, che ricordano le frumetazioni (distribuzioni gratuite o sotto il prezzo di mercato del grano alla plebe) della Roma imperiale. Oggi, la povertà non dà più scandalo, non è un ostacolo da rimuoversi secondo i dettami costituzionali. Ci sono i poveri e i ricchi, né gli uni né gli altri ne fanno più mistero.

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