Cerca

Attualità

In Piemonte camminare diventa un lusso: la Regione scarica sulle famiglie il costo delle scarpe ortopediche

Bocciato in Consiglio l’ordine del giorno di AVS per garantire fornitura e rimborso delle calzature ortopediche: fino a 400 euro a carico delle famiglie con persone con disabilità, mentre altre Regioni intervengono

In Piemonte camminare diventa un lusso: la Regione scarica sulle famiglie il costo delle scarpe ortopediche

In Piemonte camminare diventa un lusso: la Regione scarica sulle famiglie il costo delle scarpe ortopediche

In Piemonte, da qualche mese a questa parte, camminare è diventato un lusso. Almeno per chi ha una disabilità e ha bisogno di scarpe ortopediche. Venerdì 30 gennaio, in Consiglio regionale, la maggioranza che sostiene la Giunta piemontese ha bocciato l’ordine del giorno presentato dalla consigliera di Alleanza Verdi Sinistra, Valentina Cera, che chiedeva di garantire la fornitura o il rimborso delle calzature ortopediche, fino a pochi mesi fa comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza.

La richiesta era elementare: evitare che famiglie già provate da percorsi di cura complessi e costosi debbano sborsare fino a 400 euro per un paio di scarpe, indispensabili per permettere la mobilità a persone con disabilità anche gravi. Non un beneficio aggiuntivo, non un capriccio. Un presidio sanitario essenziale. Ma la risposta della Regione è stata un "no" secco, senza appello.

ss

Valentina  Cera

Il contesto è noto. Fino a dicembre 2024 le calzature ortopediche di serie o predisposte rientravano tra gli ausili garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Con l’aggiornamento dei LEA e l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario, dal 1° gennaio 2025 queste scarpe sono uscite dalla copertura. Restano incluse solo quelle realizzate su misura. Tutto il resto è stato scaricato sulle famiglie.

Una scelta che ha conseguenze immediate e molto concrete. Un paio di scarpe ortopediche può costare diverse centinaia di euro. Per bambini e ragazzi con disabilità – che crescono, cambiano numero, consumano rapidamente le calzature – la spesa si ripete più volte l’anno. Il risultato è che la disabilità diventa ancora una volta una questione economica: chi può pagare cammina, chi non può resta indietro.

Il punto politico, però, è un altro. La sanità è competenza regionale e molte amministrazioni hanno già deciso di intervenire per evitare questa deriva. Toscana, Lombardia e Lazio hanno ripristinato il rimborso o la fornitura delle calzature ortopediche di serie, riconoscendo che non si tratta di un extra, ma di un ausilio indispensabile. Il Piemonte ha scelto di non farlo. E la bocciatura dell’ordine del giorno lo certifica nero su bianco.

Non è un vuoto normativo, non è un errore tecnico, non è un problema di interpretazioni. È una scelta politica precisa, che sposta il costo della disabilità dal sistema pubblico alle famiglie. Una scelta che contraddice lo spirito stesso dell’assistenza protesica, pensata per garantire autonomia, dignità e pari diritti alle persone con invalidità civile riconosciuta.

Nel frattempo, a livello nazionale, la questione delle disuguaglianze territoriali nell’accesso agli ausili è già arrivata in Parlamento, con un’interrogazione al Ministero della Salute che chiede di ripristinare la gratuità di questi dispositivi quando clinicamente necessari e di uniformare l’applicazione dei LEA. Ma mentre Roma discute, in Piemonte si paga.

E così, in una Regione che ama raccontarsi come attenta al sociale e ai più fragili, si vota contro un atto che avrebbe semplicemente evitato di far passare la cassa alle famiglie. Senza proclami, senza spiegazioni, senza imbarazzi.

Insomma, la disabilità diventa una spesa accessoria, la mobilità un privilegio, il diritto alla cura una voce da tagliare. E tutto questo non per necessità, ma per una decisione presa in aula, a maggioranza, con un voto che pesa come un macigno su chi, quelle scarpe, non può permettersi di non averle.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori