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I cittadini lo sanno quanto guadagnano Piastra, Brino, Rivoira & C.? Tutti i CUD portano a Volpatto

Nel 2026 il Comune mette a bilancio oltre 258 mila euro per “indennità” e gettoni: compensi che, numeri alla mano, somigliano sempre più a veri e propri stipendi

Elena Piastra

Elena Piastra

La domanda è semplice, quasi ingenua. Ma è proprio per questo che pesa: i cittadini di Settimo Torinese sanno quanto costa, ogni anno, la politica locale?
Non quanto “vale”, non quanto “rende”, ma quanto costa. La risposta è contenuta in un atto amministrativo che non finisce nei comunicati stampa né nei post social più celebrativi: una determinazione dirigenziale del 23 gennaio 2026 che fissa la cifra complessiva in 258.300 euro. Tanto verrà speso, nel solo 2026, per indennità di funzione e gettoni di presenza di sindaco, giunta, presidente del Consiglio comunale e consiglieri.

La parola chiave è proprio quella: indennità. Un termine rassicurante, quasi neutro, che evoca l’idea di un rimborso, di qualcosa di simbolico, di una compensazione per il tempo sottratto alla vita privata. Peccato che, leggendo i numeri, l’effetto sia un altro e che, a molti cittadini, quelle cifre somiglino molto più a stipendi veri e propri.

Per farla breve.
Ogni mese il Comune versa 4.830 euro lordi al sindaco, 2.657 euro al vicesindaco e 2.174 euro ad assessori e presidente del Consiglio comunale. Chiamarle semplicemente indennità suona quanto meno creativo.

Certo, formalmente lo sono. Ma nella sostanza sono somme fisse, continuative, garantite, previste a bilancio e confermate anno dopo anno. E soprattutto non dipendono da obiettivi, risultati o valutazioni di merito. Arrivano. Punto.

Ai consiglieri comunali spetta invece una cifra quasi simbolica, il classico gettone di presenza da 35,79 euro lordi per ogni seduta di Consiglio o commissione. Un meccanismo che, tradotto in modo brutale, funziona così: partecipi, firmi la presenza, il gettone scatta.

È utile ricordarlo, perché fuori dal Palazzo in pochi sanno che fare il consigliere di opposizione e di maggioranza è davvero “volontariato” e, in questo quadro, i “volontari della politica” meriterebbero forse più rispetto.

Il prospetto contabile allegato alla determinazione è ancora più chiaro. Oltre 207 mila euro vengono destinati alle indennità degli amministratori comunali, mentre più di 50 mila euro servono a coprire l’indennità del presidente del Consiglio e i gettoni dei consiglieri. Una spesa considerata ordinaria, strutturale, automatica. Una di quelle voci che non conoscono crisi, emergenze o rinvii.

La determina ricorda anche che le indennità vengono dimezzate per gli amministratori lavoratori dipendenti che non richiedono l’aspettativa. Un passaggio tecnico che contribuisce a rafforzare l’equivoco lessicale: se è davvero solo un’indennità, perché dimezzarla in presenza di un altro lavoro? Se invece è, di fatto, una forma di retribuzione, allora il meccanismo appare molto più chiaro.

E qui il punto non è stabilire se la politica “guadagni troppo” o “troppo poco”. Il punto è la consapevolezza. Perché mentre ai cittadini si chiede spesso di comprendere i limiti del bilancio, di accettare rinvii, tagli o riduzioni dei servizi, raramente viene spiegato con la stessa chiarezza quanto costa mantenere la macchina politica.

Duecentocinquantottomila euro possono sembrare una cifra astratta. Ma messi in fila anno dopo anno diventano un costo stabile, costante, garantito. Una di quelle voci che scorrono silenziose nei documenti amministrativi, protette da parole morbide come indennità, che aiutano a non chiamare le cose con il loro nome.

Insomma, a Settimo Torinese la politica ha un costo preciso. E forse la vera domanda non è se sia giusto o sbagliato. Ma se i cittadini lo sappiano davvero. E se, sapendolo, continuerebbero a chiamarlo semplicemente indennità.

P.S. Sul sito del Comune si dovrebbero trovare "per trasparenza" le dichiarazioni dei redditi di consiglieri, sindaca e assessori. Ci abbiamo buttato un occhio e sono ferme, per quasi tutti, al 2021. Peraltro succede un cosa strana. Apri Alessandro Raso e viene fuori il CUD di Daniele Volpatto. Apri Chiara Gaiola e anche lì viene fuori il CUD di Volpatto. E allora delle due l'una. O di Cud c'è solo quello di Volpatto o in Municipio, gli informatici, sono dei gran pasticcioni. Vogliamo sperare nella seconda....

delibera

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