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Costume e società
31 Gennaio 2026 - 17:32
Sanremo, la notte delle cover o un kolossal pop? Belén, la Belva e la tromba di Bosso
Altro che semplice serata delle cover: il Festival di Sanremo 2026 si prepara a trasformare il venerdì sera in un gigantesco salotto pop, metà karaoke collettivo e metà passerella di personaggi, ritorni clamorosi, accoppiate improbabili e colpi di scena studiati al millimetro. Dal 24 al 28 febbraio, l’Ariston diventa il centro del gossip nazionale, il luogo dove la musica conta, sì, ma fino a un certo punto. Perché la serata delle cover – quella che spesso ruba la scena alla gara vera e propria – è da anni il vero termometro del Festival: qui si misura il coraggio, l’astuzia, la capacità di sorprendere. E soprattutto qui si costruiscono le storie che il giorno dopo finiranno ovunque, tra titoli urlati, clip virali e commenti social a valanga.
Ci saranno giornalisti, certo. Ma soprattutto ci sarà la giornalista più seguita del momento, la Belva per antonomasia, Francesca Fagnani, che per una sera mette da parte lo sguardo implacabile e le domande affilate per salire sul palco e duettare con Fulminacci in Parole parole. Un titolo che è già un manifesto, quasi un autoritratto involontario: ironia, ritmo, memoria collettiva e quell’aria da “non ce lo aspettavamo ma funziona”. La curiosità è alle stelle, perché più che la voce tutti aspettano l’atteggiamento, la postura, quello sguardo che all’Ariston non si era mai visto così, senza scrivania, senza sgabello, senza il potere delle domande. La Belva saprà mordere anche cantando? È questa la domanda che aleggia nei corridoi del Festival.
E poi c’è il ritorno di Belén Rodríguez. Sì, ritorno vero, sotto i riflettori dell’Ariston, non in collegamento, non per una comparsata, non per un saluto veloce. Belén torna sul palco, e lo fa in grande stile, insieme a Samurai Jay e Roy Paci, sulle note di Baila morena. Un mix esplosivo, latino, sensuale, che sa di revival ma anche di voglia dichiarata di rimettere il corpo – e il personaggio – al centro della scena. Perché Belén, piaccia o no, Sanremo lo conosce, lo domina, lo usa. E Sanremo, dal canto suo, ama i ritorni che fanno rumore. Questo profuma di evento annunciato.
Tra le voci più attese c’è anche quella, calda e controversa, di Gianluca Grignani, che torna a far parlare di sé grazie a Luchè, insieme al quale interpreterà Falco a metà. Un brano che è già di culto, quasi una dichiarazione esistenziale, e che diventa terreno perfetto per un’operazione di rilettura tra mondi diversi, generazioni che spesso si guardano in cagnesco ma che sul palco, miracolosamente, trovano un punto d’incontro. Grignani, si sa, a Sanremo non passa mai inosservato: ogni sua apparizione è un potenziale caso, ogni esibizione un’incognita emotiva. E nemmeno questa volta sembra intenzionato a fare da semplice comprimario.
Ma per Torino, per chi ama le storie che partono da lontano e arrivano ovunque, il momento più atteso ha un nome preciso: Fabrizio Bosso. L’ex enfant prodige della tromba, musicista di fama internazionale, nato artisticamente al Conservatorio di piazza Bodoni, uno di quelli che suona da quando aveva cinque anni e che a quindici era già diplomato al “Giuseppe Verdi”. Da lì, il mondo: palchi prestigiosi, collaborazioni infinite, un jazz che incontra il pop senza mai perdere dignità né identità. Bosso sarà protagonista di uno dei momenti più attesi della serata, invitato da Dargen D’Amico insieme a Pupo, per una versione di Su di noi che promette di essere tutto fuorché scontata. Una canzone pop amatissima, quasi scolpita nell’immaginario collettivo, attraversata dalla tromba come da una lama gentile, capace di cambiare il senso delle cose senza tradirle. Uno di quei momenti che, se funzionano, diventano memoria televisiva.
E intorno a questi nomi ruota una serata karaoke che in realtà è un gigantesco gioco di specchi tra passato e presente, tra televisione generalista e culture pop, tra memoria e provocazione. Un’operazione studiata per far discutere, dividere, commentare. L’elenco dei duetti sembra scritto apposta per accendere micce.
Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma porta sul palco Quello che le donne non dicono, promettendo pelle d’oca, rispetto quasi liturgico e quell’atmosfera sospesa che a Sanremo arriva raramente ma quando arriva lascia il segno. Le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena rispolverano Occhi di gatto, nostalgia pura anni Ottanta, un tuffo nell’infanzia televisiva destinato a far cantare mezza platea e mezza Italia davanti alla tv. Chiello sceglie Morgan per Mi sono innamorato di te, portando sul palco tutto il carico di fragilità, genialità e imprevedibilità che questo accoppiamento comporta.
C’è spazio per l’internazionalità glamour con Ditonellapiaga e TonyPitony in The Lady Is a Tramp, per l’intensità ruvida di Fabrizio Moro accanto a Eddie Brock in Portami via, e per il puro divertimento trash-pop con Elettra Lamborghini e Las Ketchup in Aserejé. Sanremo, del resto, è anche questo: non chiedere perché, limitarsi a guardare.

La lista continua come un carosello infinito: Ermal Meta con Dardust, Fedez e Marco Masini con Stjepan Hauser, Francesco Renga con Giusy Ferreri, J-Ax con la Ligera County Family, Levante con Gaia, Malika Ayane con Claudio Santamaria, Michele Bravi con Fiorella Mannoia, Patty Pravo con il ballerino Timofej Andrijashenko, fino a Tommaso Paradiso con gli Stadio. Un mosaico che mescola generi, storie personali, personaggi televisivi, attori, giornalisti, icone pop e outsider, senza alcun timore di esagerare.
Insomma, più che una gara, una grande festa mediatica, dove la musica diventa spesso il pretesto per raccontare ritorni, incontri, sorprese, riscatti e colpi di teatro. E come sempre accade a Sanremo, il giorno dopo non si parlerà di chi ha cantato meglio, ma di chi ha lasciato il segno, di chi ha fatto discutere, di chi è riuscito a trasformare tre minuti sul palco in una storia da ricordare.
E questa serata delle cover, a giudicare dai nomi, promette di lasciare segni ovunque.
Ma ecco tutti i cantanti e i brani della serata karaoke del Festival di Sanremo:
Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma: Quello che le donne non dicono
Bambole di Pezza con Cristina D’Avena: Occhi di gatto
Chiello con Morgan: Mi sono innamorato di te
Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso: Su di noi
Ditonellapiaga con TonyPitony: The Lady Is a Tramp
Eddie Brock con Fabrizio Moro: Portami via
Elettra Lamborghini con Las Ketchup: Aserejé
Enrico Nigiotti con Alfa: En e Xanax
Ermal Meta con Dardust: Golden Hour
Fedez e Marco Masini con Stjepan Hauser: Meravigliosa creatura
Francesco Renga con Giusy Ferreri: Ragazzo solo, ragazza sola
Fulminacci con Francesca Fagnani: Parole parole
J-Ax con Ligera County Family: E la vita, la vita
LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo: Andamento lento
Leo Gassmann con Aiello: Era già tutto previsto
Levante con Gaia: I maschi
Luchè con Gianluca Grignani: Falco a metà
Malika Ayane con Claudio Santamaria: Mi sei scoppiato dentro al cuore
Mara Sattei con Mecna: L’ultimo bacio
Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas: Il mondo
Michele Bravi con Fiorella Mannoia: Domani è un altro giorno
Nayt con Joan Thiele: La canzone dell’amore perduto
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko: Ti lascio una canzone
Raf con The Kolors: The Riddle
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo: Cinque giorni
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci: Baila morena
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi: Hit the Road Jack
Serena Brancale con Gregory Porter e Delia: Besame mucho
Tommaso Paradiso con Stadio: L’ultima luna
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca e Band: Vita
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